Sport, 03 maggio 2022

“A Kloten ho ritrovato motivazioni ed emozioni”

L’ex HCL Matteo Nodari promosso in National League con gli aviatori

KLOTEN - Nel Lugano non trovava più spazio e quindi ha deciso di trasferirsi oltre San Gottardo, firmando un contratto con il Kloten (di due anni e mezzo). Una buona opzione, visto che la squadra zurighese pochi giorni fa ha centrato la promozione in National League. Stiamo parlando del difensore luganeseMatteo Nodari, che per altro era alla sua terza esperienza lontano dal Ticino dopo Rapperswil e nel Losanna, esperienze che sono state paganti sia sul piano umano che sportivo “Mi sono servite per crescere dal punto di vista hockeistico e per imparare a conoscere nuove realtà di vita”, ci ha detto Matteo, che in quel di Kloten ha saputo ritrovare la voglia di giocare e ritagliarsi uno spazio importante.


Matteo: quali sono stati i motivi che hanno determinato il suo dediserio di lasciare il Lugano per accasarsi appunto nel Kloten?
Con l’HCL avevo ancora un anno di contratto: all’inizio dello scorso campionato tutto procedeva bene poi con il passare del tempo ho avuto sempre meno spazio e allora ho deciso di parlare con la dirigenza. Per vedere di trovare una soluzione. Abbiamo discusso tranquillamente e scelto insieme la miglior cosa da fare. Così alla fine abbiamo scelto il club degli Aviatori.


La palla è dunque passata al Kloten.
Esatto: quando hanno capito che le mie possibilità di giocare in bianconero si erano ridotte, i dirigenti zurighesi sono intervenuti dicendosi interessati, e così alla fine ho accettato. Non mi preoccupava il fatto di andare in Swiss League, il mio obiettivo con gli aviatori era di rilanciarmi e di vincere il campionato e così è stato. C’erano altre squadre che mi volevano ingaggiare ma ho capito che la soluzione Kloten era la migliore.


Appunto...
È una società che ha una sua lunga storia e tradizione e con il quale potevo effettivamente vincere il campionato di Swiss League; secondariamente anche per la famiglia si è trattato di una soluzione ideale. Logisticamente posso tornare più facilmente in Ticino dove posso ritrovare mia moglie e i tre figli (è in arrivo pure il quarto, auguri! ndr). Con il treno due ore e mezza e sono da loro una o due volte la settimana. Una scelta come detto ideale e molto stimolante. Kloten è una piazza molto appassionata dove non manca un forte sostegno del pubblico. Alla partita decisiva con l’Olten c’erano 7600 spettatori che hanno creato un ambiente pazzesco.


Non era scontato adattarsi alla nuova realtà, anche se di lega inferiore.
Innanzitutto il valore complessivo del Kloten a mio avviso era ed è da National League e quindi noi abbiamo sempre giocato sostenuti da una ottima qualità del collettivo e dei singoli. È altresì vero che nella lega cadetta il livello tecnico è un po’ più basso rispetto alla categoria maggiore, ed hai la possibilità di ragionare qualche secondo in più prima di proporre l’azione.


Al di là dell’aspetto sportivo Nodari è riuscito ad integrarsi nella nuova realtà hockeistica.
È andata bene, con il passare del tempo mi sono trovato sempre meglio ed ho potuto fare anche nuove amicizie.


Quando un giocatore sceglie di accasarsi altrove decide in un certo senso di rimettersi in discussione. Visto che arrivava da una lega superiore da lei dirigenti e tifosi degli aviatori si aspettavano evidentemente molto.
Sapevo di questa situazione ed ho dato il massimo. Complessivamente mi ritengo soddisfatto delle miei prestazioni. Questa esperienza, a prescindere dalla categoria, mi ha permesso di fare un passo avanti soprattutto perché ho avuto parecchio minutaggio sul ghiaccio. Mi sono messo in discussione con la consapevolezza di avere i mezzi per far bene.{banner}


Determinante è stato l’apporto del tecnico Jeff Tomlinson, malgrado i suoi problemi di salute, già emersi durante la sua permanenza a Rapperswil.
Jeff ha dimostrato di essere un ottimo tecnico, forse il migliore che io abbia mai avuto, un vero leader, uno che sa leggere le partite come pochi. Di sicuro resterà con noi, se condurrà ancora la squadra non lo so, lo spero ma ovviamente questa è una decisione che deve prendere la nostra società. Anche sul piano umano Tomlinson è uno che sa il fatto suo dialogo aperto e franco.


Essere tornato in National League è un motivo di grandissima soddisfazione.
Quando sono partito da Lugano per approdare a Kloten il mio obiettivo era logicamente quello di tornare nella categoria maggiore. Dopo la sconfitta con l’Ajoie la scorsa stagione, qui a Kloten c’era una grande voglia di riscatto ed il ritorno nella massima categoria è stata salutata da tutti con una gioia ed una festa incredibile in pista e fuori. Per me poi è uno stimolo eccezionale poter nuovamente in NL Ho ancora due anni di contratto e quindi voglio continuare questa esperienza ad un livello superiore, consapevole che ora occorrerà cambiare ritmo per reggere il passo con l’élite nazionale.


Nessun rimpianto quindi di aver lasciato il Lugano?
No, anche perché io non mi guardo mai indietro, guardo sempre avanti affrontando la nuova esperienza come detto con grande impegno.


Che ne pensa della stagione dei bianconeri?
Credo sia stata una stagione di transizione, forse c’erano dei nuovi sistemi da applicare col tecnico, comunque il club bianconero possiede dei giocatori di una certa caratura e dei giovani molto forti. È un collettivo di buon valore che potrà fare prossimamente un salto di qualità.


Aprendo l’album dei ricordi, come non ricordare il Lugano dei grandi fasti, ma soprattutto quando lei ha avuto la possibilità di giocare in difesa con Nummelin, fuoriclasse indiscusso.
Per me è stato bellissimo essere al suo fianco, un giocatore incredibile, dal potenziale offensivo notevole, direi forse è che è stato il miglior difensore offensivo che sia arrivato in Svizzera. Aveva un’etica di lavoro ammirevole, un esempio per tutti, oltretutto fortissimo nel controllo del disco.


Lei ha parlato di Tomlinson, ma a Lugano si ricorda di qualche buon allenatore?
Direi John Slettvoll con il quale ho sempre avuto buoni rapporti: è stato lui che mi ha insegnato ad essere un giocatore di hockey. Un tipo davvero carismatico.


Le esperienze con il Losanna e con il Rapperswil sono state pure importanti e paganti.
Sì, anche se con queste due squadre ho avuto degli alti e bassi. In ogni situazione occorre del tempo per adattarsi. Poi le cose sono migliorate, malgrado qualche infortunio.


Ha un sogno nel cassetto?
Il sogno era quello di vincere a Lugano, ora sono contentissimo per aver ottenuto la promozione con gli aviatori. Voglio confermarmi con questa squadra, anche se mi rendo perfettamente conto che la National League è più impegnativa rispetto alla categoria cadetta.

GIANNI MARCHETTI

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