Opinioni, 26 maggio 2021

Semplificare porta all’inferno

Quello che le donne non dicono è il titolo di una canzone di Fiorella Mannoia che mi è tornata alla mente negli scorsi giorni. Mi è stato raccontato che nel centro di Lugano alcuni attivisti MPS fermano la gente domandando “siete favorevoli al Polo sportivo? Allora firmate qui.” A chi esige spiegazioni viene risposto che il referendum porterebbe rapidamente alla costruzione del nuovo stadio senza le due torri.

Siamo alle solite sirene della semplificazione suonate da pifferai ai quali della soluzione dei problemi non importa un bel nulla, basta far casino e sfasciare. Come sosteneva uno statista britannico “banalizzare questioni complesse è una scorciatoia per il paradiso che porta direttamente all’inferno”.
In realtà è quanto fanno i rivoluzionari che sull’altare dei loro interessi (vedi palazzine e torri) stanno sacrificando l’intero polo sportivo. Bocciare il progetto studiato e portato avanti da anni da Municipio e Consiglio comunale equivale a cancellare la lavagna e a far ripartire tutto da zero con i tempi lunghi che la democrazia e la burocrazia richiedono. Al di là delle fanfaluche raccontate in piazza (e non solo purtroppo) non ci sono due progetti contrapposti. In caso di bocciatura del PSE bisognerà ristudiare la pianificazione del quartiere, ripensare al progetto di stadio e al suo inserimento tra parcheggi esistenti e nuove strade (imposte
dal Cantone). Poi ci sarà il finanziamento: chi spinge per abbandonare la collaborazione con i privati e provvedere in proprio deve preliminarmente dire a quali investimenti (180 milioni in tre anni) intende rinunciare nei vari quartieri per sostenere il Polo? E ancora: il Comune è in grado di affrontare e dirigere un cantiere di questa portata o dovrà assumere una dozzina di specialisti? E chi metterà l’ente pubblico al riparo dai fisiologici sorpassi di spesa? Senza dimenticare i contenziosi che si aprirebbero per i contratti e i progetti in essere e le complesse dinamiche legate agli appalti milionari.

Insomma a semplificare a parole sono capaci tutti, poi nella pratica lo stadio non arriverà prima di una decina d’anni (come minimo!), il FC Lugano sarà condannato d’ufficio alla retrocessione, basket e pallavolo continueranno a essere ospitati nelle palestre scolastiche e gli apprendisti stregoni daranno la colpa al Municipio all’odiata Lega dei Ticinesi.  Quindi diciamo sin d’ora un convinto SI all’unico Polo possibile e NO alle cambiali in bianco date in mano a persone che hanno dimostrato con i fatti di non aver a cuore gli interessi della popolazione e men che meno quelli delle migliaia di sportivi grandi e piccini.

Un suggerimento alla Mannoia per finire: cambia il titolo della tua canzone in Quello che i referendisti non dicono.
 
Andrea Sanvido, vice capo gruppo Lega a Lugano

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