Sport, 17 ottobre 2023

Partita la stagione della NHL. Gli svizzeri tra i protagonisti

La caccia alla Stanley Cup è aperta: in pole position Carolina, Dallas e Edmonton

LUGANO - È cominciata martedì la caccia al trofeo più ambito del mondo dell’hockey: la Coppa Stanley. Sono 32 le franchigie che aspirano a succedere ai Vegas Golden Knights, che nel giugno scorso hanno sconfitto in una finale assolutamente inedita, i Florida Panthers al termine di una serie dominata. La lotta continuerà fino ad aprile inoltrato per strappare uno dei sedici posti a disposizione nei playoff, che si concluderanno in giugno, quando in Svizzera, tanto per fare un confronto, le squadre di National League avranno già iniziato la loro preparazione in vista della stagione successiva. Non c’è nessun tipo di discussione, la National Hockey League è IL campionato, quello in cui tutti i discatori sognano di giocare un giorno. Ci aveva provato nel recente passato la Russia a lanciare un torneo che potesse contrastare lo strapotere di quello nordamericano, ma la pandemia prima e le sanzioni seguite all’invasione russa in Ucraina hanno definitivamente chiuso il discorso: la KHL anzi è diventato quasi un campionato di nicchia, senza praticamente alcuna eco. Ma anche prescindendo da Covid e guerra, la KHL non è mai riuscita davvero ad affascinare il mondo dell’hockey, prova ne sia che l’emorragia di giocatori dell’est europeo in direzione di Canada e Stati Uniti non si è per nulla arrestata, anzi. I russi nella NHL quest’anno sono più di sessanta, i cechi più di quaranta, gli slovacchi una decina, ai quali vanno aggiunti altri otto tra lettoni e bielorussi. 



In tutto questo gli svizzeri come sono messi? Bene, ci viene da dire. Sono dodici e alcuni di loro giocano un ruolo da leader nelle rispettive compagini con stipendi da primo piano (vedi tabella). In particolare nei New Jersey Devils c’è una bella colonia rossocrociata, con Timo Meier, Nico Hischier (capitano e prima scelta assoluta del draft del 2017), Jonas Siegenthaler e Akira Schmidt. Roman Josi è ormai una star a Nashville, di cui è diventato uomo-simbolo, Kevin Fiala è apprezzatissimo a Los Angeles e titolare inamovibile, come d’altronde Nino Niederreiter a Winnipeg. Philip Kurashev a Chicago e Pius Suter a Vancouver sono praticamente sicuri di giocare tutta la stagione nella prima squadra, mentre Janis Moser e Lian Bichsel corrono qualche rischio in più di giocare nelle leghe minori. A completare il quadro l’ottima impressione lasciata durante la pre-season da David Reinbacher, austriaco ma di formazione hockeystica svizzera e prima scelta del draft dei Montréal Canadiens: i québécois hanno preferito farlo rientrare a Kloten per consentirgli di farsi ulteriormente le ossa. Non si tratta di certo di una bocciatura per il difensore classe 2004 (!), visto che anche un certo Auston Matthews alla sua età venne girato per una stagione ai ZSC Lions da Toronto nel 2015-2016.



Dopo l’inedita doppia sfida amichevole di pre-season giocata per la prima volta in Australia, alla Rod Laver Arena di Melbourne, tra Arizona e Los Angeles, le 32 squadre stanno disputando la stagione, la 107a della storia della NHL, suddivise equamente e geograficamente in due Conference (Eastern e Western) e in quattro Division (Atlantic, Metropolitan, Central e Pacific). Sono previste delle sfide di regular season a Stoccolma, che vedranno affrontarsi tra il 17 e il 19 novembre prossimi Detroit Red Wings, Ottawa Senators, Toronto Maple Leafs e Minnesota Wild. Gli ormai tradizionali (e un po’ inflazionati a dire il vero) incontri outdoor si giocheranno il 29 ottobre a Edmonton tra i padroni di casa e Calgary e il 1° gennaio tra Seattle e Las Vegas. Ci sarà poi a metà febbraio una doppia sfida a East Rutherford: il 17 si giocherà Philadelphia- New Jersey, mentre il giorno seguente andrà in scena la sfida tra le due franchigie dei New York, Rangers- Islanders. Il week-end del 3-4 febbraio 2024 sarà quello dell’All Star Game che si terrà a Toronto. La regular season si chiuderà dopo 82 partite per squadra il 18 aprile, mentre i playoff scatteranno nella settimana seguente per chiudersi come già detto ad inizio giugno.


Ai nastri di partenza buona parte dei bookmakers danno i Carolina Hurricanes come i principali favoriti per la vittoria finale. Appena dietro gli esperti mettono i Dallas Stars e gli Edmonton Oliers, che cercheranno di riportare in Canada un titolo assente dal 1993, quando a vincerlo furono i Montréal Canadiens di, tra gli altri, Oleg Petrov, Paul Di Pietro e Stéphane Lebeau. Per quel che riguarda i favoriti per conquistare la pole position per i playoff, i pareri sembrano convergere verso Carolina e Colorado, con questi ultimi però sfavoriti da un roster fisicamente meno adatto agli impegni ravvicinatissimi della post-season. Qualche analista si sbilancia pure a indicare i Toronto Maple Leafs, che però non vincono un campionato dal 1967 e nonostante abbiano una delle franchigie più ricche della Lega e una rosa di primo piano, non riescono da molti anni ad andare oltre una sporadica presenza nei playoff. Secondo molti però, chi uscirà vincitore della fortissima Metropolitan Division sarà la favorita del campionato, anche se nella stagione passata furono due franchigie dell’Atlantic e della Pacific a giocarsi la finale. Il pericolo, ancora una volta quindi, potrebbe anche arrivare dal caldo…


Gli underdogs, quelle squadre cioè pronte a creare la sorpresa, vanno secondo me ricercate soprattutto ad est, dove è sempre meglio tenere un occhio attento sui Pittsburgh Penguins dell’immarcescibile Sidney Crosby. Ma occhio anche a Tampa, ancora ferita da una post season andata male nell’ultima annata e ai New York Rangers, sempre solidi e che partono a luci spente, ma non per questo senza ambizioni. A ovest per contro un occhio di riguardo va dato verso Nashville, dove i Predators di Roman Josi devono però trovare più continuità per far fruttare un potenziale in buona parte ancora inespresso. Difficile poi che la sorpresa arrivi dalla California: né Los Angeles, ne Anaheim, né tantomeno San José sembrano avere i numeri per andare molto lontano.


Le franchigie del Nord sono quelle che contano più tifosi dalle nostre parti, ma purtroppo, esclusi forse gli Edmonton Oilers, non sembrano avere i mezzi per issarsi al di sopra del lotto. Detto di Toronto, eterna incompiuta, Winnipeg, malgrado sia indicata qua e là come possibile guastafeste, pare essere in grado di centrare solo una qualificazione ai playoff ma poco più. Calgary deve dapprima risolvere il problema dello stadio, con il vetusto Saddledome che non risponde più alle esigenze dell’hockey moderno. Per questo la Lega sta facendo pressione perché nell’Alberta si costruisca un nuovo impianto, pena un trasferimento della franchigia verso lidi più redditizi. Poi c’è Ottawa, l’eterna parente povera dell’hockey d’élite canadese, una pesante etichetta che non riesce a scrollarsi di dosso con le relative ripercussioni a livello di immagine. Concludiamo con Vancouver e Montréal: Canucks e Habs sono in piena ricostruzione, a loro non si chiede null’altro che una stagione dignitosa. Nel Québec i sogni di vincere la 25ª Stanley rimarranno nel cassetto ancora per parecchi anni…

OMAR RAVANI

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