Svizzera, 15 luglio 2026

Lorenzo Quadri: "Terrorismo islamico: la cittadinanza va sempre revocata"

Il caso del diciassettenne tunisino naturalizzato svizzero che, nel marzo 2024, a soli 15 anni, accoltellò un ebreo a Zurigo riapre un dibattito che la politica non può più rinviare. Un anno di detenzione per un giovane islamista radicalizzato che aveva dichiarato di voler «uccidere il maggior numero possibile di ebrei» appare difficilmente conciliabile con la gravità dei fatti e con la necessità di tutelare la sicurezza pubblica.
 

Il caso pone due interrogativi. Il primo riguarda il diritto penale minorile, le cui sanzioni risultano sempre più inadeguate. Il secondo concerne la revoca della cittadinanza ai naturalizzati che si rendono responsabili dei delitti più gravi. Le due questioni sono legate: se una persona considerata una potenziale minaccia rimane sul territorio nazionale, lo Stato dovrà investire ingenti risorse in programmi di reinserimento, assistenza e sorveglianza, senza alcuna certezza di successo (anzi).
 

La possibilità di revocare una naturalizzazione esiste. L'articolo 42 della Legge sulla cittadinanza consente infatti alla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) di ritirarla a chi possiede anche un'altra nazionalità e, con il proprio comportamento, arreca un grave pregiudizio agli interessi o alla reputazione della Svizzera. Quest’ultima formulazione si applica di fatto solo ai casi di terrorismo. In teoria lo strumento c'è; nella pratica non viene utilizzato.
 

Le ragioni sono varie. La procedura non è automatica: è facoltà (non obbligo) della SEM e richiede anche il consenso del Cantone d'origine. Inoltre può essere applicata solo a chi possiede una seconda cittadinanza. Una serie di condizioni che rende la revoca della cittadinanza un'eccezione anziché uno strumento realmente utilizzato.
 


 

I numeri lo confermano. Secondo il Consiglio federale, finora la SEM ha avviato appena dieci procedure, con sette revoche e solo tre decisioni definitive. Cifre minime, se confrontate con gli oltre 140 procedimenti per terrorismo aperti dal Ministero pubblico della Confederazione e con le decine di persone monitorate da Fedpol perché ritenute potenzialmente pericolose.
 

È lecito chiedersi se un sistema così concepito sia ancora adeguato. Se si vuole che la revoca della cittadinanza smetta di essere un vuoto spauracchio, la normativa va rivista. Il catalogo dei reati che la permette dovrebbe essere esplicitato e ampliato, includendo non solo quelli legati al terrorismo, ma anche gli altri crimini di particolare gravità previsti dal Codice penale.
 

Resta infine il nodo della doppia cittadinanza. Chi rinuncia preventivamente al passaporto d'origine non può essere privato di quello svizzero: questo fa sì che il terrorista "accorto" rinunci alla nazionalità originaria. È una questione non semplice da risolvere, ma merita di venire affrontata.
 

Lorenzo Quadri
Consigliere nazionale
Lega dei Ticinesi

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