Lunedì sera, all’edizione principale del TG RSI delle 20, i primi servizi sono stati dedicati alle sommosse giovanili di Losanna. Una città che, come noto, è stata scossa da gravi episodi di guerriglia urbana dopo la morte di un giovane congolese, deceduto mentre fuggiva dalla polizia a bordo di uno scooter rubato. Ma questo “dettaglio” non è sembrato degno di rilievo alla televisione di Stato.
A parlare davanti alle telecamere della Pravda di Comano sono stati: un amico del giovane, un politicante locale dei Verdi e il solito sociologo rosso Sandro Cattacin dell’Università di Ginevra. La tesi portata avanti? Che la rivolta sarebbe conseguenza della “discriminazione” subita da certi giovani immigrati.
Peccato che, nel racconto confezionato dal TG, la realtà sia stata accuratamente edulcorata. Nessun accenno alla provenienza dei rivoltosi, nessuna domanda sulla responsabilità individuale, nessuna sottolineatura sul fatto che lo scooter era stato rubato. L’informazione di servizio pubblico, insomma, ancora una volta ha preferito la narrazione ideologica alla verità dei fatti.
Eppure questo è il modello di “pluralità” che ci viene imposto a suon di canone radiotelevisivo, il più caro del mondo. Con il nuovo importo fissato a 200 franchi all’anno, per molti svizzeri è ancora troppo: pagare per essere disinformati non è certo un privilegio, ma una beffa.