Opinioni, 13 dicembre 2021

"Caro Ps, bene la solidarietà ma chi ha affossato la Commissione d'inchiesta?"

Non può che fare piacere che il partito Socialista esprima solidarietà alle vittime dell'ex funzionario condannato per stupro. Tuttavia, dopo aver letto alcune esternazioni, crediamo che un paio di precisazioni siano quantomeno doverose. A fronte di un giusto sentimento di solidarietà, che peraltro non è che il minimo sindacale, ci si chiede se da parte di persone che rappresentano un'autorità non sia giusto aspettarsi qualcosa di più: cosa, lo lasciamo ai cittadini valutare.

Il Ps che oggi si esprime in questi termini è infatti il primo che, nel mese di settembre 2020, unitamente a esponenti di altri partiti, ha affossato l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta (Cpi), con modalità che è meglio non ricordare. La scusa adottata per impedire con forza inaudita un'inchiesta seria quanto doverosa era lo strumento, giudicato poco idoneo. Peccato che dopo l'affossamento della Cpi di un anno fa, nessuno si è preso la briga di proporre strumenti di lavoro alternativi per arrivare a far luce su questa vergognosa vicenda. Se oggi si discute di audit esterno con poter accresciuti, è unicamente perchè lo stesso è oggetto di una mozione presentata dal PPD, alla quale si aggiunge una nuova richiesta di Commissione parlamentare d'inchiesta inoltrata con i colleghi Tamara Merlo e Boris Bignasca. Quest'ultima a fronte di una sentenza della Carp che, oltre ad aumentare la pena, condannava l'ex funzionario anche per il gravissimo reato di stupro, oltre che la coazione sessuale. Se il gesto dei socialistl deve essere salutato positivamente, a destare preoccupazione è invece la critica espressa da parte del Consigliere di Stato Bertoli, attuale Presidente del Governo, nei confronti del coraggioso magistrato che, al contrario della politica, ha avuto la statura morale di scusarsi con le vittime a nome dello Stato.

Tralasciando la tanto cara separazione dei poteri sempre evocata a sinistra, e il fatto che a esprimersi in questo modo sia addiritura il Presidente del Consiglio di Stato, ci si dimentica che se oggi il Parlamento
si trova a dover dare un mandato per un' inchiesta a professionisti indipendenti, e anche perché il Governo ha mancato clamorosamente l'opportunità di dare quello che i cittadini si aspettavano, cioè di dare lui stesso un mandato esterno (parafrasando la Presidente della Commissione della gestione e collega Anna Biscossa), così da ridare la credibilità perduta alle Istituzioni. Come se non bastasse, si è pure aggiunta la questione relativa al licenziamento del funzionario incriminato responsabile delle politiche giovanili, avvenuto con modalità tutte da chiarire, della quale il Parlamento è venuto a conoscenza solo quest'anno grazie a un'interpellanza: funzionario che di fatto ha potuto beneficiare di un ulteriore scatto salariale e quindi della pensione completa e accresciuta, grazie alle modalità di licenziamento decise nel 2018 dallo stesso Consiglio di Stato.

Per concludere, si ha l'impressione, in particolare leggendo le parole del Presidente del Governo Manuele Bertoli, che il buon adagio abun dans cautela non nocet non stia di casa a sinistra. Forse, prima di mettere nuovamente le mani avanti e criticare i giudici, converrebbe ricordarsi che il funzionario condannato aveva un ruolo di peso nel partito socialista, per il quale organizzava campagne elettorali, feste e conferenze per personaggi assai noti, co-ideava e animava la rivista di sinistra il Diavolo, era il presidente Vpod e che, senza giudicare preventivamente nessuno ma come riferito anche da Falo, i suoi superiori all'interno dell'amministrazione e nel Dss erano tutti attivi per il medesimo partito, proprio negli anni in cui l'attuale consigliere di Stato Bertoli ne era il presidente. Fatte queste doverose precisazioni, crediamo che la solidarietà sia un atto dovuto, ma oltre a questo bisognerà dimostrare la reale volontà di fare chiarezza, a tutti i livelli, con la massima convinzione e senza ulteriore interferenza, con l'intento di mettere fine a una storia che ha creato molta sofferenza e disonorato le istituzioni.

Sabrina Aldi e Fiorenzo Dadò, deputati di Gran Consiglio

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