Sport, 13 novembre 2022

“Rossocrociati da semifinale!”

L'ex Michel Pont si è così espresso sul cammino che attende la Svizzera ai prossimi Mondiali in Qatar

LUGANO - Michel Pont non ha certo dimenticato la sua breve esperienza in Ticino. “Quell’anno trascorso a Lugano (1996/ 1997, ndr) fu molto arricchente dal profilo umano. A livello sportivo fu un mezzo fallimento e ancora oggi, se mi guardo indietro, me ne rammarico molto. Avrei voluto avere una seconda chance” afferma l’ex assistente di Köbi Kuhn e Ottmar Hitzfeld in rossocrociato, da noi raggiunto telefonicamente a Doha, dove si trova per motivi professionali (“ ma non più sportivi”, chiarisce): “Lavoro per uno degli sponsor dei Mondiali e per questo motivo ho partecipato ad alcuni meeting nella capitale qatariota”. Con lui abbiamo toccato diversi temi: le proteste contro il Qatar per la spinosa questione dei diritti umani, la nazionale rossocrociata e la lista dei convocati di Yakin e, infine, i possibili scenari della rassegna iridata. Con una premessa dedicata ai suoi anni trascorsi sulla panchina della Svizzera al fianco di Köbi Kuhn e Ottmar Hitzfeld.


Anni gloriosi: “Dopo la brutta esperienza vissuta a Lugano, sono andato in giro a vedere partite ed allenamenti in Svizzera e in alcune nazioni estere. Poi ad inizio anni Duemila, Kuhn mi ha voluto al suo fianco per rilanciare la nostra massima rappresentativa, che veniva da una serie di delusioni come la mancata qualifica agli Europei di Belgio e Olanda e ai Mondiali asiatici. Inizialmente fu molto difficile, avevamo addosso tutta la critica. Ma in seguito riuscimmo a centrare la qualificazione per gli Europei portoghesi del 2004. Stagioni di grandi soddisfazioni ma anche di delusioni terribili… Ma dentro di noi avevamo la consapevolezza di aver contribuito a formare dei gruppi di giocatori fantastici ed una squadra rossocrociata di tutti, senza distinzioni di sorta”.


Maledetti rigori: “Vedo ancora le immagini di Frei e Magnin in lacrime. Avevamo appena perso ai rigori contro l’Ucraina negli ottavi di finale dei Mondiali del 2006 in Germania. Per me fu una delusione enorme, forse la più grande del periodo trascorso nello staff della Nazionale, quasi 13 anni. Avevamonelle corde il passaggio di turno ma non riuscimmo a mantenere i nervi saldi. Noi eravamo tesissimi, gli ucraini assolutamente tranquilli”.


Maledetto palo: “Perdemmo agli ottavi anche in Brasile, quattro anni più tardi. Stavolta a fermarci fu un palo colpito da Dzemaili oltre il 120esimo minuto. Tenemmo in scacco a lungo gli argentini ma poi uscimmo fra le lacrime. La sera, quando rividi la partita in TV, ascoltai un telecronista della TV di Buenos Aires gridare “Grazie a Dio” la palla è finita sul palo! Mistica del calcio”. 



Grandi persone: “Mi considero fortunato! Aver lavorato al fianco di due tecnici quali Kuhn e Hitzfeld mi ha fatto crescere come persona e come uomo di calcio. I due erano diversissimi come carattere e come visioni calcistiche. Ma con entrambi riuscii a trovare un feeling speciale. Se la Svizzera oggi è la nazionale rispettata da tutti, è soprattutto merito di Köbi e Ottmar”.


La Nazionale oggi: “Siamo usciti fuori tre volte agli ottavi (nel 2006, nel 2014 e nel 2018, ndr). È ora di abbattere questo muro e di puntare a qualcosa di più importante. Non dobbiamo più accontentarci. Abbiamo un gruppo forte, con giocatori che nei campionati esteri sono protagonisti. Prendo Xhaka e Akanji da esempio. Dobbiamo essere ambiziosi. Selo saremo, dico che la Svizzera è da semifinale.
Non è utopia, io ci credo”.


Convocati:  Non ci sono state sorprese. Vanno i migliori. La scelta di portare quattro portieri ci sta. Nel dubbio, meglio essere coperti. Eppoi adesso si possono chiamare 26 giocatori. Abbiamo un gruppo di 13-14 elementi su cui puntare, lo zoccolo duro. Gli altri dovranno farsi trovare pronti. Avremo bisogno anche di loro”.


Nessun timore: “Siamo con Brasile, Serbia e Camerun, un gruppo decisamente difficile; alcuni lo hanno definito il girone della morte. Ma noi non dobbiamo temere proprio nessuno. Abbiamo i numeri e la qualità per battere chiunque. Del resto nel 2018, contro brasiliani e serbi abbiamo fatto un figurone. Se partiamo bene con il Camerun ne vedremo delle belle”.


Soliti nomi: “Favorito al titolo? Io penso che il Mondiale se lo giocheranno le solite squadre. Il Brasile e l’Argentina sono leggermente favorite davanti alla Francia e alla Spagna. Occhio agli iberici. Sono giovani e giocano un calcio molto complicato da bloccare. Sarà di certo una rassegna ricca di emozioni”.


Diritti umani: “I diritti umani sono fondamentali nella società moderna. Che in Qatar non siano stati rispettati, è sotto l’ occhio di tutti. Tuttavia io non credo che i Mondiali vadano annullati o cancellati. Le proteste ci stanno. Però andavano fatte già 12 anni fa quando la FIFA li assegnò alla nazione qatariota. Fermare tutto sarebbe controproducente. E un danno per tutti i tifosi che non vedono il momento che cominci questo evento”.


M.A.
 

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