Svizzera, 22 settembre 2026

Dal Consiglio degli Stati un primo sì a un aumento dell'IVA per finanziare l'esercito

Il Consiglio degli Stati ha approvato ieri un aumento dell'IVA di 0,2 punti percentuali per modernizzare l'esercito, ma ha rifiutato di spingersi fino al punto proposto dal Consiglio federale. Inizialmente, infatti, a fine gennaio il governo aveva voluto aumentare l'IVA di 0,8 punti ma, di fronte alle forti critiche, aveva poi ridimensionato le proprie ambizioni proponendo un aumento di 0,5 punti per un periodo di 12 anni.
Ma i senatori non hanno accettato nemmeno questa proposta ridimensionata, preferendo la soluzione avanzata dalla loro commissione, ossia un aumento dell'IVA di 0,2 punti spalmato su 18 anni. I parlamentari hanno inoltre approvato la creazione di un fondo per la sicurezza, dotato di un massimo di 24 miliardi di franchi e finanziabile tramite indebitamento. Inoltre, la Camera dei Cantoni ha innalzato a 12 miliardi il tetto massimo dei prestiti erogabili dal fondo, contro i 6 miliardi proposti dal Consiglio federale.

«Non si tratta di un assegno in bianco. Ciò che votiamo è un piano di recupero strutturale per riportare poi le nostre spese all'1% del PIL. È il minimo indispensabile per uno Stato sovrano e neutrale», ha sostenuto Charles Juillard (Centro/JU). I parlamentari hanno inoltre deciso di separare la creazione del fondo dalla votazione popolare, obbligatoria, dall'aumento dell'IVA. «Si tratta di garantire che il fondo possa entrare in vigore anche qualora l'aumento dell'IVA non venisse approvato o se venisse scelta una modalità di finanziamento diversa», ha spiegato Mathias Zopfi (Verdi/GL) a nome della commissione.

Diversi parlamentari socialisti si sono espressi a favore della bocciatura dell'intero progetto o del suo rinvio al Consiglio federale. «All'esercito sono già state assegnate risorse supplementari ingenti attraverso un consistente aumento del suo budget ordinario», ha ricordato invano Baptiste Hürni (PS/NE). «Andare ancora più lontano, ancora più in fretta: è una fuga in avanti che pagheremo a caro prezzo», ha avvertito. Ha inoltre criticato l'entità della somma stanziata. «Oggi l'esercito non mi rassicura affatto quanto al corretto utilizzo del denaro pubblico», ha affermato, per poi aggiungere: «Non sappiamo esattamente cosa verrà acquistato con i 24 miliardi di franchi del fondo. A mio avviso, non è un modo serio di procedere».



Affinché il progetto venga accettato dalla popolazione, «è necessario che i cittadini abbiano la certezza che i contratti vengano esaminati e che le relative conseguenze siano esposte con trasparenza», ha aggiunto Flavia Wasserfallen, ricordando non solo il fiasco dell'F-35 emerso dal rapporto della Commissione della gestione, ma anche i ritardi e i costi supplementari legati all'acquisizione del sistema Patriot. Tutto inutile: la posizione dei due esponenti socialisti non ha trovato seguito.

Il PLR, dal canto suo, inizialmente non voleva alcun aumento dell'IVA. «Il ceto medio e i consumatori iniziano ad avvertire, lentamente ma inesorabilmente, di essere già sufficientemente sollecitati», ha osservato Josef Dittli (PLR/UR), che ha poi ricordato l'aumento di 0,4 punti percentuali proposto per finanziare la tredicesima rendita AVS e quello di 0,1 punti previsto per lo sviluppo della rete ferroviaria, senza contare le esigenze legate alla prossima riforma del primo pilastro o al risanamento dell'AI, che potrebbero anch'essi comportare un rialzo dell'IVA. «In questo contesto, sarà particolarmente difficile far passare un finanziamento dell'esercito tramite l'IVA».

«L'IVA è un'imposta poco sociale, che solleva problemi di equità e crea interferenze con altre imposte», ha rincarato la dose Pascal Broulis (PLR/VD). «Quello dell'esercito è un compito statale fondamentale; deve essere finanziato attraverso il bilancio ordinario», ha dal canto suo sostenuto l'ex responsabile delle finanze del Canton Vaud. Invano. Sono state respinte anche proposte che chiedevano un contributo annuale derivante da risparmi sul bilancio federale, il versamento dei dividendi della BNS o l'istituzione di un'imposta sulla sostanza a carico dei più ricchi.

Alla fine, è stato quindi approvato il progetto della commissione. «È un compromesso onesto, che concilia la grande sfida del finanziamento dell'esercito con le risorse finanziarie disponibili», ha sintetizzato Zopfi. Ora spetta al Consiglio nazionale pronunciarsi sul progetto e poi, eventualmente, al popolo.

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