Sport, 06 ottobre 2023

“Nel 2011 mi sentivo un leone: attaccai, senza molti pensieri”

Oliver Zaugg, ultimo svizzero a vincere il Lombardia, che si corre domani

LUGANO - La stagione del ciclismo internazionale volge ormai al termine. Domani si corre infatti il Giro di Lombardia, la “classica delle foglie morte” o “ il Mondiale d’autunno”. Partenza da Como, arrivo a Bergamo dopo 238 km duri e impegnativi, con 4.400 metri di dislivello. Si tratta della quinta e ultima classica monumento del 2023. Van der Poel, campione iridato in carica, ha vinto la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix; Tadej Pogacar il Giro delle Fiandre e Remco Evenepoel la Liegi-Bastogne-Liegi. Nel 2022 sulle strade lombarde, ma con arrivo sul lungolago di Como, ad imporsi fu lo sloveno Tadej Pogacar che quest’anno cercherà la terza vittoria consecutiva. I suoi principali avversari saranno il connazionale Primoz Roglic e il belga Remco Evenepoel. Gli outsider? Giulio Ciccone, Thibaut Pinot, Richard Carapaz e Enrico Mas. Vedremo. Chi invece guarderà davanti al piccolo schermo l’ultima corsa importante dell’anno, sarà il nostro Oliver Zaugg, corridore che del Lombardia conosce vita e miracoli perché nel 2011 s’impose a sorpresa, battendo i grandi favoriti Philippe Gilbert (che aveva vinto le Strade Bianche, la Freccia del Brabante, la Freccia Vallone, l’Amstel Gold Race, la Liegi-Bastogne-Liegi e la Clasica di San Sebastian), Joaquim Rodriguez e Vincenzo Nibali. 



Fu una giornata memorabile per il ciclismo rossocrociato che il Lombardia lo aveva già vinto in epoca moderna con Toni Rominger (due volte), Pascal Richard e Oscar Camenzind. Oliver Zaugg non aveva mai alzato al cielo un trofeo di grande rilevanza: nel suo palmares poteva vantare soltanto una tappa a cronometro a squadre al Criterium Coppi-Bartali del 2010 (con la Liquigas) e una alla Vuelta (con la Leopard-Trek). Di lui i suoi capitani hanno sempre parlato bene, “come un compagno fedele, sempre pronto ad aiutare gli altri e disponibile al gioco di squadra in particolare nelle tappe di montagna”. 


A pochi giorni dalla quinta classica monumento del 2023 lo abbiamo raggiunto al telefono per ricordare quella giornata straordinaria: il 15 ottobre 2011.


“Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi..”. È nello spettacolare scenario del Lario descritto dal Manzoni che Oliver Zaugg dodici anni fa mette a segno l’impresa della vita. Con una zampata felinca stordisce sullo strappo di Villa Vergano tutti i favoriti del Giro di Lombardia. L’allora ciclista della Leopard Trek, compagno di squadra di Fabian Cancellara, si presentò in solitaria sul lungolago di Lecco con una decina di secondi di vantaggio sugli inseguitori. Pochi ma sufficienti per mandare in fumo i piani di gloria di atleti di grande calibro. Sentiamolo.


Un’impresa, vero Oliver?
Un outsider che colpisce a sorpresa, senza che nessuno se ne accorga. Quel giorno mi sentivo un leone, già prima della gara avevo rivelato ai miei compagni di squadra le mie condizioni. Ero in forma. Alla vigilia, il venerdì, eravamo andati sul percorso e la gamba era buonissima. Andavo bene, malgrado le difficoltà altimetriche. Avevo in mente qualcosa, senza per altro pormi delle domande. L’indomani avrei comunque provato a stare con i migliori. Poi si sarebbe visto...


Gilbert era il gran favorito.
Il vallone veniva da una stagione strepitosa. Aveva vinto praticamente tutto: Freccia Vallone, Amstel Gold Race, Liegi-Bastogne-Liegi e Clasica de San Sebastian. Era in condizioni ideali e nessuno dubitava che sarebbe stato protagonista anche sulle strade lombarde. Fu dunque sorvegliato in modo speciale dai suoi più accerrimi rivali, fra i quali Jakub Fuglsang, che in assenza di Cancellara era il nostro capitano. Avevamo il compito di tenere d’occhio soprattutto Gilbert e Nibali.


Nibali attaccò sul Ghisallo.
Fu una azione spettacolare quella dell’italiano. Partì in solitaria appena rientrato un tentativo di allungo che lo vide protagonista con Fuglsang, Gilbert, Martin e Paolini. Nibali lasciò poi la compagnia e grazie anche alla seguente discesa riuscì a raggiungere quasi due minuti di vantaggio. Poi però mollò, non ne aveva più, e nel tratto di pianura riuscimmo a raggiungerlo.


Lo svizzero, per sua stessa ammissione, sino a quel momento del Lombardia aveva corso “sotto coperta”, senza dare nessun punto di riferimento. Ma a dieci chilometri dal traguardo, ecco che piazzò la stoccata sul muro terribile di Villa Vergano.


Uno scatto fulminante, il suo.
Credo che nessuno si preoccupasse di me e allora me ne andai. Era un’azione da “tutto o niente”. Se non avessi mantenuto un ritmo costante, sarei saltato. Invece ho pedalato senza mai voltarmi indietro, spingendo a tutta, consapevole che quella era l’occasionisissima della mia vita. Improvvisamente mi sono trovato con una ventina di secondi di margine sul gruppo che inseguiva. Quando arrivai in vetta ero sollevato, anche se mancava ancora la discesa. Ma ero talmente forte psicologicamente che riuscii a mantenere 10 secondi di vantaggio, quelli che mi permisero di arrivare a Lecco da solo. Gilbert, Cunego, Rodriguez e Daniel Martin avevano alzato bandiera bianca.


Lei colse il momentum.
Ho sfruttato la mia chance: per me era l’unico momento in cui potevo provarci. Quel giorno ho toccato il cielo con dito e oggi a dodici anni di distanza mi ricordo ancora gli applausi del pubblico, che rimase sorpreso del mio attacco a Villa Vergano. Per me fu una esperienza incredibile: a 30 anni vinsi una delle classiche più prestigiose del ciclistico internazionale. Quasi non ci credevo.

M.A.

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