La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Svizzera per il trattamento riservato a due vegani mentre si trovavano sotto la responsabilità dello Stato. Il primo ricorrente era detenuto in carcerazione preventiva nel penitenziario ginevrino di Champ-Dollon ed era accusato principalmente di danneggiamenti legati al movimento antispecista. Il secondo era ricoverato in un ospedale psichiatrico.
Secondo la Corte EDU, le autorità e i tribunali svizzeri non hanno esaminato adeguatamente nel merito la richiesta di ricevere pasti interamente vegani. Con la sentenza di Camera del 16 luglio 2026, adottata con sei voti contro uno, Strasburgo ha ravvisato violazioni della libertà di pensiero e di coscienza e del diritto a un ricorso effettivo.
La Confederazione è stata condannata a versare complessivamente 16’000 euro per danno morale e 10’000 euro per spese legali. La decisione non è ancora definitiva.
Il caso si aggiunge alle sentenze che hanno alimentato il dibattito sull’estensione della giurisprudenza di Strasburgo. Il 22 maggio 2025 nove Stati membri del Consiglio d’Europa, su iniziativa di Italia e Danimarca, hanno chiesto una discussione sull’interpretazione della Convenzione da parte della Corte, in particolare nel campo della migrazione. La Svizzera non aveva aderito all’iniziativa.
Ecco la presa di posizione del deputato leghista Sem Genini: «Più si legge del caso in questione, più sale l’incomprensione e poi la rabbia. Non stiamo parlando di due vittime di abusi sistematici, ma di due detenuti condannati per vandalismo in un caso persino per avere distrutto vetrine di macellerie durante una protesta antispecista - ai quali il carcere, rispettivamente l’ospedale psichiatrico dove si trovavano hanno comunque già assicurato una dieta prevalentemente vegana, tuttavia non riuscendoci completamente.
Per il Tribunale federale ciò bastava. Per la Corte EDU, che purtroppo conosciamo bene per la sua volontà di ampliare sempre di più il proprio campo d’azione, intromettendosi in questioni altrui, no. Trovo grave che la Svizzera non sia tra i 9 Stati europei che hanno scritto al Consiglio d’Europa denunciando l’atteggiamento arrogante della Corte EDU. La Svizzera non solo non deve accettare una simile sentenza della Corte EDU ma, o la situazione cambia radicalmente o, di fronte a queste crescenti e ridicole ingerenze interne, bisogna uscirne. Perché vedere svilite così le nostre leggi e i nostri tribunali - e per me il Tribunale federale deve essere la massima autorità salvo in casi eccezionali - in base a interpretazioni speciose, danneggia gravemente sia il nostro Paese che le nostre istituzioni.
Chissà, magari la prossima volta la Corte EDU deciderà che spaccare le vetrine delle macellerie (e di altro, perché no), fa parte di una “convinzione etica sincera e coerente” legata al veganesimo, e quindi non è perseguibile».
Fonte: dichiarazioni di Sem Genini su MDD 26.7.2026
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