Un tentativo di furto, uno scooter danneggiato, alcuni oggetti sottratti e anche delle minacce. È il caso riportato dalla stampa che ha spinto il deputato della Lega Stefano Tonini a presentare un’interrogazione al Consiglio di Stato. Al centro dell’atto parlamentare c’è una domanda molto concreta: quando il presunto autore è un richiedente l’asilo senza mezzi finanziari, chi risarcisce la vittima?
Secondo quanto riferito, una cittadina avrebbe subito il danneggiamento del proprio scooter durante un tentativo di furto attribuito a un richiedente l’asilo ospitato in una struttura ticinese. Le responsabilità dovranno essere accertate dalle autorità competenti, ma il caso riporta in primo piano un problema che rischia di lasciare il cittadino solo davanti al danno.
Nell’interrogazione si osserva infatti che non esisterebbe un meccanismo generale attraverso il quale la Confederazione subentri nei debiti di un richiedente l’asilo insolvibile. Nemmeno lo Stato sarebbe automaticamente tenuto a rispondere dei danni provocati. Il risultato potrebbe essere paradossale: la vittima subisce il reato, affronta le conseguenze pratiche e psicologiche e rischia infine di dover pagare personalmente parte del conto.
Tonini chiede quindi al Governo di chiarire quali coperture assicurative siano previste per i richiedenti l’asilo ospitati nelle strutture ticinesi e se dispongano di un’assicurazione di responsabilità civile per i danni causati a terzi. Vuole inoltre sapere se esistano fondi, garanzie o altri strumenti cantonali o federali ai quali le vittime possano fare capo.
L’atto parlamentare domanda anche quanti episodi di furto, tentato furto, danneggiamento, minaccia, aggressione o altri reati abbiano coinvolto richiedenti l’asilo presenti nelle strutture ticinesi negli ultimi cinque anni. Il Governo è invitato a indicare quanti danni siano stati effettivamente risarciti e quanti siano invece rimasti, in tutto o in parte, a carico delle vittime o delle loro assicurazioni.
Un altro punto riguarda i recidivi e le persone già note alle autorità per comportamenti problematici. L’interrogazione chiede quali misure possano essere adottate, nei limiti del diritto federale, tra trasferimenti, allontanamenti o provvedimenti più restrittivi, e come avvenga lo scambio di informazioni tra Cantone, Confederazione, Segreteria di Stato della migrazione, polizie e gestori delle strutture.
La richiesta politica è netta: se gli strumenti attuali non bastano, il Cantone deve intervenire anche presso la Confederazione. «La solidarietà non può essere a senso unico», si legge nell’atto. Chi subisce un reato non può ritrovarsi a pagare due volte: prima attraverso il sistema pubblico e poi per i danni rimasti senza risarcimento.
Fonte: Interrogazione di Stefano Tonini; cofirmataria Raffaella Zucchetti











