Sport, 09 maggio 2021

Hofmann-Simion al timone: mai titolo fu più meritato

Lo Zugo venerdì sera ha meritatamente ottenuto quel titolo svizzero che mancava da 23 anni. I Tori, favoriti fin dall’inizio della stagione, sono stati la squadra con una marcia in più

ZUGO – Dal 1998 al 2021. Di tempo ne è passato. Sia nel mondo reale (nel 1998 ad esempio non c’erano gli iPhone o gli smartphone in generale, non esisteva la WiFi che nasceva soltanto nel 1999), sia in quello sportivo. Basterebbe rivedere le immagini di quel successo targato Zugo per capire, paragonandole a quelle odierne, quanto sia cambiato tutto. Non solo visivamente, ma anche in modo concreto nel mondo dell’hockey.
 
 
Eppure i Tori hanno dovuto attendere 23 anni per poter tornare a fregiarsi di un titolo nazionale che, è giusto dirlo, è sicuramente uno dei più meritati di questo quasi un quarto di secolo. Sì perché lo Zugo ha divorato ogni avversario già durante la regular season, facendo segnare il nuovo record di punti (119), sia nei playoff dove ha perso praticamente soltanto 3 volte: 2 col Berna nei quarti di finale e 1 col Rapperswil in semifinale. Nell’atto conclusivo, seppur opposto a un Ginevra davvero tosto e giunto meritatamente a contendere a Kovar e compagni lo scettro, gli svizzeri centrali hanno giocato come fa il gatto col topo, lavorando ai fianchi delle Aquile, togliendo loro il respiro, girovagando – sempre con logica e dedizione di causa – per la pista, fino a concedere un po’ di spazio a Winnik e compagni per poi punirli nelle ripartenze (come in occasione del 2-1 decisivo di Hofmann in gara-3) o nei powerplay (provate a chiedere a Simion).
 
 
Questo successo però non è certamente effimero,
ma programmato e strutturato. Sono anni che dalle parti della Bossard Arena stanno lavorando alacremente per costruire un impianto societario e sportivo da top in assoluto, aggiungendo un tassello per volta, fino a costruire un puzzle perfetto in tutti i reparti (come si può definire sennò una squadra che può contare su Genoni, su Diaz, su Hofmann, su Kovar, su Klingberg, su Adbelkader?).
 
 
Lo stesso ex numero 15 del Lugano ci aveva aperto gli occhi nel 2019 quando decise di salutare il Ceresio per spostarsi a Zugo. Il campo di allenamento, le strutture, le idee visionarie dei Tori lo avevano attirato, lo avevano allontanato dalla Cornèr Arena e, ora possiamo dirlo chiaramente: come dargli torto?
 
 
Gregory ancora una volta è andato e ha vinto, così come gli era successo a Davos. Ancora una volta trovando spazio in una squadra perfetta, che si muove all’unisono e che non ha paura di basarsi non solo su uomini di assoluta leadership come Kovar, ma anche su giovani spavaldi e in piena maturazione come Dario Simion. Non è certo un caso che il ticinese sia riuscito a mettere a segno 9 (!) reti nei playoff!
 
 
Lo Zugo ora saluterà Diaz (che andrà a Friborgo, dopo aver alzato da capitano, nella sua città, il titolo svizzero), ma siamo sicuri che i Tori continueranno a essere la versa squadra da battere. Quella squadra capace di ottenere quel successo che soltanto il covid gli aveva tolto l’anno scorso.

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