Mondo, 31 gennaio 2022

Giornalista incinta respinta dalla Nuova Zelanda, viene accolta da talebani

Una giornalista neozelandese incinta ha raccontato domenica di essere stata accolta dai talebani in Afghanistan perché non poteva tornare nel suo paese per partorire a causa delle draconiane norme anti-Covid in vigore nel paese. "Mi sono sentita tradita" dalla Nuova Zelanda, ha detto Charlotte Bellis a Radio New Zealand in un'intervista rilasciata da Kabul.

In una lettera aperta pubblicata dal New Zealand Herald, Bellis ripercorre la vicenda. La giornalista stava lavorando per l'emittente Al Jazeera in Afghanistan quando, una volta tornata a Doha, capitale del Qatar e sede principale dell'emittente, si è resa conto di essere incinta. Un problema in Qatar, paese in cui è proibito essere incinta fuori dal matrimonio. Per questo motivo Bellis ha tenuto segreta la sua gravidanza mentre si preparava a tornare in Nuova Zelanda 


Tuttavia, la Nuova Zelanda, che ha chiuso le sue frontiere nel marzo 2020 a causa del covid, permette ai suoi cittadini di far ritorno solo per motivi eccezionali. Quando alla Bellis è stato detto che non poteva ottenere una deroga per tornare, ha chiamato alti funzionari talebani. Questi le hanno offerto la possibilità di partorire nel loro paese, dove già si trova il suo partner, un fotografo belga.

"Siamo felici per voi, potete venire e non avrete problemi", le ha detto un funzionario talebano. Ora Bellis si sente tradita dal suo paese, che le ha girato le spalle. "Quando ho avuto bisogno, il governo neozelandese mi ha detto che non ero la benvenuta", ha lamentato. "Quando i talebani offrono - a una donna incinta e non sposata - asilo, sai di essere nei guai" ha continuato, facendo riferimento alla magra figura fatta dal suo governo.

Bellis, che in precedenza aveva chiesto ai talebani cosa avrebbero fatto per garantire i diritti delle donne, ha detto che era "ironico" che ora stesse facendo la stessa domanda al suo stesso governo. Dopo aver denunciato pubblicamente i problemi che stava affrontando e aver cercato una consulenza legale, Bellis è stata contattata dalle autorità neozelandesi che le hanno detto che la sua domanda respinta sarebbe stata riconsiderata.

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