Ticino, 16 gennaio 2019

L'appello del Ghiro: "Ticinesi votate SI al rafforzamento dei diritti popolari!"

Fra i vari oggetti in votazione il prossimo 10 febbraio vi è anche la votazione denominata "Esercizio dei diritti popolari: termini per la raccolta delle firme" la quale, se venisse accolta, aumenterebbe il tempo a disposizione per raccogliere le firme sia per le iniziative che per i referendum. Ma se finora poche, se non nessuna, formazione politica o esponente politico ha preso posizione sul tema vi è qualcuno che da anni si batte per facilitare il lancio di iniziative e referendum: Giorgio Ghiringhelli del movimento Guastafeste. Ghiringhelli negli scorsi giorni ha inviato ai media un appello in cui invita i cittadini a votare SI, in modo da rafforzare i diritti popolari e la democrazia diretta.

Di seguito il testo integrale inviato da Ghiringhelli:

Democrazia diretta: nel confronto fra i vari Cantoni il Ticino è e rimarrà fra gli ultimi in classifica – Votate SI

ECCO TRE TABELLE PIÙ ELOQUENTI DI MILLE PAROLE (vedere sotto)

Il prossimo 10 febbraio i cittadini ticinesi saranno chiamati a votare sulla proposta, approvata dal Gran Consiglio qualche settimana fa, di concedere un po’ più di tempo per la raccolta di firme per le iniziative popolari lanciate a livello cantonale (portando il limite da 2 mesi a 100 giorni) ed i referendum (portando il limite da 45 a 60 giorni).

Malgrado questo piccolo aumento il Ticino , in un confronto con le regole in vigore negli altri Cantoni, non solo rimarrà fra i Cantoni meno “democratici”, ma non migliorerà di una sola posizione la sua pessima classifica, come si può osservare mettendo a confronto le tre tabelle pubblicate più in basso, e che riportano in ordine crescente l’elenco dei Cantoni che per l’esercizio dei diritti popolari richiedono più firme in rapporto al numero di cittadini con diritto di voto.

Da queste tabelle balza subito all’occhio che attualmente il Ticino è fra i Cantoni che chiedono il maggior numero di firme in rapporto al numero dei cittadini e che per giunta concedono il minor tempo per raccogliere queste firme, rimanendo ben al di sotto della media nazionale.

Nel 2005 il sottoscritto aveva lanciato un’iniziativa costituzionale che proponeva di ridurre di quasi la metà il numero delle firme allora richieste (10'000 per le iniziative costituzionali e 7'000 per le iniziative legislative ed i referendum) e di aumentare da 2 a 6 mesi il tempo a disposizione per la raccolta
delle firme a favore delle iniziative e da 45 a 60 giorni quello per la raccolta delle firme per i referendum. Con tali equilibrate modifiche, come si può notare dando un’occhiata alle cifre riassuntive riportate nelle ultime 3 righe delle tabelle, il Ticino sarebbe rientrato “quasi” nella media nazionale.

Ma nel marzo del 2007 l’iniziativa venne bocciata dal Popolo con una maggioranza davvero risicata del 50,9% ! Da allora sono trascorsi undici anni e le difficoltà per chi lancia iniziative e referendum – come il sottoscritto può testimoniare avendo lanciato dal 1999 al 2016 ben 6 iniziative popolari in veste di promotore principale e 2 come copromotore - sono notevolmente aumentate a causa soprattutto dell’introduzione del voto per corrispondenza per tutte le votazioni e tutte le elezioni. Questa novità, per certi versi positiva, ha avuto per effetto negativo quello di ridurre quasi a zero il flusso di cittadini che si reca a votare ai seggi, ove in precedenza era possibile raccogliere moltissime firme in poche ore.

Ciò ha contribuito ad aumentare notevolmente i costi a carico di quei cittadini che lanciano iniziative e referendum e che, per riuscire nel loro intento, in mancanza di volontari sono costretti ad assumere raccoglitori di firme a pagamento, senza i quali i ticinesi non avrebbero più molte possibilità di esercitare con successo i diritti popolari , e senza i quali i cittadini avrebbero dunque meno occasioni di votare su temi di portata cantonale.

La piccola agevolazione approvata dal Gran Consiglio e sottoposta in febbraio al voto del Popolo è il classico topolino partorito dalla partitocrazia, e non migliorerà granché le cose, ma è meglio di niente. Per questo motivo, se vi sta a cuore agevolare un tantino in Ticino quella democrazia diretta che ha fatto della Svizzera uno dei Paesi più invidiati al mondo , dove il Popolo ha quasi sempre l’ultima parola e non ha dunque bisogno di scendere in strada a fare rivoluzioni per cambiare le cose (come sta accadendo in Francia con i gilets jaunes) allora vi invito a votare SI. 









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