Svizzera, 27 febbraio 2026

Crans-Montana, dietro le apparenze la crisi Svizzera-Italia perdura

All’apparenza l'incontro dello scorso 19 febbraio a Berna tra le procure di Roma e del Vallese sull'inchiesta legata alla tragedia di Crans-Montana sembrava aver attenuato le tensioni tra Italia e Svizzera.

I procuratori generali Beatrice Pilloud e Francesco Lo Voi avevano infatti parlato di “collaborazione rafforzata” e che i rappresentanti italiani tornavano a casa “soddisfatti” giudicando l'incontro un “primo passo” verso un maggior coinvolgimento delle autorità giudiziarie italiane. Tuttavia, secondo quanto riferisce la NZZ, dietro le dichiarazioni ufficiali l’atmosfera sarebbe stata ben meno distesa e le autorità svizzere avrebbero risposto picche alle richieste della controparte.

Una fonte italiana citata dal foglio zurighese afferma infatti che i rappresentanti svizzeri si sarebbero comportati in modo “irrispettoso” con i cinque membri della delegazione italiana e negato le domande per una maggiore cooperazione. La più importante delle quali è la richiesta italiana di istituire un gruppo investigativo congiunto. La stessa premier italiana Giorgia Meloni aveva chiesto, settimane fa, la creazione di una squadra comune, condizione necessaria per il ritorno dell'ambasciatore italiano in Svizzera, richiamato in patria in segno di protesta il 24 gennaio.

Due giorni dopo l’incontro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affermato ai media italiani che da parte svizzera vi sarebbe “resistenza” alle indagini congiunte, aggiungendo allo stesso tempo che l’ambasciatore resterà a Roma finché non vi sarà piena disponibilità alla cooperazione.



Da parte Svizzera, invece l’Ufficio federale di giustizia sostiene che l’Italia non avrebbe nemmeno presentato una richiesta formale per attivare un'indagine congiunta. Un fatto questo, smentito da parte italiana, che a sua volta sostiene che il 30 gennaio la procura di Roma avrebbe inviato un messaggio in cui manifestava la propria disponibilità a creare un gruppo congiunto. La risposta dell'UFG sarebbe stata che la richiesta italiana sarebbe stata discussa durante l'incontro a Berna. Tuttavia né il comunicato ufficiale né durante la conferenza la questione è stata evocata. Il procuratore italiano Lo Voi ha poi affermato ai giornalisti italiani che l’argomento non era stato nemmeno trattato.

Interpellato dalla NZZ sulla questione, l'UFG ha da parte sua evidenziato che le squadre investigative comuni tra due o più paesi (SIC) vengono generalmente impiegate in procedimenti penali relativi a reati transfrontalieri, come la minaccia del terrorismo e il traffico di droga, e solitamente in operazioni sotto copertura. Nel caso di Crans-Montana, a parte la nazionalità francese del titolare del bar e le numerose vittime internazionali, “non è nota alcuna dimensione transfrontaliera” ha sottolineato l'UFG.

Berna e Roma sembrano quindi rimanere distanti sul modo di procedere con il dossier Crans-Montana. Ma nonostante i presunti contrasti tra i due paesi, qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi giorni, visto che la procuratrice vallesana Beatrice Pilloud ha invitato i suoi omologhi italiani in Vallese per un’incontro previsto per lunedì 2 marzo.

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