Aziende e imprenditori che non assumono personale locale devono privilegiare le candidature di persone residenti in Svizzera prima di assumere persone provenienti da Stati terzi. Giovedì, il Consiglio degli Stati ha infatti approvato con 37 voti favorevoli e 5 contrari una mozione volta a sanzionare le aziende che dovessero scartare candidati residenti in Svizzera ritenuti idonei.
I datori di lavoro devono essere sanzionati se rifiutano di assumere una persona giudicata idonea dall'Ufficio regionale di collocamento (URC) e ingaggiano invece un candidato "che non è considerato parte del mercato del lavoro svizzero", ha spiegato l'autore della mozione Benedikt Würth (Centro/SG). Nel testo non viene tuttavia indicato cosa venga inteso per "mercato del lavoro svizzero".
I datori di lavoro dovrebbero pagare una multa o essere esclusi dall'assegnazione di contingenti per lavoratori provenienti da Stati terzi. La mozione chiede inoltre di estendere a un maggior numero di aziende l'obbligo di segnalare i posti vacanti.
Parlamentari di ogni schieramento hanno sostenuto il testo. Ne va della "nostra pace sociale", ha dichiarato Mauro Poggia (MCG/GE), ricordando le difficoltà incontrate dai giovani nell'inserimento nel mercato del lavoro. Secondo il rappresentante ginevrino, in caso contrario si rischierebbe una bocciatura popolare del pacchetto di accordi Svizzera-UE.
Il Consiglio federale, dal canto suo, si è opposto. Una simile misura limiterebbe fortemente la libertà economica delle imprese e minaccerebbe la collaborazione tra URC e datori di lavoro, ha affermato il ministro dell'Economia Guy Parmelin. Tali argomentazioni non hanno convinto. Il dossier passa ora al Consiglio nazionale.









