Un uomo di trent'anni, residente nel cantone di Vaud, si è visto revocare la cittadinanza svizzera per attività legate allo Stato Islamico. Il Tribunale Amministrativo Federale ha confermato la decisione del 2021 della Segreteria di Stato per l'Immigrazione (SEM), come riportato dal quotidiano romando "Le Temps". L'uomo può tuttavia ancora presentare ricorso al Tribunale Federale.
Già condannato in Francia a quindici anni di reclusione, pena che sta attualmente scontando, l'uomo, cittadino bosniaco naturalizzato svizzero nel 2000, guidava un gruppo che si dichiarava affiliato allo Stato Islamico dalla Svizzera. Considerato un membro influente, il residente del Vaud pianificava attentati con esplosivi o coltelli, sia in Francia che in Svizzera; reclutava inoltre individui e diffondeva propaganda jihadista. La SEM ha stabilito che l'autoproclamato "emiro" aveva leso gli interessi della Svizzera e ne aveva offuscato la reputazione. Si tratta di elementi per i quali la legge prevede la possibile revoca della cittadinanza, sebbene tale provvedimento rimanga raro.
La legge stabilisce che la rinuncia alla cittadinanza è possibile solo se la persona possiede più passaporti. Tuttavia, nel 2022, il residente del Canton Vaud, che fino ad allora possedeva la cittadinanza svizzera e quella bosniaca, ha rinunciato a quest'ultima. Ma secondo la Segreteria di Stato per la Migrazione (SEM), il detenuto ha avviato la procedura solo dopo la condanna, al fine di eludere il procedimento di rinuncia alla cittadinanza svizzera. Il Tribunale amministrativo federale ha accolto tale interpretazione e ha quindi confermato il ritiro del passaporto.










