Sport, 06 novembre 2023

Parola di Germano Vailati: “Celestini? Buona mossa”

Dentro la crisi nera del Basilea, il club più popolare e famoso della Svizzera

BASILEA - Germano Vailati, detto Rambo, è a Basilea da ormai 11 anni. Ha avuto successo da giocatore (5 titoli, 1 Coppa Svizzera e varie presenze nelle coppe Europee) e come persona si ritiene soddisfatto: “La città renana è a misura d’uomo e molto aperta. Il fatto che confini con Francia e Germania è un punto a favore”. E il club gli ha pure affidato il ruolo di preparatore dei portieri del settore giovanile. “ Dedizione e passione sono le parole chiave del mio lavoro”. Per lui, insomma, un buon periodo, al contrario della prima squadra che occupa l’ultimo posto in classifica. Una vergogna: per i tifosi, abituati a ben altri scenari, per la dirigenza, che dalla fine dell’era Gigi Oeri non ne ha azzeccata più una, e per i giocatori, che non si aspettavano di scendere così in basso. Eppure Germano non è così pessimista: “È dura ma sono convinto che prima o poi ne usciremo. Abbiamo solo bisogno di una vittoria per risalire la china” ci ha detto nei giorni scorsi al telefono. Il momento comunque è drammatico, sportivamente parlando. Anche perché il Basilea è un po' il motore di tutta la città, un patrimonio culturale per dirla tutta. Le notti magiche di Champions League, i venti titoli vinti e i grandi festeggiamenti nella piazza centrale del Barfi fanno di questa società il vanto di tutta la Svizzera calcistica. Ma le cose ora sono cambiate (in peggio), perché la società dal 2017 si è persa in un mare di errori. Prendiamo il recente passato: Heiko Vogel, l’attuale tecnico, lo scorso anno aveva terminato la stagione in panchina (ad interim) ma in estate era tornato al suo ruolo di direttore sportivo. A quel punto nominò Timo Schultz, ex-St.Pauli, suo successore lanciando la politica dei giovani e senza risparmiarsi cessioni importanti e persino dolorose: Amdouni, Zeqiri, Ndoye, Burger, Calafiori e Males, tanto per fare dei nomi, sono partiti per fare cassa. In arrivo, per contro, elementi promettenti ma nulla di più. Normale che Schultz incontrasse qualche problema e così il suo datore di lavoro ad un certo punto lo ha cacciato, auto-promuovendosi head coach (per la seconda volta in dieci mesi). Ma l’avvicendamento non ha evidentemente portato l’attesa svolta. Anzi, se possibile, il Basilea ha peggiorato il proprio rendimento: ultimo in classifica, con 5 punti raccolti in 11 partite.


Tant’è che lo stesso Vogel nei giorni scorsi è stato licenziato per far posto a Fabio Celestini. “Quando le cose vanno male, bisogna fare qualcosa. Il cambio di tecnico ci può stare. Celestini, oltrettuto, è preparato ed ha maturato esperienze importanti. In Spagna, a Losanna e infine a Lugano e Lucerna. Il suo arrivo può segnare la svolta”.


Allora,
Germano: la situazione è quanto meno catastrofica a Basilea.
Beh, non esageriamo. È un bruttissimo periodo, questo sì. Ma può capitare. Nello sport nulla è scritto, non esiste una scienza esatta. Recentemente è toccato anche allo Zurigo trovarsi nei bassifondi e addirittura nel 2016 è stato relegato in Challenge League. Noi non arriveremo a questo, perché sono sicuro che ne usciremo. La rosa è buona, basta una vittoria per ridare morale a tutto l’ambiente.
(in Coppa il Basilea mercoledì scorso ha vinto a Kriens, ndr) .


Ma come è potuto succedere?
Non conosco le dinamiche della prima squadra. Come ho detto prima il livello dei calciatori mi sembra valido. Certo non siamo ai livelli del passato, dei Rossi, dei Gimenez e poi di Shaqiri, tanto per fare dei nomi, ma in squadra abbiamo pur sempre elementi come il portiere Hitz, Taulant Xhaka, Fabian Frei e Jovanovic. Una rosa di primo piano per il calcio svizzero. Sulla carta da primi posti, dietro lo Young Boys ovviamente.


Il momento è difficile eppure i tifosi nelle ultime partite hanno sostenuto a gran voce la squadra.
Inizialmente hanno protestato ma poi hanno capito la situazione ed allora hanno cambiato atteggiamento e hanno ripreso a tifare la loro squadra. Com’è giusto che sia. Del resto a Basilea il calcio è una religione e il pubblico ha molto a cuore le sorti del club. Lo noti quando si gira in città: è l’argomento preferito della gente.


Resta il fatto che il Basilea ha perso credibilità a livello societario. Ci riferiamo alle scelte operate negli ultimi tempi dal presidente Degen.
Quando le cose vanno male, i primi ad essere criticati sono i dirigenti. Ma non è facile mandare avanti una società come la nostra, soprattutto in un momento dove lo scettro del migliore è passato in altre mani. Dopo anni di dominio renano, è arrivato lo Young Boys, che ha inanellato tutta una serie di grandi risultati, accompagnati dalla partecipazione alle coppe europee. A Basilea non si sono fatti trovare pronti e i risultati si son visti. È un ciclo, ci può stare. Come in passato ce ne sono stati altri. Prendo quello del Grasshopper, finito anche lui in Challenge League al culmine di una brutta crisi.


Due dati statistici mettono i brividi: il Basilea domenica a Losanna ha incassato la quarta sconfitta consecutiva e in Super League non vince più dal mese di luglio scorso.
Sì, sono numeri impietosi e che devono far riflettere. Spero che lo staff tecnico e i giocatori siano consapevoli del pericolo che corrono e della maglia che vestono. Il Basilea è il Basilea, insomma…

M.A.

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