SVIZZERA - A Losanna i politicanti negano paragoni con le periferie parigine. «Il confronto è ridicolo», sostengono offesi. Ma le scene di guerriglia urbana viste in questi giorni non hanno nulla di svizzero. Il contesto pesa: città monocolore a sinistra, con 6 municipali su 7 rossoverdi, e con il 43% di popolazione straniera (oltre a naturalizzazioni facili e circa 6'000 clandestini stimati).
La scintilla è stata la morte di un 17enne congolese, schiantatosi contro un muro mentre fuggiva a bordo di uno scooter rubato. Non un “ragazzino” – come qualcuno tenta di dipingere – ma un quasi-maggiorenne che non studiava né lavorava. La polizia era a circa 100 metri: accusarla è, come sottolinea Lorenzo Quadri, «una mistificazione grottesca».
Poi, come per magia, saltano fuori le chat razziste di 4 o 5 agenti su 500. Riprovevoli, certo, ma usate come pretesto per criminalizzare l’intero corpo mentre i quartieri venivano messi a ferro e fuoco da giovani stranieri. «Nella ro$$overde città di Losanna – osserva Quadri – il problema non è la polizia; il problema è la delinquenza straniera».
Invece di sostenere le forze dell’ordine, i politicanti parlano di “razzismo sistemico” e di riformare la polizia. Risultato? Più costi per il contribuente e meno sicurezza. «Un agente – conclude Quadri – si guarderà bene dall’inseguire un ladro, specie se straniero. Non sia mai che faccia un incidente. Arrestare un delinquente straniero diventa così razzismo sistemico». Politicanti di questo tipo finiscono per essere i migliori alleati della criminalità d’importazione.