Sport, 04 giugno 2021

2008, nasce il mito della grande Spagna

Raccontiamo la storia della rassegna continentale dalla prima edizione in poi

LUGANO - Dopo i Mondiali del 1954 la Svizzera torna ad ospitare un grande evento calcistico internazionale. L'UEFA affida al nostro paese e all'Austria gli Europei del 2008. Viene così sbaragliata la temibile concorrenza di Grecia/Turchia, Scozia/Irlanda, Russia, Ungheria, Croazia/Bosnia Erzegovina e di Norvegia, Svezia, Danimarca e Finlandia che provano ad unirsi per portare il calcio nel freddo settentrione. Tentativo fallito.


Per le due nazioni confinanti è un successone: in pochi mesi tutti i biglietti sono esauriti. Fra l'altro: la fase elvetica si disputa a Basilea, Berna, Zurigo e Ginevra (il Letzigrund si è dovuto sottoporre a lavori di restyling per restare nei parametri richiesti) mentre la finalissima è in programma a Vienna. Nelle qualificazioni si registra una sola grande sorpresa: l'Inghilterra viene infatti eliminata dalla Croazia e dalla Russia; decisiva la vittoria dei balcanici a Wembley (2-3) nella giornata conclusiva. Germania, Portogallo, Italia, Francia, Olanda e Spagna partono nel ruolo di favorite.


Gli Azzurri sono campioni del mondo in carica ma in panchina non siede più Marcello Lippi. La federazione ha affidato le sorti della squadra a Roberto Donadoni, un passato da grande giocatore ma senza molta esperienza da tecnico. Una scelta azzardata, dicono gli osservatori. Ai nastri di partenza c'è anche la Grecia campione in carica, che deve vedersela con gli iberici, la Svezia e la Russia. Un girone di ferro. Difficile un bis degli ellenici, i miracoli avvengono una volta ogni cento anni.


Nel turno eliminatorio cadono la Svizzera e la Francia. I rossocrociati, partiti con grandi ambizioni (per voce dello stesso CT Köbi Kuhn:“Vogliamo vincere il nostro europeo”) e poco realismo, franano contro la Cechia e la Turchia e dopo due partite sono già fuori dai giochi (passano gli uomini di Terim e il Portogallo). La vittoria contro i già qualificati lusitani nella terza partita serve solo ad amenizzare la cocente delusione. I transalpini, per contro, capitano nel cosiddetto girone della morte e concludono alle spalle di Olanda e Italia. I campioni del mondo avanzano ma con qualche brivido di troppo. Ai quarti anche la Spagna, che mostra il miglior gioco, la Russia oltre alla Croazia e alla Germania. Questi i quarti di finale: Spagna-Italia, Croazia- Turchia, Olanda-Russia, con gli Orange grandi favoriti, e infine Germania-Portogallo.


Nella prima sfida prevale una certa prudenza. Più il tempo trascorre e più si fa largo l’idea che possa essere un errore o un dettaglio a decidere. Durante
il primo tempo gli iberici si esaltano con il tiki taka ma non riescono concretamente a costruire delle vere e proprie occasioni da gol. Nella ripresa noncambia nulla e Donadoni, che pensa già ai rigori, inserisce gli specialisti Del Piero e Di Natale. E cosi si va al tiro dagli undici metri, esercizio che riesce meglio agli iberici. De Rossi e Di Natale si fanno stregare da Casillas mentre Fabregas non sbaglia. Azzurri a casa, Donadoni fuori. Al suo posto è pronto a rientrare Lippi.


Nella seconda sfida del turno, ben piu emozionante, la spuntano i turchi, che fanno fuori la Croazia ai rigori dopo averla rimontata. La squadra di Terim ha sette vite. A Basilea è il turno di Olanda-Russia: i tulipani hanno dominato il loro gruppo e sono favoriti. Ma sulla panchina dei russi c’è un certo Guus Hiddink che conosce pregi e difetti dei suoi connazionali e riesce ad imbrigliarne il gioco. Finisce 3-1, Olanda eliminata fra lo stupore generale. La quarta semifinalista è la Germania che vince la gara più spettacolare della serie. I tedeschi passano sul 2-0 ma il Portogallo ha la forza di reagire. Non basta, tuttavia: la concretezza e la solidità dei teutonici fa la differenza.


Le semifinali mettono di fronte Spagna e Russia da una parte, Germania e Turchia dall'altra . La prima sfida non ha storia (3-0): gli uomini di Luis Aragones hanno ormai oliato bene i loro automatismi e giocano a memoria. Stavolta Hiddink non compie il miracolo di cambiare il quadro tecnico. Tutto si decide nel secondo tempo grazie alle reti di Xavi, Guiza e Silva. Più aperta e combattuta Germania versus Turchia. Una sfida di alto contenuto, e non solo sportivo. Nella terra tedesca vivono oltre 4 milioni di turchi. La partita è molto sentita e infatti si deve attendere gli ultimi secondi di gioco per capire chi andrà in finale. Contrariamente a quanto aveva fatto nelle partite precedenti, stavolta la Turchia non riesce a beffare gli avversari in zona Cesarini. Anzi. I tedeschi trovano il gol proprio nei secondi finali con Lahm. Per la Germania è la terza finale europea. Non troppo meritata ma va bene lo stesso.


Nell'atto finale la Mannschaft non riesce però a ripetere le vittorie del 1972 e del 1980. È la Spagna ad alzare al cielo il trofeo. La svolta arriva al 33′ : Xavi imbecca perfettamente Torres che s' invola sulla destra e dopo essersi sbarazzato del lento Lahm, beffa Lehmann proteso in uscita. Roja campione, 44 anni dopo il suo primo successo. Nasce il mito.

JACK PRAN

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