Sport, 15 gennaio 2023

Lugano, a Ginevra la svolta?

Bianconeri pazzeschi e dai due volti anche nella terra di Calvino: da oggi, contro il Davos, urge trovare punti preziosi e continuità

LUGANO - Quando alle 20 (secondo più, secondo meno) di venerdì scorso Berthon ha infilato la terza rete del Ginevra complice l'obnubilato Koskinen, sembrava che sul Lugano fosse calata definitivamente la notte: 3-0 per le Aquile, con i bianconeri a pascolare sul ghiaccio come principianti. Il portierone finlandese sembrava Alice nel paese delle meraviglie, i difensori (Wolf e Guerra su tutti) in gravi ambasce ad ogni movimento dei granata locali e gli attaccanti lenti ed impacciati a rincorrere alla cieca gli scatenati attaccanti avversari. Un vero disastro, un dominio assoluto dei romandi, durante il quale il coach Luca Gianinazzi avrà maledetto almeno una mezza dozzina il giorno in cui ha accettato di dirigere questa squadra di matti. E la stragrande maggioranza dei tifosi incollati davanti alla TV (per altro senza molte speranze) ha cambiato canale per evitare di assistere ad una Caporetto in piena regola.


Sarebbe stata la ventunesima sconfitta in 35 partite! Quando alle 20, insomma, di venerdì scorso l'ex biancoblù Berthon ha insaccato quasi senza volere il disco alle spalle del gigante finnico, beh, nessuno (ma proprio nessuno) immaginava che una regia occulta avrebbe stravolto ogni logica ed ogni dinamica e pianificato una clamorosa, spettacolare e incredibile rimonta dei bianconeri. E infatti, il Lugano, che resta sempre una squadra di matti (nel buon senso della parola) e di inaffidabili, ha stravolto lo scenario, ribaltando con un parziale di 1-7 un match che sembrava segnato. Forse che quel maledetto-benedetto gol del buon Berthon ha dato la carica ai ticinesi, oppure semplicemente ha agitato le loro coscienze: no, non era possibile continuare in quel modo: e allora ecco che finalmente i giocatori si sono ricordati della maglia che indossano e si sono scrollati di dosso le paure e le angosce. 



Arcobello è tornato a fare il giocatore che tutti conoscevamo, Connolly si è svegliato (un collega gli aveva dato del lavativo durante il derby), Carr si è ricordato del suo passato, e in generale tutti hanno capito che non si poteva più procrastinare la rinascita. E grazie anche al nuovo straniero, il ceko Klok (solida prestazione: mai un passaggio a vanvera, mai un rischio, gioco semplice e pulito il suo), tutta la squadra si è ricompattata e si è lanciata in una rimonta pazzesca. Qualcuno che la sa lunga in fatto di statistiche, ha paragonato la serata delle Vernets a quella di 5 anni fa a Bienne. Ricordate? Semifinale per il titolo, i bernesi vincono 2-0 nella serie e in gara 3 conducono 3-0. I bianconeri giocano in inferiorità numerica e il leggendario Reuille va a costruirsi e realizzare in contropiede la rete che rilancia la sua squadra. Il Lugano porterà a casa quella sfida e poi non si fermerà più, se non nella settima infausta partita di finale contro i Lions. Vuoi vedere, allora, che venerdì scorso la squadra di Gianinazzi ha finalmente imboccato la strada giusta?


Troppo presto per dirlo. Per due motivi: il Lugano è una squadra umorale, capace del meglio e del peggio, una squadra che non ha ancora raggiunto un assetto ed un equilibrio consistenti ed efficaci; il Lugano ha bisogno di una serie di vittorie per districarsi da una situazione che, malgrado la vittoria sul ghiaccio della capolista, resta ancora precaria. Di certo, come ci diceva nei giorni scorsi il nostro opinionista Roberto Mazzetti, “la squadra gioca meglio e il gioco è più scorrevole e attrattivo! La problematica maggiore è rappresentata dalla condizione fisica e lo si vede quando il Lugano gioca due partite consecutive, dove ha enorme difficoltà nell'entrare in partita, vedi la gara di Langnau”. 


In questo senso la giornata di ieri dovrebbe aiutare i bianconeri, che dopo la lunga trasferta ginevrina hanno potuto riposarsi in vista dell’importantissima sfida odierna contro il Davos, nella quale cercherà di dare continuità al successo contro il Servette. Non scontato e non semplice, viste le caratteristiche della squadra, una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde. Fragile, discontinua e scostante come nel derby perso in casa contro i leventinesi oppure tenace e letale come quella di venerdì sera dalle 20 in avanti? Un po' di ottimismo, comunque, non guasta e quindi non resta che augurarci che Ginevra rappresenti la svolta di una stagione che sinora è stata costellata di alti (pochi) e bassi (molti).

MDD

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