Mondo, 28 gennaio 2019

Tra rituali tribali e crimini efferati, la mafia nigeriana si sta radicando in Italia

Della diffusione della criminalità organizzata nigeriana si parla ancora poco nei media italiani anche se, grazie soprattutto ad alcuni esperti molto vocali su questo tema, qualcosa sta cambiando in questo senso negli ultimi mesi, in particolare dalla brutale uccisione della giovane Pamela Mastropietro nel sud Italia lo scorso gennaio, in cui era emersa l'implicazione di questa organizzazione.

Stando a un'inchiesta pubblicata sul settimanale "Voi" e riportata da diversi media italiani, la mafia nigeriana controlla militarmente vasti territori in almeno nove città importanti della vicina penisola, tra cui Torino, Napoli, Milano, e Palermo. Si stima che conti 100mila appartenenti. Si suddividono in sottogruppi chiamati i Black Axe, gli Eiye, e i Maphit.
 
Le loro attività principali sono il traffico di droga, il mercato della prostituzione, anche minorile, le truffe informatiche, la tratta di esseri umani e, confermato recentemente da una serie di riscontri dell’Fbi, il traffico di organi umani.

Il centro operativo più violento è a Castelvolturno, in provincia di Caserta, dove il governo
italiano ha recentemente inviato 200 soldati.  Un anno fa il Servizio centrale operativo della Polizia italiana (Sco) ha deciso di istituire una task feroce interamente dedicata alle cosiddette mafie etniche. «Dal 2017 la Mafia nigeriana è una priorità assoluta» confermano fonti del governo. Allarme confermato anche dai diversi rapporti sullo stato della criminalità in Italia.

"Una seria tratta di donne nigeriane, sia nel loro ruolo di capo che di vittime, è capace di immettere sul mercato della prostituzione molte minorenni. Una volta arrivate in Italia vengono instradate nei circuiti dello sfruttamento sessuale dalle «maman» , delle sorte di sacerdotesse" spiega la criminologa Aracela Meluzzi. "Le «sacerdotesse» della mafia nigeriana si servono del sacrificio di gatti e di galline sgozzati per soggiogare le ragazze: devono bere il sangue per essere benedette quali schiave del sesso". Per comprendere la mafia nigeriana bisogna quindi anche tener conto di una serie di fattori intrecciati: quello criminale, quello economico – finanziario e quello rituale.  

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