Sport, 27 settembre 2021

“Difficile se non impossibile eliminare questo fenomeno”

Ancora violenza nel calcio regionale: ne parliamo con il capo degli arbitri FTC Silvio Papa

GIUBIASCO - Un altro caso di violenza, un altro caso di teppismo sui campi del calcio regionale. Purtroppo negli ultimi anni sono aumentati in maniera esponenziale e per fortuna non ci sono state vittime, anche se ci è mancato poco. Dei fattacci di Semine-Locarno (avvenuti settimana scorsa) e delle sue possibile conseguenze, abbiamo parlato con il responsabile degli arbitri della Federazione ticinese di calcio.


Silvio Papa: la misura è colma. Ora la palla passa alla Federazione. Ci si attendono sanzioni pesanti. 
La parola pesante non mi piace direi piuttosto sanzioni giuste in relazione con quanto è successo e qui mi preme precisare che la decisione presa dalla Commissione arbitri di non inviare arbitri fino al 10 ottobre a dirigere gare delle due società coinvolte in questa rissa non ha niente a che fare con le decisioni che verranno prese dalla Commissione disciplinare della FTC. Questa misura è volta soprattutto a dare un segnale chiaro e a prevenire altre possibili situazioni spiacevoli. Un arbitro deve andare in campo con la mente libera e con la massima serenità. Sono convinto che agendo in questo modo abbiamo dato un buon segnale e preso la strada giusta.


Semine-Locarno è appena l`ultimo caso di una serie che ormai risale alla notte dei tempi. Chi dice che è un fenomeno moderno, sbaglia. Già negli Anni Sessanta era così. 
Perfettamente vero: una volta tutti gli attori in campo e fuori non erano più “santi” di oggi. Secondo me sono cambiati in modo esponenziale i mezzi di informazione. Negli anni Sessanta/ Settanta ci si limitava a un paio di supporti cartacei e quando andava bene a un limitato servizio televisivo; per contro al giorno d’oggi la tecnica ha fatto passi da gigante, l’informazione esce in tempo reale e la tendenza ad attendere le polemiche è sempre più ricercata. Vi è da dire comunque che siamo più litigiosi, facciamo fatica ad accettare le decisioni e taluni portano in campo le frustrazioni della vita. 


Eppure non si è mai riusciti a frenare o debellare questo fenomeno. Perché secondo lei?
Ritengo difficile se non impossibile eliminare questo fenomeno. Ogni giocatore ha la sua testa e inoltre diversi fattori anche extra sportivi possono creare reazioni impreviste. Uno sfogo portato sul terreno di gioco non ha senso e oltre a far male a sè stesso il giocatore mette in cattiva luce la sua società e l’intero movimento calcistico. Ritengo che si debba lavorare alla base già con gli allievi e con persone appositamente formate. Lasciare questo compito semplicemente agli allenatori è controproducente visto che sono troppo coinvolti in altre mansioni e sempre alla ricerca del risultato.


La federazione ticinese ha fatto abbastanza?
La federazione fa quanto è nelle sue possibilità. Può lanciare inviti al fair play e può emettere sanzioni ma non può entrare nella testa di tutti. A mio parere il lavoro maggiore deve essere fatto da chi è vicino alle società e conosce le problematiche di ciascun giocatore. 


Il presidente Biancardi ha detto di non essere sorpreso dell’ultima scazzottata. 
Non solo il presidente se lo aspettava ma anche il sottoscritto. Non sono rimasto stupito, prova ne è che già una quindicina di giorni fa, dopo essermi reso conto del nervosismo che regnava sui campi, avevo inviato uno scritto agli arbitri invitandoli ad essere più severi nei confronti dei giocatori che oltrepassavano i limiti e alle società invitandole ad un maggior fair play sui campi. Evidentemente, visto quanto successo, un ulteriore “messaggio” andato a vuoto. Ora mi chiedo: quante società hanno letto questo messaggio ai giocatori? La mia risposta: nessuna.


Non è forse il momento di fermarci per un po’ a riflettere? 
Su questo non sono d’accordo, non dobbiamo colpire tutti indistintamente. Ci sono delle società che lavorano bene e che fanno di tutto per dare la possibilità ai nostri ragazzi di praticare dello sport; altre si danno da fare e magari vengono messe in cattiva luce da comportamenti fuori luogo da parte di qualche “testa calda” che non si è riusciti o voluto arginare. Ed è qui che bisogna agire e non reagire.


Qualcuno ha chiesto di abolire i minori.
Non dobbiamo lasciarci prendere dalle emozioni! È vero che in alcune occasioni malauguratamente i limiti vengono sorpassati ma è pur vero che i campionati regionali danno la possibilità a molti giovani di praticare dello sport. Sport vuol dire anche salute. 


Troppa pressione, poca educazione e scarso approccio alla realtà: qualche allenatore pensa di essere Fabio Capello, qualche giocatore di essere Leo Messi. 
Questa affermazione è sicuramente condivisibile: dobbiamo scendere dal piedestallo e inserirci nella nostra realtà chiamiamola pure “nostrana”. Vedrete che a medio/lungo termine tutto questo sarà pagante. 


Non sarebbe il caso di indire una task force? Magari con uno psicologo. 
Le idee sulla carta possono essere molteplici ma il problema è metterle in atto e raggiungere tutto il nostro territorio. Sarebbe interessante ricevere degli “imput” da parte delle società su cui poter discutere e valutare un piano di messa in opera. 


Non solo violenza, ma anche corruzione (vedi Castello-Ascona): il calcio regionale è malato. D’accordo? 
Sì, è vero che se mettiamo assieme il tutto il calcio regionale ne esce offuscato ma importante è non generalizzare. In tutte le cose vi sono le bestie nere e tante volte sono difficili da debellare ma bisogna avere il coraggio di farlo e non guardare in faccia a nessuno. Dobbiamo comunque renderci conto che migliaia sono le persone implicate settimanalmente e che lavorano con correttezza e nel massimo rispetto delle regole.


Silvio Papa conclude così:
Da questo giornale vorrei lanciare due messaggi. Il primo rivolto ai direttori di gioco: non transigete nel punire chi vuole far male. Il secondo alle società: agite e fate della prevenzione, il reagire non è vincente.

M.A.

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