Sport, 30 gennaio 2023

“Mister Stefano Maccoppi non è minestra riscaldata”

Ieri è ripartita la Challenge League. Ne parliamo con il DS del Bellinzona Paolo Gaggi

BELLINZONA - Paolo Gaggi è il direttore sportivo del Bellinzona da ormai 10 anni, da quando i granata - reduci dal fallimento - ripartirono dalla Seconda Lega regionale. Con lo stesso entusiasmo e la stessa passione, il dirigente granata lavora al fianco di Pablo Bentancur per riportare l’ACB nella massima serie. Lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi, proprio alla vigilia della prima giornata del girone di ritorno (ier al Comunale alle 14.15 c’è l’Yverdon).


È ricominciato dunque il campionato...
A livello di mercato abbiamo preso quattro giocatori interessanti quali Durrer, Dixon, Schetino e Ocampos. Quest’ultimo è la ciliegina sulla torta: arriva dal River Plate di Montevideo, è un esterno destro che può fare la differenza. L’ex bianconero lo conosciamo: a Lugano ha avuto spazio e mi sembra abbia fatto bene. E aggiungo pure che il mercato potrebbe anche non essere finito. Insomma: la rosa potrà essere allargata, fermo restando che qualcuno dovrà partire. Lasciamoci stupire. 


È tornato Stefano Maccoppi. Non è una minestra riscaldata? 
Non direi. Il nostro Mister ha una vasta conoscenza del calcio ticinese e anche a livello nazionale ha fatto le sue belle esperienze. Sono convinto che farà bene. Maccoppi è uno che studia il calcio: quando è giunto al Comunale conosceva tutto della nostra squadra. E anche per questo motivo posso affermare che non avrà problemi a mettere in campo un Bellinzona all’altezza della situazione. 



Con Baldo Raineri, licenziato ad inizio gennaio, come siete rimasti?
Con Baldo c’è stata una discussione franca e serena. Non ci sono stati problemi. Ci siamo separati in amicizia e senza rancore. Lo dimostra il bellissimo post che lui ha scritto su facebook e in cui ha ringraziato il club e Bentancur. Raineri ha il cuore granata, da sempre. 


A proposito: i maligni sostengono che Bentancur voglia un allenatore che obbedisca ai suoi diktat tecnici. E cioè: che faccia giocare i calciatori che lui vuole.
Bentancur segue il calcio da oltre 30 anni e ne capisce molto. Aggiungo pure che si appassiona molto alle vicende della sua squadra. Ma posso anche garantire che non ha mai imposto nulla. Come ogni patron di questo mondo, suggerisce e consiglia. Credo sia un suo diritto. 


Il fatto che abbiate cambiato sei allenatori in un anno mezzo fa comunque pensare… Citiamoli allora: Paiva, Aeby, Schällibaum, Sesa, Raineri e ora Maccoppi. 
La decisione di cambiare o di risolvere congiuntamente un contratto, è il frutto di decisioni ben ponderate, nella consapevolezza che il tutto èstato fatto per il bene della squadra. Ammetto comunque che qualcuno abbia potuto arricciare il naso. Ma quando si vuole raggiungere un obiettivo bisogna fare delle scelte precise. A volte dolorose.


Veniamo al campionato. L’obiettivo è sempre uno dei primi tre posti? 
Siamo ambiziosi, non lo nego. E abbiamo fatto, e stiamo facendo, il possibile per essere protagonisti sino a maggio. Abbiamo alcuni punti di ritardo dal terzo in classifica, è vero, ma sono convinto che la rimonta sia fattibile. Abbiamo una squadra in grado di giocarsela e di vincere contro tutti. 


Volete arrivare nei primi tre posti: ma come la mettiamo con la licenza per la Super League?
Lo stadio non è in regola. La Lega è diventata meno rigida: se dovessimo salire di categoria, dovremo sistemare lo stadio ed operare delle migliorie in modo tale che sia più accogliente. A quel punto la Lega ci concederà una deroga di un anno. 


E poi dovreste presentare il progetto per una nuova struttura. 
È un argomento ancora a livello embrionale e sul quale non posso rispondere. Di certo se dovessimo essere promossi in Super League, il tema stadio sarà una delle priorità per il futuro. Parliamo del patron Pablo Bentancur. Personaggio controverso. Pablo lo conosco bene.Ormai lavoriamo assieme da quasi tre anni. Era con noi già ai tempi di Paolo Righetti presidente. È uno che lavora 24 ore su 24, dà anima e cuorea questa società ed ha investito parecchi soldi, grazie ai quali il Bellinzona ha potuto allestire una squadra per tornare nel calcio d’elite dal quale mancava dai tempi di Giulini. Per dirne una: quando perdiamo una partita mi chiama a ore impensabili per sfogare la sua delusione. Ama profondamente questo sport e posso dire che si sta affezionando anche al club. 


Eppure è criticato per la sua scarsa empatia. 
Pablo ha il suo carattere. Lui è uno che bada al sodo e non pensa troppo a farsi vedere o a farsi amare. Ma le posso assicurare che ultimamente si è avvicinato molto alla città: non è raro incontrarlo nei ritrovi di Bellinzona assieme al figlio Pablito a discutere e a parlare di calcio. Ma non solo: recentemente si è incontrato con il club dei 100 e la serata è stata un vero successo. Ha avuto moto di farsi conoscere e di presentare i suoi progetti. Alla gente è piaciuto. 


I tifosi, sopratutto quelli della curva, lo hanno contestato. Lo scorso autunno il Mattino ha pubblicato integralmente una lettera-volantino che era stato distribuita al Comunale e in cui si criticava il modo di agire della società. 
Premesso che ognuno può esprimere liberamente le proprie opinioni, purché lo faccia in modo pacato e educato e premesso pure che i Boys non mancano mai ad una partita sia in casa che fuori, posso dire che chi parteggia per l’ACB lo deve fare a prescindere: si tifa granata anche se a qualcuno non piace la dirigenza. 


Con la stampa i rapporti fra Don Pablo e i giornalisti non sempre sono idilliaci. 
Lui vorrebbe una stampa più propositiva e meno criticona… 


Si è detto e ridetto che al club manca un’organizzazione all’altezza del calcio d’elite.
Stiamo lavorando per migliorare tutti gli aspetti organizzativi. Per esempio: per le questioni legate agli sponsor abbiamo trovato nella persona di Luca Franco, un tempo già al servizio della nostra società, la persone giusta per risolvere il problema. Ci stiamo attrezzando, insomma. Vogliamo che i nostri tifosi siano orgogliosi dell’ACB.


A fianco di Pablo Bentancur lavora il figlio Pablito. 
Una delle persone più buone, umili e collaborative che io conosca. Sono contento di poter condividere con lui i momenti e le emozioni legate al Bellinzona.


Kubilay Türkyilmaz, icona granata, da poco tempo lavora per il Paradiso. Non avrebbe potuto essere al vostro fianco? 
Kuby è un carissimo amico e un grande conoscitore di calcio. Se ha fatto questa scelta, avrà avuto i suoi motivi. E io non lo critico di certo. 


Il club del presidente Antonio Caggiano non potrà che guadagnarne.
Sicuramente. E poi il Paradiso è una società ambiziosa, al quale negli ultimi anni abbiamo dato parecchi giocatori, vedi Russo, Guarino e Rossini, tanto per citare alcuni nomi. Auguro ai luganesi di poter fare il cammino dell’ACB, che dal 2014 in poi è salito dalla Seconda Lega Regionale alla Challenge League. I consigli di Caggiano a Bentancur? Credo che ognuno debba guardare in casa propria. Null’altro da dire.

M.A.

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