Sport, 05 luglio 2021

“Seguirei Abel in capo al mondo. Ottimo tecnico e grande persona”

Intervista al vice-allenatore del Lugano Leomir, già campione brasiliano

LUGANO - 6 dicembre 1986, Rio de Janeiro, stadio Maracanà: si gioca Flamengo- Fluminense, finale del campionato carioca. Una rivalità talmente sentita che per raccontarla o descriverla è stato coniato un acronimo diventato leggendario: Fla-Flu. E proprio quel giorno chi vi scrive era presente in tribuna trepidante: un turista che si rispetti visita il Pao de Acucar, sale sul Cristo Redentor e fa una capatina anche nel tempio del calcio mondiale. Ci portò il tassista della Swissair, tale Luis, che anni dopo si sarebbe presentato in piazza Riforma (a Lugano) con la maglia del Grasshopper. Gliela aveva regalata una hostess di Zurigo.


Ma torniamo in argomento, torniamo alla finale: quando entrammo nell’immensa struttura, fummo colti da un brivido: c’erano oltre centomila spettatori, tutti in rigoroso… delirio! La partita valeva una stagione. Da una parte il Flamengo dei miti Zico e Socrates; dall’altra il Fluminense di Romerito (nazionale paraguaiano), Washigton, Assis e… Leomir. Sì, proprio lui, il nuovo vice-allenatore del Lugano, che quel giorno di 35 anni uscì a testa bassa dal campo, sconfitto da un Flamengo superiore in qualità e determinazione.


Ma Leomir de Souza non sfuggì alla nostra attenzione: centrocampista di talento, eccletico e grintoso. Un volante (mediano) fra i migliori dell’epoca nonché una delle colonne del Fluminense tre volte campione carioca (1983, 1984, 1985) e campione brasiliano (1984). Che con gli anni è poi diventato uomo di fiducia e assistente del tecnico Abel Braga, con il quale ha vinto nel 2006 una Copa Libertadores e un Mondiale per club con l’Internacional di Porto Alegre. Non avremmo mai immaginato che un giorno lo avremmo incontrato e intervistato tanti anni dopo quel magico Flamengo- Fluminense. È successo venerdì scorso allo stadio di Cornaredo.


Leomir: partiamo da Abel Braga. Cosa rappresenta per lei?
Non sono la persona più adatta per parlare di lui (ride, ndr). Comunque: per me Abel è una persona fantastica. Un ottimo allenatore, preparato, moderno, vulcanico ma anche una persona di cuore, che si adopera molto per gli altri. Io e lui ci compensiamo: lui è esplosivo, io per contro sono più calmo. Per questo motivo andiamo d’accordo. E non a caso sono quasi vent’anni che lavoriamo insieme. Dove va lui, vado anch’io. Lo seguirei in capo al mondo.


Amici, insomma…
Nel calcio è sempre più difficile trovare o costruire delle amicizie. Ma Abel per me è un vero amico. Abbiamo contatti anche fuori dal campo, le nostre famiglie si conoscono e si frequentano.


Come definirebbe Braga dal punto di vista tecnico-tattico?
Moderno, pragmatico, e sempre pronto ad affrontare in modo costruttivo i cambiamenti. Se qualcuno si aspetta a Lugano il futebol bailado, beh, rimarrà deluso. Il calcio è in continua evoluzione, tutti attaccano e tutti difendono. Com’è giusto che sia.


Ci dicono che Abel abbia grande considerazione per lei…
Lavoriamo insieme da tanti anni. Diversamente non potrebbe essere. Lui è il numero uno, ma spesso confrontiamo le nostre idee. Abel è uno che sa ascoltare. Formiamo una bella coppia.


Siete a Lugano da quasi una settimana. Prime impressioni?
Non posso che parlare bene della città, del club e dell’ambiente. Sono stati tutti molto gentili con noi. A Lugano mi trovo benissimo, piccola e a misura d’uomo. In squadra ho visto una gran voglia di costruire qualcosa di importante. Tutti remano nella stessa direzione. La base mi pare buona. Adesso vediamo cosa succede sul mercato. Poi tireremo le prime somme.


Perché Braga ha scelto la Svizzera?
C’erano dei contatti anche con altri club, in primis l’internacional di Porto Alegre. Alla fine però Abel ha scelto Lugano. Una nuova sfida in un calcio in crescita. La sua esperienza in Francia e in Portogallo gli verrà sicuramente utile. Se poi impareremo presto la lingua, meglio ancora… 


A Lugano hanno giocato due giocatori che lei conosce benissimo: Mauro Galvao e Paulo Henrique Andrioli.
Come no… Con Mauro ho giocato nell’Internacional di Porto Alegre. Un grande difensore, una persona di grande livello. Paulo l’ho conosciuto ai tempi del Fluminense. Lui arrivò molto giovane a Rio de Janeiro. So che in Europa ha fatto bene. Sapevo che ne avrebbe fatta di strada.


Qual è il ricordo più bello della sua carriera?
Da giocatore i titoli conquistati con il Fluminense, al lato di grandi personaggi quali Assis, Washington, Branco, Paulo Vitor e Romerito; da vice-allenatore, sempre di Abel Braga, la Copa Libertadores e il Mondiale per club nel 2006 con l’Inter di Porto Alegre, nonché il campionato nazionale del 2012.


Diventerà mai allenatore-capo?
Solo quando Abel smetterà….

MAURO ANTONINI

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