Opinioni, 05 novembre 2018

Diritto di voto agli stranieri? Prima l’integrazione!

L’estensione del diritto di voto agli stranieri con permesso C è senza ombra di dubbio un tema che fa discutere da anni, con un serie di tentativi più o meno riusciti all’interno dei vari Cantoni svizzeri.
Si tratta però di un modello di successo o semplicemente di un mero escamotage elettorale?
Andiamo con ordine. Attualmente, solo in due cantoni è concesso il diritto di voto e diritto elettorale attivo a livello cantonale. Più precisamente, si tratta del Canton Giura, il quale permette tale pratica sin dalla sua istituzione (1979) e del Canton Neuchâtel, che l’ha introdotta nel 2001.
A livello comunale, la lista è invece più ampia, ma con diverse limitazioni legate alla concessione dell’elettorato passivo.
Altri tentativi si sono sino ad ora rivelati fallimentari, in quanto la popolazione si è sempre espressa con determinazione contro l’estensione di tale diritto verso gli stranieri.
In Ticino, invece?
I più attenti si saranno sicuramente accorti di quanto presentato dall’MPS negli scorsi giorni, il quale approfitta delle discussioni in seno alla revisione della legge dei diritti politici nel Gran Consiglio per proporre l’estensione del diritto di voto a livello comunale e cantonale ai possessori di permesso C. 
Ovviamente, tale proposta non poteva che giungere dalla sinistra, sempre più confrontata negli ultimi anni con una forte emorragia di voti. Tale proposta, stando a quanto riportato dal portale Ticinonline (in data 2.11.2018), scaturisce dalla necessità di “estendere i diritti democratici rendendoli reali.”
Senza ombra di dubbio questa affermazione appare un po’ strana, soprattutto considerando la veemenza con cui la sinistra si è ostina a condannare l’esito della votazione popolare del 9 febbraio 2014 e l’iniziativa per l’’autodeterminazione, la quale mira proprio a garantire il pieno diritto ai cittadini svizzeri.
Insomma,
la concessione del diritto di voto agli stranieri è democrazia mentre il volere dei cittadini svizzeri non ha valore? Sicuramente gli elettori percepiranno una certa incoerenza di fondo in tale proposta.
La sinistra parrebbe essere piuttosto controcorrente, soprattutto considerando l’irrigidimento dei criteri di naturalizzazione voluti dalla confederazione ed applicati propri a partire dal 2018, al fine di ribadire che l’ottenimento della cittadinanza non è una banale prassi, bensì l’apice di un processo di integrazione. L’ottenimento della cittadinanza svizzera rappresenta senza ombra di dubbio un traguardo molto ambito, soprattutto per gli stranieri qui giunti che hanno dimostrato di meritarsela, impegnandosi a livello lavorativo ed ottemperando sempre ai propri doveri. Queste, senza ombra di dubbio, sono le persone che meritano di avere pieno accesso ai diritti civici, in quanto hanno dimostrato di voler essere a tutti gli effetti dei cittadini svizzeri.
A mio modo di vedere, concedere il diritto di voto ai possessori di permessi C vanifica l’impegno di molti stranieri che hanno sudato per ottenere il tanto agognato passaporto rosso crociato e che meritano la massima ammirazione per tale impegno.
Sono nato e cresciuto con amici e compagni di scuola provenienti da molte nazioni diverse, alcune delle quali nate qui, mentre altre giunte in seguito. Posso asserire in piena sicurezza che la maggior parte di questi individui, divenuti pienamente cittadini grazie al processo di naturalizzazione, riconoscono in prima persona l’assurdità di una estensione del diritto di voto agli stranieri, proprio perché si sentono orgogliosi del traguardo raggiunto dopo anni di sforzi.
Insomma, perché vanificare l’impegno di chi ha voluto dimostrare il proprio interesse verso il nostro paese?

Mattia Melera 
Consigliere Comunale LEGA Arbedo-Castione
Coordinatore Movimento Giovani Leghisti Bellinzonese e Valli

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