Sport, 12 dicembre 2021

Dal trionfo di Regazzoni alla scomparsa di Senna

Vita e miracoli di Sir Frank Williams, grande protagonista della Formula 1 moderna

Frank Williams, deceduto settimana scorsa, è stato l'ultimo “piccolo grande” costruttore della Formula 1 moderna. Senza nessuno alle spalle, privo di grandi mezzi economici ma spinto da una grande passione e da visioni tecniche non comuni, è riuscito a sfondare in un mondo difficile, complicato e che non perdona nulla. E sin quando la salute glielo ha permesso, ha saputo tenere a bada piloti con aria e atteggiamenti da prima donna. La gestione a muso duro di due fuoriclasse quali Piquet e Mansell, entrambi campioni del mondo con la macchina di Grove, resterà nella storia.


Frank non ha mai dimenticato le sue origini e ne ha conservato alcune tracce indelebili: rispetto, gentilezza ma anche fermezza quando il caso lo richiedeva. Sbagliò anche lui, come tutti gli esseri umani. Soprattutto con il nostro Clay Regazzoni, che gli regalò la prima vittoria assoluta in una caldissima domenica di luglio del 1979, e al quale non mostrò nessuna gratitudine. Quando l' indimenticato pilota ticinese arrivò ai box per festeggiare con i meccanici, Williams era sparito. Nel libro di Cesare De Agostini“È sempre una questione di cuore”Regazzoni raccontò che “quando scesi
dalla macchina non vidi Williams e nemmeno Jones (il suo compagno di scuderia, ndr). Pazienza per l'australiano, le corse perse possono essere poco digeribili. Ma Williams...Era alla sua prima vittoria mondiale e non mi riservò nemmena una parola. Sarà la freddezza inglese: avevo vinto io e non Jones”.


Ci furono altri sgarbi ma il buon Regazzoni non serbò mai rancore nei confronti di quel signore che gli aveva comunque dato la possibilità di guidare la sua macchina e portarla al trionfo. In seguito Frank Williams, che vincerà 9 titoli costruttori e 7 titoli mondiali con 7 piloti diversi (con Jones, Rosberg, Piquet, Mansell, Prost, Hill e Villeneuve), soffrì moltissimo per la perdita di Ayrton Senna, che aveva voluto nella sua scuderia. E le accuse, poi ritirate, di omicidio colposo, lo resero ancora più fragile.


Di lui resta anche il ricordo del titolo di Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico e di Cavaliere conferitogli nel 1987 dalla Regina Elisabetta II. Oggi il Mattino della Domenica ricorda alcuni momenti eclatanti della sua carriera, a partire proprio dal successo di Clay a Silverstone.

M.A.

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