Il Gran Consiglio torna a occuparsi di economia reale. Il 25 febbraio 2026 il deputato Sem Genini, con 26 cofirmatari, ha presentato un’interrogazione per chiedere al Consiglio di Stato più attenzione all’uso del legno ticinese e svizzero negli appalti pubblici.
I numeri non sono secondari: la filiera del legno in Ticino occupa 1’750 professionisti, forma tra 220 e 240 apprendisti e genera oltre 250 milioni di franchi di cifra d’affari. Una filiera che parte spesso dai patriziati e arriva fino alle imprese di costruzione. Secondo i firmatari, privilegiare il legno locale significa meno trasporti, meno emissioni e più valore aggiunto sul territorio, in linea con l’art. 28 della legge cantonale sulle foreste (LCFo).
Eppure, negli ultimi anni diversi cantieri pubblici hanno utilizzato legname estero: dalle finestre del Palazzo federale realizzate in Repubblica Ceca alle pensiline FFS di Chiasso, Quartino, Tenero e Bellinzona, fino a vari edifici scolastici. Non mancano esempi virtuosi – come la scuola elementare Nord di Bellinzona o il mercato vecchio di Lugano – ma la linea non appare coerente.
L’interrogazione chiede dati precisi sugli ultimi dieci anni, eventuali ostacoli giuridici e la possibilità di introdurre criteri di preferenza per il legno ticinese e svizzero nei bandi pubblici, anche valorizzando il Marchio Ticino regio.garantie. La questione è chiara: negli appalti finanziati con soldi pubblici, quanto spazio viene dato davvero alle risorse di casa nostra?






