Sport, 27 aprile 2021

1988, l’unica volta della nazionale Orange

Raccontiamo la storia della rassegna continentale dalla prima edizione in po

Finalmente! L’Olanda, che aveva sfiorato la conquista dei Mondiali in Germania e in Argentina (1974 e 1978), alza al cielo il suo primo e sinora unico trofeo internazionale. È una sorta di risarcimento morale: il calcio orange viene premiato in terra tedesca, dove vengono organizzati gli Europei del 1988. Proprio quattordici anni prima, Cruyff e soci avevano perso la finalissima iridata contro i padroni di casa. Una bella rivincita. E alla testa dei tulipani è tornato Rinus Michels, l’artefice e l’architetto del calcio totale che aveva entusiasmato il mondo calcistico negli Anni Settanta. Invecchiato ma sempre tenace e coraggioso nelle sue scelte.


La squadra non ha certo il talento dell’Olanda più famosa di tutti i tempi, ma esibisce un gioco coinvolgente ed efficace sfruttando le geometrie di Rijkaard, libero con licenza di spostarsi in avanti, la potenza di Gullit e soprattutto la “poesia” pedatoria di Marco Van Basten, uno degli attaccanti più forti della storia.


Ma tant’è: alla fase eliminatoria partecipano 32 squadre e nella stessa si registrano due sorprese: l’esclusione della Francia campione in carica e quella del Belgio, brillante protagonista ai mondiali messicani due anni prima. Oltre all’Olanda passano il turno l’Italia, che elimina la Svizzera, la Spagna, l’Unione Sovietica, cliente fisso delle fasi finali, l’Eire, alla sua prima partecipazione, l’Inghilterra (che a livello di club è stata pesantemente sanzionata dopo i fatti dell’Heysel) e la Danimarca. La Germania è ammessa di diritto.


Secondo gli osservatori, la nazionale azzurra è la favorita del torneo. Azeglio Vicini ha ereditato la squadra da Enzo Bearzot ed ha promosso molti Under 21 che aveva diretto qualche anno prima. Talento, freschezza ma anche inesperienza. Occhio anche agli olandesi, che hanno appena vinto con il PSV Eindhoven la Coppa dei Campioni, e in particolare a Marco Van Basten e Ruud Gullit che hanno portato il Milan alla conquista dello scudetto. La Germania è l’alternativa più accreditata.


Gli orange non scherzano e nel girone di qualificazione mettono sotto senza troppe storie l’Inghilterra. Van Basten è straripante: segna tre gol e manda un avviso a tutti. Gli inglesi sono la principale delusione di questa fase: concludono senza punti il
loro gruppo ma soprattutto incassano una clamorosa sconfitta contro l’Eire. Una sconfitta che ha significati anche politici. A Dublino e a Belfast, nella parte cattolica, si festeggia per tutta la notte.


Insieme agli olandesi passa anche l’Unione Sovietica, pragmatica ed assai incisiva. Il muro di Berlino cadrà un anno dopo e questa è una delle ultime apparizioni dell’URSS in campo internazionale. L’Italia e la Germania sono le altre due semifinaliste, come del resto preventivato. Spagna e Danimarca non riescono a creare la sorpresa.


Nella prima semifinale, gli azzurri subiscono la personalità e il cinismo dei sovietici e pagano, pure, una certa inesperienza, visto che il gruppo è piuttosto giovane. Il pressing e la tenacia degli uomini di Lobanowsky ha decisamente la meglio e l’Italia nel giro di due minuti incassa due reti (Lytovchenko e Protasov) salutando così la rassegna continentale. Per i suoi tantissimi tifosi - fra i quali molti emigrati - presenti allo stadio di Stoccarda la delusione è grande.


Così come per i supporter tedeschi che nell’altra sfida vedono capitolare la Germania sotto i colpi di un’Olanda che si affida a Van Basten, bravissimo a segnare la rete decisiva a due minuti dal termine. Dopo aver dominato il primo tempo, la squadra di Beckenbauer cala alla distanza e lascia agli orange il posto in finale. Si rifarà due anni trionfando ai Mondiali italiani.


E così il 25 giugno a Monaco va in scena la finalissima. In campo Olanda e URSS, che si erano già affrontate nella fase a gironi. In quella circostanza si era imposti i sovietici (1-0). Un precedente che inquieta un po’ gli olandesi, anche se dalle prime battute di gioco si capisce che il vento è cambiato. Con una prestazione d’alto profilo calcistico, la squadra di Michels vince 2-0, grazie alle reti di Gullit nel primo tempo e di Marco Van Basten in avvio di ripresa. La sua è una rete storica, con un tiro al volo da posizione defilata.


'Serve molta fortuna con un tiro del genere. Meglio così, ogni tanto serve” dirà poi il centravanti ai giornalisti. Olanda campione, con pieno merito. Ma quello resta, per ora, il suo unico trofeo internazionale. A quando il prossimo?


JACK PRAN

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