SPAGNA - I risultati delle elezioni regionali in Aragona, tenutesi l'8 febbraio 2026, segnano un ennesimo schiaffo per il governo socialista di Pedro Sanchez. Il Partito Popolare (PP) si conferma al primo posto con il 34,2% dei voti e 26 seggi, pur registrando un lieve calo rispetto al 2023. Vox, il partito di destra, esulta raddoppiando i consensi al 17,9% e passando da 7 a 14 seggi, consolidando la maggioranza di destra nella regione. Il PSOE crolla al 24,3%, perdendo cinque seggi e fermandosi a 18, il peggior risultato storico in Aragona.
Questo esito elettorale getta ombre sulle strategie del premier Sanchez, accusato di aver concesso la cittadinanza a oltre 500mila immigrati irregolari per motivi "umanitari". Gli elettori sembrano stanchi delle politiche accoglienti, percepite come false e interessate. La frustrazione popolare contro i "traditori del popolo" è palpabile, con un'affluenza al 63,9% che riflette un malcontento diffuso.
Particolarmente emblematico il destino di formazioni di sinistra estrema: Podemos sparisce completamente, restando a zero seggi, mentre IU-Sumar ne racimola solo uno. È il caso di figure come Irene Montero, che implorava i migranti di non lasciarla "sola coi fascisti" e sperava in una sostituzione nel corpo elettorale. Da un seggio a zero: un tonfo che simboleggia il fallimento delle ideologie radicali, esasperando i cittadini normali stufi di slogan vuoti.
Questa tornata preannuncia tempesta per Sanchez a livello nazionale. Con Vox in ascesa e il PP solido, le elezioni generali del 2027 potrebbero segnare la fine dell'era socialista. Le politiche migratorie, un tempo fiore all'occhiello, si rivelano un boomerang, alimentando un rimbalzo conservatore che si propaga in Spagna.
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