Mondo, 15 luglio 2018

Salvini: "L'Italia non è più il campo profughi del mondo"

"L'Italia ha finito di essere il campo profughi del mondo. Finalmente esiste un governo che fa l'interesse dei cittadini". Lo ha affermato il vice premier e ministro dell'Interno Matteo Salvini a Mosca dove si era recato per seguire la finale dei mondiali di calcio. Per poi aggiungere: "Adesso tutti in Ue si sono resi conto che non possiamo accogliere solo noi. Ma l'obiettivo finale è il blocco delle partenze, non la suddivisione a livello europeo".

 

"Quanto alle due navi dell'ong Open Arms che stanno tornando in Libia - prosegue Salvini - risparmino tempo, fatica e denaro, sappiano che i porti italiani non sono disponibili". "Voglio che il Mediterraneo torni ad essere un mare di vita e non di morte e di mafia. Più combatteremo gli scafisti più combatteremo i mafiosi che gestiscono questo business", ha aggiunto Salvini intervistato da Rainews24 a Mosca.

 

"Stiamo lavorando, da una settimana ci sono 250 nuovi funzionari delle commissioni territoriali" che devono riconoscere o meno la protezione internazionale ed entro l'estate ridurremo i costi di permanenza dei migranti, contiamo di risparmiare 500 milioni garantendo servizi essenziali ma non di più", ha aggiunto il ministro degli Interni.

 

In una lettera al Corriere della Sera, aveva difeso il suo piano in tema di immigrazione dalle critiche del vicedirettore del quotidiano Antonio Polito. "Sono al Viminale da un mese e mezzo e sono sbarcate 3'716 persone. Nello stesso periodo dell’anno scorso erano state 31'421", dice il leader della Lega.
 

Il vicepremier passa poi al caso della nave Diciotti, dove alcuni migranti avrebbero minacciato membri dell'equipaggio affinchè non siano rimandati in Libia: "Le violenze a bordo non sono tollerabili. Per questo avevo chiesto l'immediato accertamento delle responsabilità e ieri sono scattati i fermi". Sul fronte espulsioni e rimpatri, Salvini illustra inoltre il nuovo piano del governo italiano: "L'obiettivo a medio termine è aumentare i rimpatri volontari assistiti, tanto che il 16 luglio sarà sottoscritto con la Commissione europea il primo progetto da 6 milioni. A breve ne seguiranno altri tre. Proprio per moltiplicare le espulsioni e bloccare le partenze (e quindi evitare i morti in mare) abbiamo un piano di aiuti. In particolare per la Libia".


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