Ticino, 03 settembre 2025

L'immigrazione delle "porte aperte" voluta dalla Germania? Dieci anni dopo, il Ticino ricorda quella stagione

Angela Merkel e la frase che cambiò l’Europa: il Ticino rimase in prima linea a gestire le conseguenze

Dieci anni fa, il 31 agosto 2015, Angela Merkel pronunciava il celebre «Wir schaffen das» – “Ce la faremo” – simbolo della politica tedesca delle porte aperte. Una dichiarazione che oggi, a distanza di un decennio, divide ancora. In particolare la Svizzera e il Ticino hanno vissuto direttamente le ripercussioni di quella scelta.
 

«Diversi episodi di criminalità e terrorismo hanno riacceso il dibattito sulla gestione dei confini» osserva il consigliere di Stato Norman Gobbi. «Alcuni responsabili di attentati in Germania e in altri Paesi europei risultavano entrati con i flussi migratori del 2015–2016, senza verifiche sistematiche. Inoltre – prosegue – le statistiche mostrano un aumento dei reati commessi da richiedenti asilo, in particolare furti e aggressioni. Questo conferma come la politica migratoria delle porte aperte, sostenuta dai movimenti noborders, si sia rivelata fallimentare».
 


 

Le difficoltà, sottolinea Gobbi, non si sono limitate alla sicurezza. «Dal punto di vista socio-economico, l’arrivo massiccio e incontrollato di migranti ha avuto conseguenze pesanti. Ancora oggi molti non hanno raggiunto un’autonomia economica sufficiente e dipendono dall’assistenza sociale, con costi rilevanti per la collettività. Anche scuole e sistemi di formazione hanno faticato ad assorbire i nuovi arrivati».
 

Il 2016 fu l’anno più critico per il Ticino, frontiera sud della Confederazione. «In quell’anno – ricorda Gobbi – furono registrati quasi 34’000 ingressi illegali solo in Ticino: un record che mise a dura prova la sicurezza e le strutture di accoglienza. La pressione a Chiasso era tale che furono necessari interventi straordinari e l’apertura del centro di riammissione a Rancate».
 

La conclusione di Gobbi è chiara: «L’ondata migratoria del 2015–2016 ha mostrato che non bastano i buoni sentimenti o gli slanci umanitari. Serve una politica migratoria chiara e rigorosa, con controlli di frontiera efficaci e cooperazione concreta, non semplici slogan emotivi».
 

Fonte: Gobbi su MDD

Guarda anche 

Senza contante non c’è libertà: l'8 marzo votiamo Sì

VOTAZIONI - Il caso dell’ex colonnello svizzero Jacques Baud, residente a Bruxelles, è emblematico: nel dicembre scorso Baud è stato sanzionato dal...
21.01.2026
Svizzera

"È sempre possibile fare meglio"

TICINO - Questione di «un paio di settimane», ha spiegato il direttore del Dipartimento del territorio, parlando di un necessario ripensamento delle misure pe...
17.01.2026
Ticino

“Declino della Svizzera”

SVIZZERA - Durante il tradizionale convegno dei vertici dell’SVP a Bad Horn, oltre cento rappresentanti provenienti da tutti i Cantoni hanno discusso per du...
18.01.2026
Svizzera

La censura della chat telegram filoucraina ha vinto. Il Municipio revoca la proiezione del 29 gennaio

TICINO - Il Municipio ha infatti revocato l’autorizzazione concessa lo scorso 2 dicembre, motivando la decisione con la necessità di prevenire possibili t...
14.01.2026
Ticino

Informativa sulla Privacy

Utilizziamo i cookie perché il sito funzioni correttamente e per fornirti continuamente la migliore esperienza di navigazione possibile, nonché per eseguire analisi sull'utilizzo del nostro sito web.

Ti invitiamo a leggere la nostra Informativa sulla privacy .

Cliccando su - Accetto - confermi che sei d'accordo con la nostra Informativa sulla privacy e sull'utilizzo di cookies nel sito.

Accetto
Rifiuto