Sport, 31 gennaio 2019

SONDAGGIO – Futuro e playoff in bilico. Lugano, di chi è la colpa?

La fatidica linea dista 3 punti, ma il fuoco sacro sembra essere svanito, specie nelle partita casalinghe. I responsabili sono i giocatori, l’head coach o la dirigenza che al momento resta inerme?

LUGANO – Se i playoff sono ancora raggiungibili, se tutto resta aperto per quanto riguarda la post season che conta, se il Lugano può ancora sperare di raggiungere i quarti di finale in questo campionato davvero complicato, lo deve più a demeriti delle altre, che inciampano anch’esse con una certa regolarità, che a meriti propri. I bianconeri stanno riuscendo a vincere finalmente fuori casa (ma quanto può durare una situazione del genere?), mentre in casa hanno perso 4 delle ultime 5 sfide, gettando alle ortiche diversi scontri diretti, sprecando dei veri e propri spareggi che fra un mese potrebbero davvero costare caro.

Ma di chi è la colpa? Ognuno ovviamente può avere le proprie idee, ognuno può essere deluso dalla squadra, dall’allenatore o dalla società. Fateci sapere le vostra rispondendo al sondaggio sottostante, nel frattempo proviamo ad analizzare la situazione.

La squadra. Perdere regolarmente in casa, quando la Cornèr Arena fino a un mese fa sembrava inespugnabile, è un peccato che può pesare in maniera importante. Ambrì, Zurigo, Losanna e Langnau – tutte squadre ancora in lotta per un posto nei playoff – hanno lasciato le rive del Ceresio nell’ultimo mese col sorriso. Fuori casa per fortuna le cose sono cambiate, tanto che i bianconeri sono riusciti a espugnare Rapperswil, Bienne e Zugo, oltre ad aver messo in seria difficoltà il Berna. Ma che qualcosa non quadra è evidente. Per avere una reazione i bianconeri devono prendere almeno uno o due sberle (è successo puntualmente anche martedì con i Tigers), ma spesso risulta troppo tardi. Se vanno in vantaggio, anche di due reti, i tifosi bianconeri non possono stare mai tranquilli, visto che le rimonte subite non si contano più così come i gol incassati in rapida successione. Certo, a Zugo la squadra ha saputo reagire alla grande, recuperando tre volte lo svantaggio, ma sull’arco di tutto l’anno, gli errori tattici, di impostazione e mentali sono stati infiniti. Il gruppo a volte sembra abbandonato a sé stesso, completamente in balia degli eventi, anche perché i leader che l’anno scorso trascinavano tutti, questa volta sembrano aver dimenticato l’orgoglio nello spogliatoio.

Greg Ireland. La colpa è sua? Possibile, magari non riesce più a motivare la squadra, magari non riesce neanche lui a capirci più nulla. Sta di fatto che alcune sue scelte a volte restano indecifrabili. Su tutto l’arco della stagione ha preferito dar fiducia a Haapala, piuttosto che a Klasen – che certo lo ha facilitato nelle scelte –, ha confinato un cecchino come Fazzini in terza o quarta linea, e anche ultimamente alcune decisioni lasciano un po’ basiti. Contro i Tigers, nel 5 contro 3 non sfruttato, non si è affidato alle mani dello svedese. Magari non sarebbe cambiato nulla, magari il Lugano non avrebbe cavato un ragno dal buco, ma sicuri che non mettere il gioco nelle mani di Linus, con la sua visione, sia stata una scelta azzeccata? Per non parlare anche delle penalità inutili prese per protesta che hanno messo ancora più in difficoltà una squadra che spesso appare frenata da fantasmi e da paure.

La società. Lo sappiamo, forse tocchiamo un tasto delicato. Forse potremmo tirarci contro diverse critiche, ma analizzare la situazione con una certa equità ed onesta è anche il nostro compito. È inutile girarci attorno: il DS bianconero, Roland Habisreutinger è da sempre nell’occhio del ciclone dei tifosi bianconeri. Certo, anche lui ha le sue colpe, anche lui non è riuscito alla perfezione nel suo lavoro, ma sicuri che tutto dipenda da lui? Sicuri che sia lui l’unico che muova i fili? O c’è qualcuno sopra di lui che decide, valuta e dice la sua? Resta il fatto che siamo ormai a febbraio, con un Lugano in totale difficoltà, e mentre le altre formazioni riescono a portare a casa stranieri in corsa di tutto rispetto – Zugo e Zurigo insegnano – alla Cornèr Arena si resta con le mani in mano. Si guarda l’evoluzione in modo silente, senza inoltre tener conto che anche il futuro resta incerto: Ireland resta? Chi arriverà al posto di Merzlikins? Nulla, il silenzio più totale. Forse serviva cambiare l’head coach già a dicembre, per provare a dare una scossa all’ambiente, una mossa che negli ultimi anni aveva portato a dei risultati, ma per ora dai piani alti tutto tace.

Sondaggio

Lugano, playoff a rischio. Di chi è la colpa?

Squadra scarica mentalmente
Head coach in confusione e senza il polso della situazione
Società assente e latente

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