Sport, 23 febbraio 2023

“Ancelotti CT del Brasile? Buona soluzione per entrambi”

Ne abbiamo parlato con il giornalista e scrittore italiano Darwin Pastorin

LUGANO - Per parlare del fantasioso ma non impossibile passaggio di Carlo Ancelotti sulla panchina più ambita del mondo (quella del Brasile) abbiamo intervistato Darwin Pastorin, giornalista e scrittore italiano. Nato a Sao Paulo, figlio e nipote di emigranti, conosce la sua terra natia come pochi: ne apprezza le virtù e il genio creativo ma ne riconosce anche le storture. “Il Brasile è un grande paese diretto da piccole persone. Povertà, corruzione e violenza sono problematiche che si trascinano da anni e la gente è stufa” ci dice tradendo amarezza. Il giornalista veronese segue sempre con interesse tutte le vicende calcistiche “do pais do futebol”, il paese del calcio, che a dispetto di crisi, risultati deludenti e un’astinenza da titolo mondiale che dura ormai da 21 anni, resta una passione incancellabile per milioni e milioni di brasiliani, molti dei quali si aggrappano a questo sport per lenire le sofferenze quotidiane. 


Ma torniamo in argomento, torniamo a Darwin Pastorin, già direttore del Guerin Sportivo, di Telepiù e Stream TV, di LA7 sport nonché inviato di Tuttosport e oggi scrittore affermato. Qual è il suo giudizio su un eventuale passaggio di Carlo Ancelotti dal Real Madrid al Brasile? 
Quando la notizia è uscita per la prima volta sui giornali brasiliani e poi sulla Gazzetta dello Sport, ho creduto si trattasse di una bufala. Il tentativo mal riuscito, pensai, di fare uno scoop. Invece con il tempo sono cambiate le coordinate e da impossibile l’ipotesi-Ancelotti è diventata decisamente possibile. Per rispondere alla domanda: se così fosse, se la CBF dovesse mettere sotto contratto il tecnico di Reggiolo, in questo caso le parti in causa farebbero un buon affare. 


Si spieghi.
Partiamo dal Brasile. Non vince più un campionato del mondo dal 2002 e da allora ha cambiato cinque commissari tecnici: Carlos Alberto Parreira, Dunga, Menezes, Scolari e Tite. E ognuno con risultati che vanno dal deludente al disastroso. E qui entra in ballo il presidente della CBF Rodrigues il quale, subito dopo il Qatar, dice che una soluzione estera non sarebbe da scartare. Una sparata? No. E l’opinione pubblica si divide in due. Una voce autorevole, quella dell’ex campione del mondo Rivaldo, afferma che un commissario tecnico straniero sarebbe una mancanza di rispetto per il calcio brasiliano e i suoi allenatori. Ma non mancano i favorevoli, soprattutto i giornalisti.


Quindi…
Gli scarsi risultati dell’ultimo ventennio e la mancanza di buoni tecnici locali fanno pensare che Rodrigues faccia sul serio. E non a caso, pur fra smentite e puntualizzazioni, il presidente federale ha messo in agenda un viaggio in Europa per incontrare i giocatori brasiliani che militano nei campionati del vecchio continente ma anche per sondare il terreno con un tecnico di grande fama. E il nome sulla sua agenda è uno solo: quello di Carlo Ancelotti. Il quale non avrebbe nulla da perdere… 


E cioè?
Carletto ha vinto tutto e di più. Per abbellire la ricca bacheca gli manca però il titolo più prestigioso: la Coppa del Mondo! Vinta anche quella, sarebbe il tecnico per eccellenza della storia del calcio mondiale, dalle origini ad oggi. 


Secondo lei, dunque, è un’operazione fattibile?
Assolutamente sì. Ancelotti, che comunque evita commenti sulla faccenda, non avrebbe nessun tipo di problema a dirigere il Brasile. Conosce un sacco di lingue, è una persona aperta ed
equilibrata, è molto umano (caratteristica bene apprezzata dai brasiliani) e l’autorità sufficiente per far ricredere anche coloro che non vedono di buon occhio il suo arrivo.


Ostacoli?
Non ne vedo uno in particolare. Carlo non ne farebbe di sicuro una questione economica, perché di soldi ne ha guadagnati abbastanza in carriera. E nemmeno di nazione, visto che lui ha diretto in diversi paesi. Vero: il Sudamerica è lontano. Ma lui ha una mentalità internazionale e non dimentichiamo che sua moglie, canadese, vive a Vancouver, località che lui raggiunge spessissimo. Le grandi distanze non sono un problema. 


Kaka o Falcao potrebbero essere al suo fianco. 
Ho letto anche di loro. Il primo è stato un suo ex giocatore, il secondo suo compagno di squadra nella magica Roma. Potrebbero essere molto utili, soprattutto per calmare i detrattori. Comunque se Ancelotti dovesse accettare si porterebbe il suo staff, nel quale c’è pure suo figlio. 


Il presidente della CBF ha detto che vuole chiudere la questione CT entro fine febbraio. 
È giusto. Devono pianificare il futuro. All’orizzonte c’è la Coppa America del prossimo anno e prima ancora le amichevoli. Dunque vuole accelerare i tempi. Per questo motivo dico che presto avremo novità. E poi sono convinto che a fine stagione, risultati o meno, Ancelotti lascerà il Real Madrid. Lì, ormai, non ha più nulla da chiedere o ricevere. Ha già vinto tutto. Meglio la Seleçao.


E lei sarebbe contento, vero?
Conosco Carlo da una vita. Si è costruito fra sofferenze (vedi infortuni) una bella carriera da calciatore ed è stato capace di diventare un bravissimo allenatore, malgrado dicessero che fosse un raccomandato da Sacchi, suo maestro e mentore. Ancelotti ha lavorato duro, si è impegnato ed ha capito che l’arma del dialogo con i giocatori è la base di tutto.

MAURO ANTONINI

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