Svizzera, 25 giugno 2026

NEAT oltre il 2050? Quadri incalza Berna: “Rispetti la volontà popolare”

Interpellanza al Consiglio federale sul completamento dell’asse nord-sud: accessi ferroviari, colli di bottiglia, ruolo del Ticino e coordinamento con l’Italia.

La NEAT, la Nuova ferrovia transalpina, è il grande progetto ferroviario svizzero che comprende opere come le gallerie di base del San Gottardo, del Ceneri e del Lötschberg, pensato per rafforzare l’asse nord-sud e spostare il traffico merci dalla strada alla ferrovia. Doveva essere una scelta strategica per la Svizzera, non un cantiere politico da rinviare all’infinito.

La NEAT doveva essere una scelta strategica per la Svizzera, non un cantiere politico da rinviare all’infinito. Nel 1992 il Popolo svizzero ha approvato la Nuova ferrovia transalpina e nel 1994, con l’Iniziativa delle Alpi, ha confermato la volontà di trasferire il traffico merci transalpino dalla strada alla ferrovia. A oltre trent’anni di distanza, però, il completamento funzionale dell’asse nord-sud resta ancora appeso a pianificazioni, priorità federali e scadenze che rischiano di scivolare oltre il 2050.
 

È su questo punto che Lorenzo Quadri, consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, interpella il Consiglio federale. La questione è semplice: la NEAT può davvero dirsi compiuta se mancano linee di accesso adeguate e se restano colli di bottiglia che impediscono di sfruttare pienamente l’opera? Per il Ticino non si tratta di una discussione teorica, ma di mobilità, traffico merci, collegamenti con il resto del Paese e ruolo strategico sull’asse europeo nord-sud.
 

Quadri chiede al Governo federale se ritenga che il mandato popolare del 1992 comprenda anche il completamento delle linee di accesso e l’eliminazione dei principali colli di bottiglia. In caso contrario, Berna dovrà spiegare su quale base interpreti in modo così limitato una decisione popolare che aveva un obiettivo chiaro: rendere davvero operativo il trasferimento del traffico transalpino.
 


 

L’interpellanza domanda inoltre se l’attuale pianificazione rischi di rinviare oltre il 2050 il completamento funzionale dell’asse nord-sud, quali opere sarebbero interessate, per quali motivi e con quali conseguenze per il Ticino e per la politica di trasferimento. Un nodo decisivo, perché senza accessi efficienti la grande infrastruttura rischia di restare sottoutilizzata proprio dove dovrebbe produrre i suoi effetti più importanti.
 

Il consigliere nazionale leghista chiede anche un cambio di passo concreto: entro la legislatura, il Consiglio federale dovrebbe presentare un atto formale, che si tratti di un messaggio, di una decisione di principio o di crediti di progettazione, corredato da una roadmap e da un calendario vincolante. Non bastano più formule generiche o rinvii tecnici: serve una decisione politica.
 

Nel mirino finisce anche lo studio «Trasporti 2045» del professor Weidmann. Quadri vuole sapere se in quel lavoro siano stati considerati il mandato popolare del 1992 e del 1994, la funzione strategica dell’asse nord-sud e gli effetti concreti sulla mobilità a sud delle Alpi. Il tema del finanziamento non viene escluso: l’interpellanza chiede se Berna sia disposta a valutare anche strumenti complementari, come partenariati pubblico-privati, per accelerare la realizzazione degli accessi ferroviari.
 

Infine, Quadri sollecita un rafforzamento del coordinamento con l’Italia, valorizzando la convergenza istituzionale tra Ticino, Lombardia, Piemonte e Liguria. La domanda politica resta sul tavolo: se in passato la Confederazione ha già riconsiderato priorità e tempistiche di altri grandi progetti infrastrutturali nazionali, perché lo stesso approccio non dovrebbe valere anche per il completamento della NEAT, nel rispetto della volontà popolare e della coesione territoriale del Paese?
 

Fonte: Interpellanza al Consiglio federale di Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale Lega dei Ticinesi; immagine AI

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