Ticino, 20 marzo 2026

Benzina: Berna rinunci a un po' di imposte

Una nuova pillola amara è in arrivo. Non soltanto per gli automobilisti, ma per tutti i consumatori. La guerra in Iran spinge verso l’alto il prezzo del petrolio, e di conseguenza quello dei carburanti. Benzina e diesel stanno già accusando il colpo. In seguito – quando saranno esaurite le scorte acquistate a prezzo fisso – toccherà anche all’olio combustibile.
 

C'è già chi prevede la benzina a 3 franchi al litro.
 

Il rincaro dei carburanti non colpisce soltanto chi guida. Quando benzina e diesel diventano più cari, aumentano inevitabilmente i costi di trasporto e di produzione. Risultato: tutto costa di più. I mezzi agricoli, ad esempio, funzionano soprattutto con il diesel, proprio il carburante che più subisce i rincari. Il conflitto fa salire anche il prezzo dei concimi, con ulteriori ripercussioni sulla produzione agricola e sui prezzi dei generi alimentari.
 

Esiste tuttavia un modo per attenuare il colpo. Il prezzo della benzina "alla pompa" è infatti gravato da un carico fiscale molto elevato. In Svizzera circa 90 centesimi - fino a un franco al litro - sono costituiti da dazi e sovraddazi. A ciò si aggiunge l’IVA dell’8,1%, che viene calcolata sul prezzo finale, cioè comprensivo di tutte le altre imposte. Quindi si tassano anche le accise. E più il prezzo del carburante aumenta, più cresce (automaticamente) anche il gettito IVA per la Confederazione.
 

Nel 2024 l’imposta sugli oli minerali ha fruttato circa 2,63 miliardi di franchi. Quasi la metà di questa somma è finita direttamente nelle casse generali della Confederazione, mentre il resto è destinato al finanziamento del traffico stradale. A questo si aggiunge il supplemento d’imposta, che genera circa 1,7 miliardi di franchi all’anno per compiti legati ai trasporti.
 


 

Anche l’olio combustibile è pesantemente tassato, tramite la tassa sul CO₂ pari a 120 franchi per tonnellata. Questo prelievo porta allo Stato circa 1,2 miliardi di franchi all’anno: un terzo finanzia progetti climatici, mentre i restanti due terzi vengono restituiti alla popolazione e all’economia tramite vari canali.
 

È quindi evidente che la Confederazione dispone di ampio margine di manovra per alleggerire il peso dei rincari legati alla crisi internazionale. Una soluzione semplice sarebbe rinunciare almeno temporaneamente a una parte delle imposte sui carburanti: in particolare a quella quota che finisce nelle casse generali di Berna.
 

Una misura di questo tipo non sarebbe affatto straordinaria. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, nel 2022, diversi Paesi europei - tra cui Italia, Francia e Germania - decisero di intervenire con riduzioni fiscali per attenuare il rincaro alla pompa.
 

All’epoca anche in Svizzera furono avanzate proposte simili. Ma il Consiglio federale e la partitocrazia le respinsero, affermando che gli svizzeri potevano permettersi di pagare prezzi più elevati. Oggi la situazione è cambiata: tra impennate dei premi di cassa malati e costo della vita sempre più pesante, in molti hanno visto assottigliarsi drammaticamente il proprio potere d’acquisto. E allora una risposta concreta da parte di Berna diventa doverosa.
 

Lorenzo Quadri

Consigliere nazionale

Lega dei Ticinesi

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