Sport, 14 novembre 2022

Ambrì sufficiente, HCL male. Ginevra e Bienne sugli scudi

Il nostro pagellone di National League dopo le prime 20 partite di campionato

LUGANO - Le pagelle: da sempre sono un gioco divertente. Per i giornalisti, poi, una manna dal cielo. Con poche parole si possono misurare e giudicare le prestazioni dei giocatori e pure dei dirigenti. Anche il Mattino della Domenica, fedele ad una sana tradizione, si butta in questa operazione e stavolta vota il rendimento delle 14 squadre di National League dopo una ventina di partite. Una sorta di resoconto prima della pausa dedicata alla nostra nazionale.


Ajoie 4--. La squadra giurassiana parte bene: entusiasmo, disciplina tattica e grandissima determinazione. A differenza dello scorso campionato, non funge da vittima sacrificale. Anzi: sulla sua pista ci lasciano le penne diverse compagini blasonate (fra le quali il Lugano). Ma poi, adagio adagio, complice anche qualche infortunio di troppo, i romandi perdono velocità e finiscono all’ultimo posto.


Ambrì Piotta 4. Parte a razzo, l’Ambrì, esaltandosi e esaltando la piazza biancoblu. Poi però la squadra guidata da Cereda perde fiducia, vede alcuni dei suoi stranieri normalizzarsi e cade in una crisi più di risultati che di gioco che la porta nella mischia di bassa classifica. La perdita di Heim (per l’Ambri vale uno straniero) incide. La pausa arriva probabilmente al momento giusto per rinfrescarsi le idee e ritrovarsi un po’. La qualità c’è e si è vista, ma va fatta una scelta chiara sul primo portiere (che deve essere Juvonen). Quest’anno se i biancoblù restano fuori dai pre playoff non ci saranno scusanti per lo staff.


Berna 4. Caso più unico che raro: proprio nel momento in cui la squadra ottiene risultati e si posiziona al sesto posto, il club caccia il tecnico. Dopo una partenza difficile, sembrava che Lundskog dovesse fare le valiegie. Ma poi sono arrivati i risultati, anche se il gioco e i sistemi dello svedese non andavano più a genio alla dirigenza e al pubblico. È un Berna, comunque, che sembra avere potenziale. Se fossimo le big del campionato, diffideremmo degli Orsi.


Bienne 5. Secondo alla pausa nazionale: un risultato diremmo ottimo per questo Bienne che, come la stagione scorsa, parte fortissimo e mette tanti punti in cascina. Coach Antti Törmänen guida con mano sapiente e ferrea un gruppo composto da ex stelle nazionali (Brunner, Grossmann, Haas e Cunti), giovani promettenti (Schläpfer, Tanner e Maillard), ed un pacchetto di stranieri cappeggiato da Rajala assai efficace. Non vincerà il titolo ma darà fastidio.


Davos 4+. Alti e bassi per la squadra grigionese, che forse sta un po’ più in basso di dove dovrebbe essere. I suoi stranieri - Stransky a parte - finora non hanno risposto alle aspettative e anche alcuni svizzeri potrebbero dare di più. Spesso è Aeschlimann a salvare la baracca. C’è potenziale di crescita, quando Bristedt tornerà dall’infortunio e quando anche Corvi, Fora e Ambühl alzeranno ancora un po’ il livello. L’impressione è però che quest’anno il Davos non possa impensierire più di tanto le grandi del campionato nella corsa al titolo.


Friborgo 4. Non distanti dal sesto posto ( l’ultimo a disposizione per entrare nei playoff direttamente) ma nemmeno dall’undicesimo, i burgundi vivono fra alti e bassi, l’impressione è che tirino a campare in attesa di tempi migliori. La rosa è piuttostto vecchiotta e il coaching di Dubé poco convincente. Alla fine il Friborgo fa valere l’esperienza e la classe di qualche singolo (Mottet, Diaz, Berra e Sprunger).


Ginevra Servette 5,5. Squadra solida, trascinata a suon di punti da un ottimo pacchetto di stranieri. Tommernes, Omark, Filippula e un Winnik spesso sottovalutato sono fuoriclasse per il nostro campionato e gli svizzeri - ben orchestrati da Cadieux - sanno seguire l’onda. L’assenza di una pedina fondamentale Vatanen - non fa calare il rendimento dei ginevrini che restano temibili e grazie anche ad un power play efficace - sono la squadra che segna di più del campionato. Anche la coppia di portieri - sulla quale c’erano dubbi fondati - risponde presente.


Kloten 4. A fine settembre, e dopo cinque partite di regular season, i neopromossi aviatori non avevano collezionato un solo punto. Ma non solo: sul loro conto si registravano anche due sconfitte pesantissime (0-7 a Davos, 1-9 a Friborgo). Poi, dopo il clamoroso successo a Lugano, qualcosa è cambiato. Con pazienza, senza stress e mantenendo sempre la barra dritta, i ragazzi di Tomlinson hanno cominciato a risalire la china. Squadra giovane, con stranieri esperti, potràtogliersi delle soddisfazioni. 


Lakers 5--. Oramai il Rapperswil non è più una sorpresa. Ha buoni stranieri, Cervenka su tutti ed è davvero completo in ogni reparto. Sorprendono in positivo i giovani in difesa e Moy davanti. Molto - nel resto nel campionato dipenderà ancora una volta dalla resa dei suoi stranieri e dal rendimento di Nyffeler. Sennò il rischio - come in passato - è di arrivare alla resa dei conti avendo già esaurito tutte le risorse durante il percorso. Un plauso alla direzione sportiva e allo staff tecnico perché da sorpresa i Lakers sono diventati una certezza.


Langnau 4+. Fanno tanta fatica all’inizio e - al netto degli stranieri - si nota la poca qualità della rosa . Poi però il rendimento degli imports (da notare il tedesco Michaelis e l’innesto di Eakin al posto di Grenier) cresce e con esso la resa dei Tigrotti. Trascinati da Pesonen e soci, e con Bolthauser che migliora tra i pali, anche gli svizzeri trovano la loro collocazione in un gioco senza pretese. La squadra dell’Emmental è lì dove deve essere e tutto sommato va già bene così.


Losanna 3. Un mezzo disastro finora, se si considera quanto speso e come si è speso negli ultimi anni per allestire la squadra e costruire la nuova pista di Malley. Squadra senza identità, traballante, con interpreti buoni sulla carta, ma evanescenti nel sistema di gioco. Delude alla transenna Fust, che diventerà DS, delude Svoboda che rimane azionista . Deludono troppi giocatori che per ora restano e che, se la pausa e il nuovo allenatore non porteranno a un miglioramento, verranno spediti altrove, buttando al vento soldi e un’altra stagione.


Lugano 3,5. Stagione, per ora, in sofferenza. Colpa di un ex tecnico ormai bollito e fautore di un gioco paleolitico(McSorley), di una dirigenza che non ha saputo fare scelte oculate al momento di sostituire Pelletier e di un gruppo (o parte di esso) decisamente sotto tono. Il cambio di panchina è stato clamoroso e per certi aversi sembra azzardato: ma coach Luca Gianinazzi (29 anni) ha passione, competenza e lucidità sufficienti per rilanciare la squadra. Bocciati Kaski (il peggiore degli stranieri) e Thürkauf (irriconoscibile). Ci si attende di più da Fazzini e Arcobello. Koskinen sicurezza. Ma potrebbe non bastare. Playoff a rischio? A questo punto se non ci sarà una secca inversione di tendenza, è probabile...


Zugo 4,5. Non è (finora) il rullo compressore delle scorse stagioni ed è meno costante del solito, la compagine campione svizzera. Ma la qualità c’è e si è già fatta notare. Nelle ultime uscite crescono alcuni dei suoi uomini migliori - Kovar e Genoni- e cresce anche la media punti dei Tori. Squadra che resta tra le favorite al titolo, perché il talento e la profondità della rosa c’è. È probabile che lo Zugo uscirà alla distanza.


Zurigo 5--. Ha cominciato in sordina ma in seguito ha cambiato decisamente passo, stimolato anche dal fatto di giocare nella nuovissima e bellissima pista. Merito di una rosa profonda e di un giusto mix stranieri-svizzeri, certamente uno dei migliori del campionato. Punto forte è il sistema difensivo: la squadra della Limmat è quella che ha incassato meno reti (35)! Merito, anche, di un portiere decisamente forte come Hrubec.

MDD

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