La sanità ticinese rappresenta uno dei pilastri fondamentali del nostro Cantone e nessuno mette in discussione la qualità del lavoro svolto ogni giorno da medici, infermieri, operatori sanitari e personale ospedaliero. Ma proprio perché si tratta di un tema così importante, è necessario avere il coraggio di porsi alcune domande.
Negli ultimi anni si è parlato molto di centralizzazione, razionalizzazione e ottimizzazione delle strutture sanitarie. Obiettivi comprensibili. Ma il cittadino oggi si trova di fronte a un paradosso sempre più difficile da capire: i premi di cassa malati continuano ad aumentare anno dopo anno, mentre molti servizi sembrano allontanarsi progressivamente dal territorio.
Chi vive nelle regioni periferiche lo percepisce in modo ancora più evidente. Pensiamo ad esempio alla maternità. Un tempo alcuni servizi erano presenti più vicino alle famiglie. Oggi molte future mamme devono raggiungere Bellinzona o altri centri ospedalieri. Naturalmente la qualità delle cure non è in discussione. La domanda riguarda piuttosto l’accessibilità e la vicinanza dei servizi. Perché una sanità moderna deve essere non solo efficiente, ma anche vicina alle persone.
E proprio qui emerge una questione che merita una riflessione più ampia. Se i costi sanitari continuano a crescere, perché i premi di cassa malati aumentano costantemente senza che i cittadini percepiscano un miglioramento proporzionale dei servizi? Il Ticino continua infatti a figurare tra i Cantoni con i premi più elevati della Svizzera e molte famiglie faticano sempre di più a sostenere questa spesa.
È quindi legittimo chiedersi se il sistema stia davvero perseguendo la necessaria ottimizzazione dei costi. Anche il Consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha più volte espresso preoccupazione per l’evoluzione dei premi e dei costi sanitari. Tuttavia, dopo anni di discussioni e promesse, i cittadini attendono soprattutto risultati concreti. Perché oggi il problema non riguarda soltanto il finanziamento della sanità, ma anche la sua organizzazione.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita importante di strutture private, centri specialistici e prestazioni ambulatoriali. Una maggiore offerta può certamente rappresentare un vantaggio per il paziente. Ma è lecito domandarsi se esista ancora una pianificazione sanitaria capace di garantire un equilibrio tra bisogni reali della popolazione, qualità delle cure e sostenibilità finanziaria.
Perché più strutture non significano necessariamente minori costi. Anzi, in alcuni casi il rischio è che l’aumento delle prestazioni contribuisca a far crescere ulteriormente la spesa sanitaria complessiva, che poi viene scaricata sui premi pagati dai cittadini.
Anche il personale sanitario merita una particolare attenzione. L’ottimizzazione non può significare chiedere sempre di più a medici, infermieri e operatori che già oggi lavorano sotto forte pressione. Al contrario, dovrebbe significare ridurre la burocrazia, semplificare i processi e permettere ai professionisti di dedicare più tempo ai pazienti.
E forse è arrivato il momento di aprire una riflessione più ampia anche sulla distribuzione dei servizi sul territorio. Ha davvero senso continuare a concentrare tutto nei grandi centri? Oppure sarebbe opportuno rafforzare maggiormente la medicina di prossimità, gli ambulatori regionali e i servizi presenti nelle valli?
Persino aspetti apparentemente secondari meritano attenzione. Durante le recenti ondate di caldo, molti pazienti e famiglie hanno sperimentato condizioni difficili all’interno di alcune strutture ospedaliere. In una sanità moderna, anche il comfort minimo di pazienti, neonati, famiglie e personale dovrebbe far parte della qualità delle cure.
Una buona sanità non si misura soltanto dal numero di strutture presenti sul territorio, ma dalla capacità di offrire cure accessibili, sostenibili e di qualità senza scaricare ogni anno costi sempre maggiori sui cittadini. Perché se i premi continuano a crescere, i servizi si allontanano dal territorio e la spesa sanitaria aumenta senza sosta, è legittimo chiedersi se il sistema abbia ancora bisogno di piccoli correttivi oppure di una riflessione più profonda sul proprio modello organizzativo.
I ticinesi non chiedono miracoli. Chiedono una sanità accessibile, efficiente, vicina ai cittadini e finalmente più sostenibile per le famiglie.
Patrizio Farei
Municipale di Faido







