Mondo, 16 maggio 2022

“Musk, un giocatore infinito” Un padrone del Metaverso?

Cosa spinge un multimiliardario ad acquistare Twitter? Filantropia o il Dio denaro?

Ha fatto notizia l’acquisto da parte di Elon Musk di Twitter nel frattempo sospeso... Ne parliamo con Alessandro Trivilini, esperto di tecnologia digitale.

Alessandro, se non ci fosse stato Musk, ci sarebbe stato un altro. Parlaci un po’ dell’acquisizione di Twitter e di questi facoltosi personaggi sui social…

In fondo non poteva essere altrimenti. In un mondo sempre più liquido, tutto ciò che Elon tocca diventa realtà e fa discutere. Visionari pragmatici come lui ce ne sono pochi, la sua logica fonda le radici su un principio saldo che lo accompagna da sempre: non puoi fare una frittata senza rompere qualche uovo. Un’espressione semplice quanto pragmatica. Basti collocarla alla sua forma mentis e alla resilienza che lo contraddistingue con riferimento al fatto che, per gente come lui, sbagliare non è uno smacco ma un punto di passaggio obbligato per superare limiti che le persone comuni capiscono a impresa soltanto compiuta negli anni successivi. Ma cosa rende davvero speciale un miliardario in corsa per la conquista dello spazio? Alcuni potrebbero pensare all’avidità di possedere tutto ciò che gli passa per la testa. Altri, invece, potrebbero giudicarlo mettendo al centro la sua ambizione, confondendola con lo scopo per cui visionari come lui intraprendono certe sfide per i più impossibili. Forse, però, c’è una strada ancora poco tracciata da percorrere per trovare alcune tracce utili alla comprensione degli aspetti originali e fuori schema della sua personalità. La strada è quella indica dalla teoria dei giochi del celebre matematico americano John Forbes Nash, da cui molte aziende e leader politici tutt’oggi si ispirano per cercare di trovare una modalità di gestione dei “giochi” che desiderano affrontare e gestire sul posto di lavoro.

Dunque chi sono questi giocatori?

In sintesi, senza banalizzare, questa teoria porta a individuare due tipi di giocatori: quelli finiti e quelli infiniti.

I primi sono caratterizzati dal fatto che le azioni che intraprendono hanno un fine quantificabile, definibile e imminente. La loro attitudine richiede regole precise e chiare sin dall’inizio dei progetti, senza le quali potrebbero non riuscire a esprimersi con efficacia percependoli come astratti e non realizzabili. I giocatori infiniti invece sono tutti coloro che interpretano l’ambiente, le sfide e le dinamiche che li circondano esattamente al contrario. Riescono a vedere oltre la metaforica collina, e per istinto e naturalezza hanno lo sguardo sempre in cerca della luna e non del dito. Intendiamoci, non è una classificazione tra migliori e peggiori, bensì una mera questione di mentalità e approccio. Questo spiega il motivo per cui molto spesso, soprattutto in fase iniziale di nuovi progetti, le persone a traino “infinito” vengono fraintesi, non compresi, o messi all’angolo per mancanza di concretezza rispetto alla visione più a corto termine delle persone con le quali sono chiamate a collaborare. Sovente la loro visione si concretizza nel tempo perché ciò che vedono e immaginano nella soluzione che hanno in testa, nella loro testa, ha sempre un biglietto di ritorno concreto e pragmatico. Chissà quante persone avrebbero acquistato un biglietto per un viaggio nello spazio dieci anni fa? Nessuno. Chissà quante persone leggendo le sue intenzioni sui giornali hanno pensato “questo è matto non ce la farà mai”? Una volta collocato Elon Musk nella cerchia

ristretta dei giocatori infiniti risulta più chiaro intravvedere le motivazioni che potrebbero, il condizionale è d’obbligo, averlo spinto a spendere una cifra astronomica per l’acquisto di Twitter. Quanto meno la mera curiosità non può catturare la nostra attenzione.

Probabilmente la sua visione ha delle sfumature che oggi gran parte di noi non riescono a mettere a fuoco. Un’altra delle caratteristiche principali dei giocatori infinti è che non intraprendono progetti con il solo scopo di arricchirsi, in genere lo fanno con un obiettivo più nobile, complesso e selettivo: dare il proprio contributo per migliorare il mondo. Questa è la vera ideologia che spinge questo tipo di persone quando decidono di dare vita a un progetto innovativo.

Ma allora quali sono le peculiarità che circoscrivono

l’ultima impresa di Elon Musk di fronte a Twitter?

Beh, la prima cosa da dire è che nessuno lo può sapere con certezza, a meno di vivere in simbiosi con Elon Musk per conoscere cosa gli è frullato per la testa quando ha maturato l’idea di spendere buona parte del suo patrimonio in questa nuova impresa. Tuttavia, è possibile osservare tre elementi tangibili e oggettivi che ci permettono di inquadrare meglio il suo dominio operativo.

Il primo è che imprenditori come lui per istanto cercano sempre e solo problemi da risolvere che siano reali e ambiziosi. Il secondo elemento è che si rivolgono (o danno vita) sempre e solo a mercati concreti. Il terzo è che hanno capito che per aggregare, creare consenso e tenere nel tempo le persone nel (loro) flusso delle informazioni è necessario disporre di uno strumento di comunicazione di massa di proprietà. Problema-mercato-comunicazione è un triage che sta alla base di molte imprese visionarie non solo di Elon Musk, bensì di altri potenti della tecnologia che hanno compreso quanto sia importante avvalersi di uno strumento per stare in contatto continuo con le persone che, un giorno, saranno chiamate ad acquistare, usare e, si spera, apprezzare le loro soluzioni. Uno strumento che funga da filo sottile per mantenere un contatto con la realtà, per conoscere costantemente il pensiero delle persone a cui le loro visioni presto o tardi si rivolgeranno. Ma questa è un’acquisizione interessante anche da un altro punto di vista. Accade in stretta concomitanza con l’accordo politico raggiunto nei giorni scorsi dall’Unione europea in merito al Digital Services Act. Un disegno di legge che impone ai big della tecnologia maggiore responsabilità sui contenuti illegali o nocivi che circolano sulle loro piattaforme, includendo misure contro la disinformazione online a tutela degli utenti e della libertà di espressione. Un accorgimento da non trascurare, in primis per evitare il rischio che Twitter in mano a un visionario appartenente alla cerchia ristretta dei quattro monopolisti tecnologici globali, possa trasformarsi in uno strumento di persuasione di massa autoreferenziale sui contenuti e suoi progetti targati Elon Musk. In un’epoca in cui il mondo (non tutto per fortuna) tende per molteplici motivi alla censura e al controllo delle informazioni digitali, potersi permettere a suon di miliardi il miglior social network professionale in circolazione è certamente un colpaccio. Ma chissà cosa vede Elon oltre la collina di Twitter? Mentre tutti noi fissiamo il dito chiedendoci se questo sia stato o meno un affare, chissà cosa frulla nella sua testa per averlo spinto ad acquistare un social network in momento storico in cui tutti si buttano nel Metaverso? Questa è la vera questione, di cui, purtroppo, per ora non abbiamo risposta.

MAURO BOTTI - Dal Mattino della Domenica 15.05.2022


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