Ticino, 05 maggio 2021

Ritira il secondo pilastro, il Cantone le chiede di restituire 8 anni di assistenza

Dopo aver lavorato per lungo tempo nel settore bancario, una decina di anni fa era finita in assistenza e da allora non era più riuscita a uscirne.

Per la donna, sola e senza figli, è stato un brutto periodo. Ha dovuto limitare le spese allo stretto necessario, se non meno. Finalmente nel 2018 le è sembrato di vedere la luce, quando le è stato versato anticipatamente il capitale del secondo pilastro.

Quasi 140’000 franchi che la 63enne sperava di poter utilizzare per le spese extra, come per esempio un nuovo materasso o un computer.

Ma l’illusione è stata di breve durata, visto che l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI), venuto a conoscenza del ritiro del secondo pilastro, ha immediatamente chiesto alla signora la restituzione delle prestazioni assistenziali ricevute nei precedenti otto anni. Circa 110'000 franchi, che avrebbero così in gran parte prosciugato il capitale appena versato alla donna.
“L’unica certezza che mi era rimasta per la vecchiaia è svanita – scrive la donna nel suo ricorso -, mi sono sentita crollare il mondo addosso”.

La donna, sempre nel ricorso, spiega
di essere sempre stata convinta che avrebbe potuto attingere da quel capitale al momento del suo prepensionamento, che tra l’altro le è stato imposto dall’USSI vista la sua dipendenza dall’assistenza. Nessuno le aveva mai chiesto se avesse dei capitali di libero passaggio LPP né era mai stata resa attenta sull’obbligo di restituzione delle prestazioni assistenziali in caso di un loro ritiro.

Ma nonostante la 63enne sia riuscita a dimostrare la sua precaria situazione economica, i giudici del Tribunale cantonale delle assicurazioni sono stati inflessibili. Con sentenza pubblicata oggi hanno respinto il ricorso della donna, confermando l’obbligo di restituzione delle prestazioni assistenziali percepite negli otto anni precedenti.

Le è stato unicamente consentito di tenere un importo di 25'000 franchi, come prevede la legge e come nel frattempo riconosciuto pure dall'USSI. Un importo, tra l’altro, già in buona parte speso. Per il futuro la donna dovrà quindi affidarsi unicamente alla sua modesta rendita AVS e alle prestazioni complementari. Versate da quello stesso Stato che ora si è appropriato del suo secondo pilastro.


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