Sport, 17 dicembre 2021

La parabola rovinosa di un eccentrico ribelle

Socrates, il grande centrocampista del Brasile vittima dell’alcol e di se stesso

Storie maledette, racconti di drammi, tragedie e momenti tristi del mondo dello sport recente e del passato: per non dimenticare eroi, protagonisti e anche figure che in pochi conoscono e sono stati segnati da un destino fatale o da un declino irriversibile. Dopo le puntate dedicate ai fratelli Ricardo e Pedro Rodriguez, a Moacir Barbosa, Tony Adams, Chad Silver, René Higuita e Bill Robinzine oggi è il turno di Socrates, grande interprete dell’ormai defunto futebol bailado brasileiro ma soprattutto leader della Democrazia corintiana, esperimento di autogestione del Corinthians, una delle squadre più famose del Brasile.


Socrates, fratello maggiore di Rai, ha avuto un percorso personale disordinato: a causa dell’alcol e di una vita sregolata è deceduto nel 2011, lasciando increduli e tristi i suoi numerosi sostenitori.


Socrates divenne famoso per i suoi colpi di tacco e per l'eleganza con la quale si muoveva fra avversari rognosi e compagni smaniosi di ricevere un passaggio illuminante. Segnava gol d’antologia: uno dei più belli, sembra quasi un paradosso, fu quello inutile nel match contro l’Italia ai Mondiali di Spagna del 1982.


Ma era celebre anche per il suo impegno a favore del ripristino della democrazia in Brasile, paese calpestato da una dittatura sanguinaria, e dei più deboli. Le sue furono battaglie epiche. Introdusse anche un sistema di autogestione nel Corinthians, la squadra di Sao Paulo nel quale ha probabilmente dato il meglio di sé. Ma il Dottore salì alla ribalta anche per una vita sregolata e per essere schiavo dell’alcol, da cui non seppe mai liberarsi, soprattutto quando smise di giocare (anno 1988).


Socrates Brasileiro Sampaio de Souza de Oliveira, questo il suo lunghissimo mome, era nato a Belém, nello stato del Parà, dove i contadini muoiono ancora oggi perché non c’è acqua. Il padre lo chiamò così in onore del grande filosofo greco. Era un autodidatta con la passione dei classici. Socrates aveva un fratello famoso: non come lui, certo, ma che sarebbe diventato campione nel mondo nel 1994, Rai. Il centrocampista del Corinthians, inventore della Democrazia Corintiana, non riuscirà
mai a coronare il sogno di vincere il titolo iridato. Nè ci arrivò vicino. Ma sia nel 1982 che nel 1986 fece parte di una seleçao di fenomeni: Zico, Junior, Oscar, Falcao, Cerezo. Campioni di un’epoca straordinaria e forse irripetibile.


Dopo una esperienza tutt’altro che brillante in Italia, dove fu accolto tiepidamente e poi addirittura ghettizzato dai suoi compagni di squadra, se ne tornò in Brasile nell’estate del 1985. Il Flamengo gli offrì un bel contratto, che accettò soprattutto perché avrebbe avuto la possibilità di giocare finalmente al fianco di Zico, suo compagno di squadra in nazionale. Ancora un paio di stagioni senza troppi sussulti e poi Socrates appese le scarpe al chiodo. Il calcio non gli piaceva più o forse sarebbe meglio dire: lo sport a certi livelli va affrontato da professionista e lui da tempo si era dimenticato cosa fossero gli allenamenti mattutini e i ritiri.


Fu allora che aprì uno studio medico a Ribeirao Preto (la stessa città in cui vive oggi Paulo Cesar, ex bomber ACB). Al suo fianco, sempre l’inseraparabile bottiglia. E qualche volta qualche sniffava pure di cocaina. Un giorno di lui scrisse l’amico Walter Casagrande: “Avevo scelto Socrates come testimone di nozze. Ma non arrivò mai a quell’appuntamento. Aveva esagerato la notte prima e non si presentò. Provò a giustificarsi qualche giorno dopo ma senza essere convincente. Ci rimasi male ma poi capii che avevo a che fare con una persona ammalata”.


Nel 2011 Socrates venne ricoverato in un ospedale di Sao Paulo per disturbi all’apparato digerente e intestinale provocati dall’abuso di alcol. Il 3 dicembre di quello stesso anno fu nuovamente ricoverato e il giorno dopo morì. Tanti anni prima disse: “Vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo”. Andò proprio così: la squadra paulista diventò campione. Di domenica. A fine partita i tifosi andarono sulla sua tomba a festeggiare la vittoria in campionato.

JACK PRAN

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