Opinioni, 11 aprile 2022

"Il dolore non dovrebbe mai diventare un compagno di vita"

A 5 anni dal suo ultimo intervento alla schiena, Claudia si racconta.

La storia di coraggio e tenacia che andremo a raccontarvi oggi è quella di Claudia, ragazza di 26 anni che, a causa di un problema alla schiena, ha rischiato di non poter più camminare. 
Claudia frequenta il secondo anno in Lavoro Sociale alla Supsi di Manno. Nel suo tempo libero adora andare in palestra, fare volontariato a gare di nuoto e di tennis, fare escursioni in montagna e leggere. Purtroppo tutte queste attività, per un lungo periodo di tempo, non ha potuto svolgerle a causa appunto di un problema alla schiena. 
  1. Come hai scoperto il tuo problema alla schiena e come hai reagito?
Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito di avere un problema alla schiena. Mi ricordo però di due eventi significatavi, che mi hanno fatto capire che qualcosa non funzionava nel mio corpo. Entrambi gli avvenimenti sono successi nel 2011, quando ancora nuotavo. Il primo evento è successo durante un allenamento e mi ricordo che improvvisamente ho provato un dolore fortissimo alle gambe, come se avessi migliaia di aghi in fiamme infilati nella pelle. Ricordo che questo dolore, così com’è arrivato, dopo un paio d’ore è svanito. L’altro evento che mi ha portato a preoccuparmi per la mia salute è successo durante i Campionati Svizzeri di nuoto in vasca lunga del 2011, mentre disputavo una delle mie gare preferite, gli 800 m stile libero. Anche qui, una volta uscita dalla gara, ho iniziato a provare un fortissimo dolore alle gambe, non riuscivo nemmeno a sostenermi in piedi. In seguito a questi due eventi il ricordo che i dolori alle gambe si presentavano sempre più in maniera frequente e questo mi ha portato anche ad abbandonare il nuoto e qualsiasi altra forma di sport. Dopo mesi di visite mediche, ad inizio 2012 ho avuto la diagnosi definitiva e da lì è iniziata la mia avventura di 7 operazioni alla schiena.
  1. Come è cambiata la tua vita? 
Il problema che ho avuto alla schiena non ha portato un vero e proprio cambiamento, ma un susseguirsi di cambiamenti nell’arco dei diversi anni, che hanno intaccato tutti gli ambiti della mia vita.
In un primo momento il primo cambiamento che ho vissuto in maniera molto intensa è stato l’abbandono dal nuoto. Ero una ragazza di 16 anni che amava allenarsi e amava gareggiare, e all’improvviso mi ero ritrovata in difficoltà nel gestire anche le cose più banali, come abbassarmi per mettere un paio di scarpe.
  1. A cosa è stato più difficile rinunciare?
Di tutte le rinunce che ho fatto a causa dei problemi alla schiena il più difficile è stato dover rinunciare al nuoto. Ad oggi penso che sia l’unico elemento che ancora non mi dà tregua. Sono riuscita, attraverso un percorso psicoterapico ad accettare e accogliere il mio passato in tutte le sue sfumature e ad oggi non cambierei nulla di quanto mi è successo. Il nuoto rimane tuttavia una ferita sempre aperta.
  1. Quanto è stato importante il sostegno dei tuoi genitori?
Il sostegno dei miei genitori è stato il fattore più importante di tutti. Non c’è stato neanche un momento in cui i miei genitori non abbiano rinunciato a lottare per me, a trovare una soluzione ai miei problemi di salute e quando necessario andare anche contro il parere dei medici. Il mio papà è sempre stata una presenza affettiva molto forte e insieme abbiamo trascorso molti momenti di guarigione post-intervento in ospedale. Ricordo che dopo diversi interventi è stato con papà che ho affrontato le temute scale e ho fatto i primi passi. Ciò che apprezzavo molto di papà era il suo modo di accettare i miei silenzi, con lui non sentivo l’obbligo di spiegare il mio dolore perché semplicemente mi capiva e per me era abbastanza. La mia mamma invece è una forza della natura ed è lei che mi ha accompagnato ad ogni visita medica, preoperatoria, post-operatoria, fisioterapia, tutto. È la persona che mi ha visto nei momenti peggiori e non ricordo nemmeno un momento in cui lei non fosse presente per me e non mi abbia sostenuto. Lei rappresentava la luce in fondo al tunnel e la cosa che ho apprezzato di più è che mi ha spronata ad approfittare, nonostante il dolore, di ogni momento buono. Mamma è stata la persona più significativa in questo percorso di guarigione e non potrò mai ringraziarla abbastanza.
  1. Rispetto al tuo percorso di guarigione che Claudia ritroviamo oggi?
Claudia oggi è una ragazza solare, che ama fare camminate in montagna e si gode la sua ritrovata salute. A livello fisico sto talmente bene che a volte devo ricordare a me stessa che ho operato la schiena sette volte e questa è la sensazione più bella che possa sentire. Ho avuto la fortuna di non riportare nessuna conseguenza neurologica e questo mi porta ad apprezzare tantissimo le “mie gambe”: amo fare camminare, ogni tanto gioco a tennis e mi sono addirittura rimessa sugli sci. Ad oggi Claudia sta bene, ma sta ancora lavorando su un percorso di guarigione a livello psichico. Il corpo si recupera più velocemente della mente ed è importante prendersi cura anche dei trami a livello psicologico. {banner}
  1. Cosa ti senti di dire ai giovani e in generale alle persone che si ritrovano ad affrontare un problema fisico o una malattia?
Non abbiate paure di lottare per il vostro diritto a vivere una vita in piena salute, anche se questo comporta il conflitto con un medico con una figura di cura. Noi stessi siamo le persone che maggiormente conosciamo il nostro corpo e la nostra mente. Se sentite che qualcosa non funziona o che non siete ascoltati, avete il diritto di chiedere approfondimenti e secondi pareri, non abbiate paura di battervi per la vostra salute.
  1. Cosa diresti alla te del passato?
Mia mamma mi ha sempre detto che il futuro mi avrebbe riservato qualcosa di meraviglioso e alla Claudia del passato direi di crederci, di credere in queste parole. La vita mi ha posto di fronte a tantissime sfide, a tanta sofferenza e dolore, ma non cambierei nulla di tutto ciò. Anche se difficile, è stato un viaggio meraviglioso, fuori dagli schemi e molto intenso, ed è un bagaglio ricco di esperienze che nessuno potrà mai portarmi via. Alla Claudia del passato vorrei dare un fortissimo abbraccio e dirle che sono molto orgogliosa della donna che è stata e della donna che è diventata.
  1. Progetti futuri?
Tra poco più di un anno dovrei finire la SUPSI in Lavoro Sociale e finalmente sarò a tutti gli effetti un’educatrice. Sarà una conquista anche questa e sinceramente non vedo l’ora di iniziare a lavorare. Oltre a ciò, non ho veri progetti. Quello che voglio ora è godermi ogni momento felice con la mia famiglia, alla quale sono molto legata, con il mio compagno e conquistare quante più vette possibili. 


 

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