Sport, 17 maggio 2021

I derby di basket Anni 70? Sembrano racconti fiabeschi

La sfida dei quarti SAM-Lugano: emozioni e passione ridotte rispetto al passato...

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LUGANO - Per i nostalgici del basket che fu, ricordare i favolosi Anni Settanta e Ottanta del secolo scorso è pura sofferenza perché l’ambiente che ruotava attorno alla palla a spicchi era tutt’altra cosa rispetto a quello attuale soprattutto quando si giocavano i derby. I tempi sono cambiati, vero; allora c`era una maggior disponibilità economica e gli altri sport che andavano (e vanno) per la maggiore, ossia calcio e hockey, vivacchiavano.


Ma il basket, sport giovane, dinamico ed effervescente, seppe entrare nel cuore della gente. A Lugano l`interesse per questa disciplina esplose anche grazie ai mass media, che avevano…“militarizzato” le pagine sportive con le imprese di questa o di quest`altra squadra, con le schiacchiate di Ken Brady, le prodezze di un certo Manuel Raga e le magie sottocanestro di Ron Sanford. Ogni giorno, grazie a due giornalisti indimenticabili quali Luciano Martini e Peo Mazzola, gli appassionati di basket, vecchi e nuovi, avevano notizie fresche. Un`epoca d`oro, che difficilmente si ripeterà. Come detto prima i tempi mutano e oggi il basket viaggia a velocità di crociera. La passione è sempre uguale ma le palestre e l`interesse mediatico è scemato.


Derby o non derby. Proprio in questi giorni si sono disputati i quarti di finale dei playoff e si sono affrontati SAM Massagno-Lugano Tigers, con la vittoria dei primi. Una sfida certamente diversa rispetto al passato e che non cattura gli stessi entusiasmi dei vecchi derby (uno su tutti Federale-Pregassona). E per parlare di quelle sfide stracittadine e per tracciare un paragone con quelle attuali, abbiamo coinvolto Brunello Riccardi e Pietro Arazim,collaboratori da una vita della SAM Massagno rispettivamente dei Lugano Tigers.


BRUNELLO RICCARDI
Da oltre 50 anni Brunello Riccardi segue la SAM Massagno: da allenatore prima, da dirigente e da speaker poi (unitamente a Scaiotti). Commenta pure le partite su streaming.


Parlavamo di un ambiente completamente diverso da quello dei derby di una volta.
Assolutamente sì, anche perché l’attenzione che davano i media per la pallacanestro era notevolmente maggiore e quindi più coinvolgente. La gente di conseguenza ne parlava anche diversi giorni prima delle partite ed arrivava nelle palestre con grande euforia. Oggi tutto questo non si vede più…


Per entrare nelle palestre occorreva sopportare colonne di spettatori, molti dei quali attendevano anche seduti fuori dall`impianto.
Se le raccontiamo oggi sembrano quasi racconti fiabeschi ed invece quella era la realtà del basket prima maniera. Inoltre, sportivamente parlando, a livello di interesse in città non c’erano molte alternative nel panorama sportivo del weekend, oggi abbiamo una miriade di canali TV che propongono di tutto e l’hockey e il calcio in particolare godono di maggiore attenzione anche senza pubblico a causa del Covid.


E c’erano più giocatori “nostrani”. Al fianco di stranieri anche fortissimi.
Ogni società era consapevole che doveva assolutamente valorizzare i giocatori del proprio vivaio ed è per questo che la gente si identificava di più nelle loro squadre.


Due soli stranieri il cui valore era notevolmente superiore.
Certamente. Faccio
un esempio: in Italia i giocatori stranieri non potevano cambiare da un club all’altro , pertanto arrivavano da noi e poi tornavano oltre confine dopo un anno, un escamotage per evitare questi problemi. Altri sono rimasti di più, come Raga, Yelverton, Fultz tanto per citarne alcuni. Giocatori che regalavano un grande spettacolo.


Il livello di gioco era ben altra cosa rispetto ai giorni nostri.
Non me la sento di parlare di queste differenze, perché il basket di 40 anni fa si concepiva con una preparazione meno intensa come numero di allenamenti e la struttura fisica dei giocatori era completamente diversa. Questo vale per tutti gli sport.


PIETRO ARAZIM

Pietro Arazim, da 23 anni speaker ufficiale del Lugano (un’altra mansione esercitata è stata quella di controllore dei biglietti), poi dirigente nel Cassarate. Altro personaggio straordinario per la sua simpatia, la schiettezza e una passione smisurata per la pallacanestro.


Il basket e i derby di una volta sapeva sprigionare tantissime emozioni.
Proprio per questa ragione si può dire che erano altri tempi. Mi ricordo innanzitutto che, per poter seguire il boom del basket, alla Gerra e alla Terzerina si doveva stare in colonna per diverse ore e armarti di pazienza perché spesso si arrivava al tutto esaurito. Oppure si faceva i furbi trovando qualsiasi soluzione per entrare. Nel Luganese era sempre un grande evento quando arrivavano le stracittadine. Era un ambiente indescrivibile. La pallacanestro, occorre ammetterlo, era molto pubblicizzato e quindi anche diversi giorni prima la gente e i tifosi ne parlavano ovunque, per strada o nei bar.


Perché questa passione quasi anomala per il basket?
Semplice, perché Federale, Lugano MN, Viganello e Pregassona annoveravano nelle loro file molti ragazzi del loro vivaio. Oggi – pur se c’è una tendenza a tornare ai ragazzi di casa– in generale è diventato un porto di mare. E poi il basket era più umano, senza archibugi elettronici, per i punti si usavano dei tabelloni con dei cartoni, tutto veniva elaborato appunto manualmente.


Gli stranieri erano contati: pochi ma buoni.
Il regolamento ne prevedeva due per squadra, ma quelli che arrivavano erano tosti e capaci di offrire uno spettacolo incredibile. Raga, Yelverton, Brady, Fultz tutti elementi di grande spessore tecnico.


Oggi mancano i... simboli?
Effettivamente non ne vediamo più molti in circolazione. Nel boom del basket come non ricordare i vari Cedraschi. Seo Dell’Acqua, Dan Stockalper e suo figlio Derek, oppure Nacaroglu nel Pregassona. Giocatori molto rappresentativi, coloro che sapevano alzare la voce nei momenti decisivi.


I derby di oggi hanno registrato buone affluenze ma mai come a quei tempi.
Diciamo che in più di un’occasione per me è stato deprimente arrivare in palestra. Magari l’entusiasmo tornerà quando ci sarà il nuovo palazzetto. Di certo gli anni Settanta soprattutto non li rivedremo più. Spero solo, un giorno, di risentire i cori di incitamento che creano sempre, durante gli incontri, un’atmosfera coinvolgente e molto suggestiva. Il basket ne ha veramente bisogno.

GIANNI MARCHETTI

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