Ticino, 11 marzo 2021

La Seco prevede una ripresa celere

Previsione congiunturale del gruppo di esperti della Confederazione – marzo 2021. Il gruppo di esperti conferma sostanzialmente la propria valutazione precedente. È probabile che il PIL diminuisca nell'attuale primo trimestre, ma in seguito l'allentamento delle misure anti-COVID dovrebbe comportare una rapida ripresa. L'incertezza rimane eccezionalmente alta.
 

Dalla fine del 2020 l'inasprimento delle misure per contrastare il virus ha pesato molto sui settori dell'economia. Alcuni comparti del terziario hanno registrato un crollo delle attività. Il gruppo di esperti prevede pertanto, per il 1° trimestre in corso, un forte calo del PIL della Svizzera. Finora, tuttavia, nulla lascia presagire un tracollo di entità analoga a quello della prima ondata dello scorso anno.
 

Sviluppi epidemiologici permettendo, e se sarà possibile allentare le misure anti-COVID secondo le fasi previste, l'economia nazionale dovrebbe riprendersi molto rapidamente. I consumatori ritroveranno allora diverse possibilità di spendere, poco praticabili nei mesi invernali, e ciò rilancerà le vendite nei settori interessati. In parallelo, l'aumento della domanda mondiale dovrebbe sostenere il ramo dell'export. L'utilizzo delle capacità produttive lieviterà di conseguenza, con ricadute positive sulle attività di investimento in Svizzera. Nel complesso, il gruppo di esperti si aspetta per l'intero 2021 una crescita del PIL del 3,0 % al netto degli eventi sportivi (previsione invariata). L'economia svizzera crescerebbe cioè a un tasso superiore alla media storica, superando il livello del PIL pre-crisi verso la fine del 2021. La disoccupazione dovrebbe diminuire gradualmente e attestarsi a una media annua del 3,3 % nel 2021 (previsione invariata).
 

Questo scenario presuppone la sostanziale attuazione, a partire dai mesi primaverili del 2021, delle misure di allentamento, senza che sia necessario inasprire le misure a forte impatto sull'economia.
 

Stando così le cose, la successiva ripresa congiunturale dovrebbe anche guadagnare in ampiezza. Persino i settori economici parecchio esposti, come il turismo internazionale,

dovrebbero uscire progressivamente dalla crisi attuale. Per il 2022 il gruppo di esperti prevede pertanto una crescita del PIL del 3,3 % superiore alla media, al netto degli eventi sportivi. Rispetto alle stime del dicembre scorso (3,1 %) il contesto internazionale appare un po' più favorevole e ciò non può che giovare alle esportazioni svizzere. Sulla scia della ripresa economica, l'occupazione dovrebbe chiaramente aumentare, mentre la disoccupazione scenderebbe a una media annua del 3,0 % (previsione invariata).
 

Rischi congiunturali
 

Le maggiori incertezze sono legate alla pandemia di coronavirus, alle possibili reazioni degli attori economici e del mondo politico e agli effetti economici di secondo impatto.

Infatti, se nei prossimi mesi la Svizzera e i principali partner commerciali adottassero severe misure di contenimento, ad esempio a causa dei ritardi nei programmi di vaccinazione anti-COVID, la ripresa partirebbe molto a rilento.
 

Non si può neppure escludere che la pandemia inciderà sull'andamento economico fino al 2022, per esempio con la diffusione delle varianti del coronavirus che riducono l'efficacia dei vaccini esistenti. Potrebbero inoltre verificarsi effetti economici di secondo impatto, più forti di quanto ipotizzato dal gruppo di esperti, come massicci tagli dei posti di lavoro o insolvibilità delle aziende. Anche i rischi connessi all'indebitamento degli Stati e delle imprese si intensificherebbero.
 

La situazione del coronavirus a livello internazionale potrebbe però svilupparsi più favorevolmente del previsto, soprattutto grazie all'accelerazione dei programmi di vaccinazione. A questa condizione la ripresa nel 2021 potrebbe superare le aspettative del gruppo di esperti, sorretta in particolare da spiccati effetti di recupero nel consumo privato.
 

Oltre a ciò, il conflitto commerciale internazionale pone dei rischi per la congiuntura mondiale; nelle relazioni tra la Svizzera e l'UE si osserva una certa titubanza sull'accordo istituzionale; infine, in Svizzera permane il rischio di forti correttivi nel settore immobiliare.

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