Ticino, 21 dicembre 2020

Sempre più ticinesi in fuga dal Ticino: grazie, triciclo!

I giovani partono perché non c’è lavoro, gli anziani se ne vanno per non farsi depredare

Ma nooo! Ma chi l’avrebbe mai detto! Incredibilmente ci si accorge che dal 2016 questo sfigatissimo Cantone è in calo demografico, ossia perde abitanti per strada. Ad esempio, nel solo anno 2019, la popolazione tra i 20 ed i 39 anni è calata di quasi mille unità. I giovani partono per studiare e non rientrano più.

Partono i giovani ma partono anche gli anziani, che vanno a godersi la pensione in lidi più assolati, dove la vita costa meno.

Al tema del calo demografico ha dedicato un approfondimento l’ex direttore dell’Ufficio cantonale di statistica Elio Venturelli, pubblicato sull’ultimo numero di Azione.

Maggioranza non svizzera

Tuttavia, in nessun modo si può parlare di calo dell’immigrazione. Infatti, l’invasione da sud prosegue. Il numero dei frontalieri continua ad aumentare. Come ben sappiamo, polverizza un record dietro l’altro. Idem dicasi per i padroncini. E questo malgrado i posti di lavoro, a causa della crisi economica da stramaledetto virus cinese – anche se la definizione corretta sarebbe: crisi economica da lockdown – diminuiscono.

Da tempo la maggioranza dei lavoratori attivi in Ticino non è svizzera. E la quota di svizzeri si assottiglia sempre più.

Perché dovrebbero?

L’immigrazione non cala, visto che il frontalierato è sicuramente una forma d’immigrazione. Cala semmai il numero degli italiani che si trasferiscono in Ticino. D’altronde, perché dovrebbero farlo? Molto più comodo stabilirsi in un comune della fascia di confine della Penisola e da lì  fare i frontalieri. Quegli italiani che per “coerenza professionale” si sono trasferiti in Ticino, se ne sono pentiti. Comprensibilmente, se si pensa ai costi supplementari di cui si devono fare carico (a partire dagli esorbitanti premi di cassa malati).

Ci rapinano pure

Grazie alla devastante libera circolazione delle persone voluta dalla partitocrazia, il mercato del lavoro ticinese è da tempo a ramengo. Il nostro tasso di disoccupazione ILO (che è poi l’indicatore utilizzato internazionalmente) è – o almeno era, prima della pandemia – più elevato di quello della Lombardia. Disoccupazione sempre più su, salari sempre più italiani mentre i costi della vita sono l’unica cosa che resta svizzerissima.

Non ancora contenta, la partitocrazia vuole rapinare i cittadini con una pletora di ecotasse ed ecobalzelli che graveranno sulle economie domestiche per migliaia di franchi all’anno. Per il ceto medio e basso, una mazzata fatale. Ma intanto i $inistrati ro$$overdi, primi fautori della rapina nel nome dell’isterismo
climatico, pensano di far fessa la gente starnazzando sugli aumenti di cassa malati. Aumenti che, se paragonati agli ecobalzelli, sono briciole.

Balzo indietro nel tempo

Poi ci si chiede come mai il Ticino torna ad essere un Cantone di emigrazione come ai tempi dei nostri avi che partivano per l’Argentina?

Poi ci si chiede come mai si fanno sempre meno figli? Ovvio che chi vive nel terrore di venire licenziato da un giorno all’altro e sostituito da un frontaliere pagato la metà, non si sente molto stimolato a fondare una famiglia, in assenza di qualsiasi garanzia per il futuro. A maggior ragione in periodo di crisi economica.

Discorso analogo vale per gli anziani. Perché rimanere qui a tirare la cinghia e a farsi depredare dalla partitocrazia tassaiola quando si può andare fare la bella vita in qualche paese assolato?
Torniamo all’esempio degli ecobalzelli voluti dal triciclo. Essi colpiranno in modo pesantissimo i proprietari di una casetta: a partire dal 2023 – che è dietro l’angolo! – non potranno più sostituire il riscaldamento a nafta ma per ordine della casta dovranno cambiare tecnologia spendendo cifre enormi. I proprietari di una casetta sono spesso anziani.

Frontalieri svizzeri

C’è anche un altro fenomeno che andrebbe quantificato: quello dei frontalieri svizzeri. Vale a dire quei ticinesi che scelgono di trasferirsi appena al di là della ramina e di continuare a lavorare in Ticino.  Il fenomeno, assai diffuso in Romandia, sta prendendo piede anche da noi. E non c’è di sicuro bisogno di chiedersi il perché. Ormai siamo giunti al punto che abitare in Ticino per chi cerca lavoro è un handicap. Il mondo che gira al contrario. E sappiamo chi ringraziare.

Sempre meno da offrire

I giovani emigrano per potersi costruire un futuro: il nostro mercato del lavoro, colonizzato da permessi G, ha sempre meno da offrire.  Le coppie, confinate nella precarietà, non fanno figli. Gli anziani se ne vanno per non farsi rapinare del frutto delle fatiche di una vita. Poi ci si chiede come mai il Ticino è in calo demografico?

E nel frattempo, tanto per non farsi mancare niente, si continua a cementificare e dopo ci si meraviglia per l’aumento degli appartamenti sfitti?

Ringraziamo la casta spalancatrice di frontiere che ha trasformato questo sfigatissimo Cantone in una provincia italiana con costi della vita svizzeri e, non ancora contenta, pretende di rapinare la gente con sempre nuove tasse e balzelli, anche in tempo di crisi nera! Magari venendoci a dire che noi siamo “ricchi” e quindi possiamo pagare!

Lorenzo Quadri / MDD

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