Sport, 11 dicembre 2018

5 punti in trasferta: un viaggio nella “crisi” del Lugano

I bianconeri sono la penultima squadra per rendimento esterno dell’intero campionato: per centrare i playoff serve una scossa

LUGANO – 13 partite casalinghe e 30 punti conquistati: il Lugano, nella particolare classifica, occupa il secondo posto, con 53 reti realizzate e solo 27 subite. Un cammino esaltante, che fotografa forse il vero valore della squadra allenata da Ireland. Come si spiega allora il decimo posto nella graduatoria di LNA? Basta dare un’occhiata alle statistiche relative ai match disputati lontani dalla Cornèr Arena: 11 partite giocate, una sola vittoria (!), 2 sconfitte dopo i tempi regolamentari, a fronte di ben 8 sconfitte. 22 le reti fatte, 35 quelle subite! 5 punti conquistati, penultimo rendimento esterno, solo il Rapperswil, con 4, ha fatto peggio. Com’è possibile? Cosa manca a questo Lugano per tornare nei piani alti dell’hockey svizzero?

In tanti se lo stanno chiedendo, dai tifosi, passando per i giocatori, fino ad arrivare agli addetti ai lavori. Trovare una risposta è complicato, evidentemente anche una soluzione, stando a quanto detto dagli stessi attori principali. E allora cosa fare? Il primo passo, forse, è analizzare cosa non funziona.

Stranieri fuori forma. Le statistiche non possono dire tutto, ma spesso possono indicare i problemi o i punti di forza. E allora proviamo ad analizzarli. Il miglior straniero fin qui, come rendimento statistico, è stato Maxim Lapierre che in 21 partite giocate ha firmato 13 punti. A ruota lo seguono Taylor Chorney con 11 punti in 24 partite, Linus Klasen con 10 punti in 11 incontri disputati, fino ad arrivare a Jani Lajunen (7 punti in 15 match) e a Henrik Haapala (7 in 13). Insomma, solo Klasen viaggia con una media di quasi 1 punto a partita: davvero troppo poco se rapportato agli stranieri delle altre squadre che al momento occupano posizioni più serene in classifica. Il problema sta anche nel fatto che Lapierre non ha ancora recuperato del tutto dal problema al ginocchio, Lajunen dopo l’operazione subita è il fantasma di se stesso – e nel weekend se ne è avuta la prova –, Chorney non è certo un difensore esattamente offensivo, Haapala non ha ancora trovato il ritmo del nostro campionato e Klasen – nonostante i punti messi a referto – non è mai tornato ai suoi livelli dopo l’infortunio patito lo scorso anno a Langnau.

Fattore mentale. È inutile negarlo, la squadra bianconera fatica a reagire quando gioca lontano dalla Cornèr Arena. Basta un gol subìto, una penalità incassata, per barcollare e spesso cadere. A dir la verità, sabato alla Valascia, incassato il 2-1 la reazione è arrivata, senza però produrre nulla di trascendentale. A differenza di quanto avvenuto dopo l’1-0 di Guerra, quando Chiesa e compagni hanno davvero ballato, anche in powerplay. Che il problema mentale sia evidente e importante lo si è visto anche in casa,
incamerando penalità senza senso – per esempio contro il Bienne un paio di settimane fa –, ma soprattutto in occasioni di alcune trasferte quando, nonostante un doppio vantaggio acquisito, il Lugano ne è uscito con un pugno di mosche, andando nel pallone completo una volta incassata la prima rete. Certo, alcune volte determinate decisioni arbitrali non sono state d’aiuto, ma questa non può essere una scusante.

Il problema è anche Ireland? Chiariamolo subito: nessuno è contro l’allenatore. Anzi… l’head coach lo scorso anno ha fatto un mezzo miracolo, portando la sua squadra (molto probabilmente né la prima né la seconda più forte del campionato) a un passo dal titolo, ma il canadese riusciva a toccare le corde giuste per ottenere una reazione caparbia e grintosa dai suoi. Ed è quello che quest’anno non avviene: quante volte lo abbiamo sentito sbraitare? Quante volte ha avvisato i suoi che essendo a novembre/dicembre si sarebbero dovuti dare una svegliata, senza ottenere una risposta adeguata? Anche lo stesso Lapierre sembra meno agguerrito e provocatore e trascinatore rispetto al passato: come mai? La domanda sorge spontanea: il suo messaggio passa ancora? Viene ancora recepito dalla squadra? Anche perché anche lui a volte sembra in confusione, come con le dichiarazioni rilasciate sabato al termine del derby perso in Leventina. Tra le mura amiche, invece, ciò non avviene praticamente mai.

Mercato all’altezza? La squadra che è arrivata a giocarsi il titolo in gara-7 contro i Lions (altra formazione in crisi nera) non è stata smantellata, eppure sembra davvero indebolita. Un nome su tutti? Romain Loeffel. Per carità nessuno vuole dare addosso all’ex difensore del Ginevra, arrivato sulle rive del Ceresio per impostare e usare il suo micidiale slap dalla blu in powerplay (il perché non venga usato nel primo blocco di PP resta un mistero), ma il suo rendimento è altamente insufficiente. Basterebbe riguardare il derby giocato alla Valascia, durante il quale non riusciva a controllare mai un disco o a imbastire un’azione. Possibile che se non ci pensa Hofmann, o il Walker di turno come ad Ambrì, a trascinare la squadra, nessuno riesca a prendersi delle responsabilità in pista per risalire la china?

Insomma, sono tante le cose che non vanno – e forse la società stessa dovrebbe porsi delle domande sul proprio operato – e magari la pausa servirà alla truppa luganese per schiarirsi le idee. Anche perché, sempre parlando di trasferte, alla ripresa del campionato il Lugano andrà a Zugo e a Langnau (i Tigers prima giocheranno 2 partite contro il Rapperswil): tornare da oltre Gottardo con altri due KO potrebbe complicare maledettamente le cose.

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