Sport, 21 marzo 2019

Dopo Ireland, tocca ad Habisreutinger? Possibile? Difficile? Tanti gli aspetti da valutare

Anche la posizione del DS del Lugano verrà messa in discussione in questi giorni dopo l’inaccettabile eliminazione nei quarti di finale, che ha fatto seguito a una regular season in sordina

LUGANO – La notizia giunta martedì non ha sorpreso nessuno. Ireland è e resta un allenatore con grande carisma, abilissimo a creare gruppo, a tirare fuori le motivazioni giuste da ogni giocatore, ma nei due anni in cui si è seduto sulla panchina del Lugano non è mai riuscito a dare un gioco vero alla sua squadra. Certo, la semifinale raggiunta nel 2017 e la dolorosissima finale del 2018 non possono far altro che mettere in luce le sue qualità, ma quest’anno si è visto davvero un Lugano troppo brutto per essere vero.

I bianconeri perdono un signor allenatore, una persona vera e schietta, ma quando i risultati non arrivano, come sempre accade, il primo a pagarne le conseguenze è l’head coach. Ora ci sarà da capire se oltre a lui toccherà anche a qualcun altro fare le valigie. E questo qualcun altro, senza girarci troppo intorno, risponde al nome di Roland Habsireutinger.

Che l’ex DS del Kloten non piaccia alla piazza è una cosa saputa e risaputa, i suoi primi anni a Lugano – dal 2009 in poi – non hanno certo migliorato la sua posizione, viste le continue eliminazioni ai quarti di finale e il playout disputato nel 2011. Gli ultimi tre anni, con le due finali giocate e la semifinale persa col Berna, avevano fatto risalire le sue quotazioni, anche se alcune scelte di mercato e personali (come la “vacanza” in Alaska) lo hanno sempre messo sulla graticola. Una situazione ovvia se sei un DS, e soprattutto se sei il DS del Lugano, che è diventata incandescente e quasi ingestibile quest’anno, ancora prima
di gara-4 di sabato scorso.

Quegli striscioni indirizzati alla dirigenza e a lui in particolare apparsi in Curva Nord, che hanno richiamato quelli apparsi qualche anno fa quando il tifo bianconero ricordava tutti gli allenatori esonerati, chiedendo allo stesso Habisreutinger quando sarebbe arrivato il suo turno, hanno fatto eco, sono stati un pugno nello stomaco un po’ per tutti. Per lui per primo.

Per dirla con le parole di Chiesa “alla fine sono i giocatori a scendere in pista”, ma è anche vero che “tutte le chiacchiere sulla dirigenza hanno fatto capolino nello spogliatoio”. E per questo motivo bisogna fare chiarezza anche in società. Perché se è vero che sono i giocatori a disputare le partite – ecco perché viene ovvio domandarsi se sia stata una buona scelta quella di rinnovare a Lapierre e a Lajunen – è lo stesso Roland a portarli a Lugano, sotto l’avallo della società.

Il vero problema è anche stato l’immobilità sul mercato degli stranieri, in vista di questi playoff, e il silenzio costante della società sia per quanto riguarda il futuro di Ireland, e di un rinnovo mai arrivato neanche a inizio stagione quando sarebbe stato meritato per quanto fatto fino allo scorso aprile, sia per quanto riguarda ad esempio il sostituto di Merzlikins.

Quasi sicuramente arriverà Zurkirchen a difendere i pali bianconeri, ma siamo a fine marzo e la situazione di Elvis la si conosce da 3 anni. Possibile che non si sia arrivati prima a definire un futuro, si spera roseo?

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