Sport, 19 settembre 2021

“Il ciclismo nelle Fiandre è una fede immortale”

Intervista esclusiva con il grande Eddy Merckx alla vigilia dei Mondiali del Belgio

Meensel-Kiezegem, Belgio, è una cittadina del Brabante fiammingo. Questo nome è balzato alla ribalta internazionale soprattutto perché ha dato i natali a Eddy Merckx, il più grande campione del ciclismo moderno, che fra la fine degli Anni Sessanta e il 1977 ha dominato ovunque: nelle classiche, nei grandi Giri e pure in pista. Dei suoi innumerevoli successi ne parliamo a parte. Oggi con lui vogliamo entrare nel cuore delle Fiandre, la terra dalla quale proviene (e che da oggi ospita i Mondiali su strada); vogliamo raccontare della passione quasi ossessiva per le due ruote, paragonabile forse soltanto a quella che i brasiliani nutrono per il calcio.


Eddy, che a giugno ha compiuto 76 anni, si è messo volentieri a disposizione, ricordandoci – fra le altre cose - che tanti anni fa vinse anche una tappa del Giro di Svizzera. Era il 21 giugno 1977, una giornata piovosa: sul Viale Giuseppe Lepori il capofila del team Fiat superò allo sprint l`olandese Hennie Kuiper. Il Ticino, del resto, ha sempre portato bene al belga che nel 1971 trionfò al Mondiale di Mendrisio. Eddy Merckx, dunque.


Eddy: oggi inizia il Mondiale delle Fiandre, il Mondiale del centenario. Sarà un festa. 
Certo, perché da noi il ciclismo è vita, è aggregazione, è stare insieme ad amici e a gente che magari non conosci e con la quale condividi i valori di questo sport che per noi fiamminghi è una vera e propria religione. Che non si estingue mai, paragonabile solo al grande amore che i brasiliani hanno verso il calcio. Quando si nasce nelle Fiandre, tanto per semplificare, si nasce con una bicicletta addosso… 


Terra di ciclismo, ma anche di sangue e violenza...
Il Belgio, che aveva lo statuto di nazione neutrale, è stato invaso dagli spagnoli e dai tedeschi in epoche diverse. E questo fatto ha forgiato nella popolazione uno spirito indomito e gagliardo. Le tragedie della Seconda guerra mondiale in particolare hanno segnato per molti anni il mio paese. 


Un Paese che tuttavia sembra non aver risolto l’atavica rivalità fra fiamminghi e valloni, che in epoche ormai antiche era esplosa anche nel ciclismo.
Sono sempre stato contrario ai moti secessionisti delle due parti. Quando correvo ho sempre corso per il Belgio. Mi sono sempre battuto affinché queste divisioni fossero cancellate. E le mie vittorie, in fondo, sono servite a tenere unita la nazione. Un altro che l’ha sempre pensata come me è Philippe Gilbert, un vallone, che ha sempre sventolato la bandiera tricolore, quella del Belgio appunto, ogni volta che otteneva un successo. 


Torniamo alle Fiandre del ciclismo. Ha sfornato tanti campioni… 
Non solo Eddy Merckx...(ride, ndr). Ma anche Roger ed Eric De Vlaemick, Sercu e Boonen. E ora Evenepoel e Van Art, che sono il futuro del ciclismo belga. Teneteli d’occhio: corrono i Mondiali in casa e faranno di tutto per dinamitare la corsa. Mi auguro che il Belgio sappia correre con intelligenza. Con due campioni così si deve puntare alla maglia iridata. Non ci sono storie.


E aggiunge...
Ho parlato di alcuni corridori che hanno fatto la storia del ciclismo belga ma ce n`è un altro che merita di essere ricordato. Si tratta di Jean Pierre Monserè. Divenne campione del mondoa Leicester nel 1970, soffiandomi la vittoria che tutti avevano previsto alla vigilia. Morì giovanissimo un anno dopo in un incidente d`auto durante una kermesse. Secondo me sarebbe diventato un grande campione.


Corridori che hanno trovato ispirazione e forza correndo nelle innumerevoli gare o kermesse sulle strade di casa.
Qui si inizia prestisssimo a gareggiare. I genitori inculcano la loro passione ai figli, è una cosa che si tramanda, di generazione in generazione. Abbiamo tantissimi iscritti nei vari team sin dalla tenera età. È una questione culturale. L`amore per questo sport è nel nostro dna. 


In primavera le Fiandre diventano teatro di gare leggendarie.
La Ronde è la Corsa, non ne esiste una uguale al mondo. Ma prima, per affinare la gamba, i corridori prendono parte anche alla Gand-Wevelgem, alla Omloop Het Nieuwsblad Elite, alla Saxo Bank Classic o alla Attraverso le Fiandre. Una serie di gare che si disputano più o meno sulle stesse strade e che attirano una marea di spettatori. Lo scorso anno, durante il lock down, i belgi hanno sofferto molto la distanza dal ciclismo da competizione. 


E allora diciamolo: questo Mondiale è una sorta di ritorno a casa. 
Ben detto. Credo siano parole molto approppriate. E vedremo una grande cornice di pubblico.


A proposito: ha avuto modo di studiare il percorso? 
Secondo me è molto difficile. Se poi dovesse piovere, allora lo sarà di più. Una quarantina di muri, anche se non tutti saranno tremendi, non sono una passeggiata. Non dimentichiamoci che i corridori dovranno percorrere qualcosa come 268 chilometri. Credo comunque che il percorso alla fine premierà un uomo da classica del Nord, un uomo da Giro delle Fiandre, tanto per spiegare. Non vedo altre soluzioni, almeno che non parta una fuga a sorpresa da lontano. 


E visto che siamo in tema: chi sono i suoi favoriti?
Il Belgio ha una grande nazionale. Van Art e Evenepoel, che mi sembra star meglio dopo un inizio di stagione in sordina, sono due garanzie di successo. Ma molto dipenderà dalle strategie della squadra. Se correrà come mi auguro seguendo il motto tutti per uno, uno per tutti, beh, allora potrà vincere il Mondiale. Altrimenti no. Belgi favoriti ma occhio anche al campione del mondo in carica Alaphilippe, in grado di dinamitare la corsa su ogni muro. Altri nomi? Mi piace Pidcock e anche i danesi Asgreen, Valgren e Pedersen. Non vedo molto Colbrelli. Vincere l’Europeo è stato importante. Ma la gara di Trento non è certo paragonabile per difficoltà ad un Mondiale. 


Eddy: ricordiamo infine ai più giovani i suoi tre titoli mondiali.
Quattro! Ha dimenticato quello dei Dilettanti. Nel 1964, a Sallanches. Non avevo ancora 19 anni. Poi vennero i trionfi fra i professionisti. A Herleen, in Olanda, nel 1967, a Mendrisio nel 1971 e a Montreal nel 1974. Ricordo con grande piacere il successo ottenuto nella città svizzera. Fu una domenica bestiale: tantissima gente sulle strade, il tifo “contro” degli italiani e la vittoria allo sprint contro un grandissimo Felice Gimondi, atleta e uomo che porto sempre nel mio cuore. Poi in Canada ottenni l’ultimo titolo iridato precedendo in volata il grande Raymond Poulidor. Ho vinto tanto, è vero: ma posso dire di averlo fatto contro eccellenti campioni del ciclismo.


MAURO ANTONINI

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