Sport, 26 ottobre 2020

Alex Martino è maturato: ora prova a spiccare il volo

Il playmaker ticinese potrebbe essere la rivelazione in casa SAM

MASSAGNO - Qualche tempo fa avevamo intervistato Alexander (Alex) Martino. Allora il ragazzo doveva ancora sbocciare, anche se aveva già dimostrato in qualche frangente delle grandi qualità. Ora lo ritroviamo cresciuto sotto tutti i punti di vista. Sportivamente poi ha fatto passi da gigante, tanto da essere promosso titolare della SAM Massagno. Coach Gubitosa è stato chiaro: da lui quest’anno vuole un apporto molto importante al fianco di grossi calibri come Dusan e Marko Mladjan, Richardson, Notage e Chukwu. Martino è nel frattempo diventato uno dei giocatori più osservati e chiacchierati in Svizzera. In passato ha pure fatto qualche fugace apparizione nella nazionale maggiore, ora che nella prima squadra massagnese avrà molti minuti a disposizione, il tecnico della rappresentativa rossocrociata Barilari ne terrà sicuramente conto per i prossimi impegni continentali. Nei giorni scorsi il Mattino della Domenica lo ha incontrato per tracciare il punto della situazione: conoscere le sue sensazioni ed i suoi obiettivi futuri.

Lei è cresciuto cestisticamente nella SAM, ma chi l’ha spinta veramente ad avvicinarsi al basket? 
Avevo 7 anni quando ho toccato la mia prima palla a spicchi. A chiedermi di avvicinarmi a questo club è stato Fabrizio Bruschetti - figlio dell’ex presidente Luigi Bruschetti – un mio grande amico fin d’infanzia. Lui aveva iniziato a giocare a basket a 5 anni e vedendolo in azione mi sono subito avvicinato a questo sport. Fabrizio mi ha chiesto espressamente di raggiungerlo nella SAM e da quel momento ho lentamente scalato tutte le categorie. 

In campo lei ha dimostrato tanta personalità, a tal punto che, pur giocando nella Under 19 (che disputava il campionato cantonale) e nella Under 23 (Prima Lega), più volte è stato chiamato da Gubitosa nella prima squadra. 
Il nostro tecnico voleva farmi pian piano conoscere il livello del massimo campionato. Era importante che capissi certe dinamiche per ambientarmi. Dusic, Iannitti e Bracelli nella U19 e appunto nella I23 hanno lavorato molto bene su di me e questo mi ha facilitato il compito. L’infortunio di Marco Magnani tre anni fa mi ha poi permesso di esordire e dimostrare di poter dare il mio contributo. La scorsa stagione ho aumentato il mio minutaggio e ora sono pronto al grande salto.

Martino ricopre un ruolo strategicamente fondamentale come quello del regista e tutti si aspettano molto da lui. 
Mi rendo perfettamente conto della situazione, del resto ho sempre lavorato per arrivare fino a questo punto. Ora che sono qui cercherò di sfruttare questa opportunità. Sono psicologicamente pronto e consapevole dei miei mezzi. So che tutti gli
occhi saranno spesso puntati su di me, ma questo non mi fa paura, anzi, mi stimola molto, anche perché la squadra mi assiste in tutto e per tutto. 

Per poter interagire con i compagni occorre anche e soprattutto avere una forte personalità. 
Anche in questo senso credo di aver compiuto dei passi importanti. Il play deve capire al volo come e quando può smistare la palla ai suoi compagni. Di conseguenza è importante conoscere le loro principali caratteristiche tecnico- tattiche per assisterli al meglio. Come ho detto prima, la squadra è molto unita, i compagni hanno capito che da me possono avere un contributo fondamentale e per questo hanno fiducia, anche nei momenti più difficili delle partite. 

Dal punto di vista puramente tecnico lei è parecchio migliorato negli ultimi tempi. 
Innanzitutto per poter lavorare concretamente occorre un salto di qualità sul piano mentale. Riesco a percepire velocemente come il gioco deve essere sviluppato e quali sono i miei limiti. Ho 22 anni e tempo per tergiversare non ce n’è più, quindi ora devo dare semplicemente il meglio di me stesso. 

Dove invece deve ancora correggersi?
In tante cose, nella vita non si è mai finito di imparare. Occorre essere umili e riconoscere le proprie debolezze. Fatto questo è più facile lavorare durante la settimana. Ad esempio il controllo della palla., il tiro dai 3 punti, oltre ad altri aspetti.

Gubitosa che tipo di allenatore è?
Un tecnico sicuramente preparato. Per lui è molto importante avere un buon dialogo con tutti i giocatori. Sul piano tecnico conosce il fatto suo e quando deve alzare la voce, ve l’assicuro, lo si sente anche fuori dalla palestra. Dopo aver fatto cose notevoli la scorsa stagione, chiusa però amaramente a causa del coronavirus (e quando la SAM era vicina alla finale di Coppa Svizzera), quest’anno siete attesi al varco. Gli addetti ai lavori indicano Massagno come uno fra i pretendenti alla conquista del titolo. Sappiamo di essere forti, ma dobbiamo dimostrarlo sul campo. Sentiamo un po’di pressione, però siamo pronti a giocarcela alla pari con le avversarie più agguerrite.

Parliamo della nazionale. Il fatto di poter giocare diversi minuti le dovrebbe facilitare il rientro nella massima rappresentativa. 
Ogni tanto ci penso, ma senza farmene un’ossessione. È chiaro che lavorerò al massimo per conquistarmi un posto nella selezione, devo meritarmelo con i fatti.

Tra qualche tempo, magari, compiuto il definitivo salto qualità, potrebbe anche diventare uomomercato.
Per ora non ci penso perché il mio compito è quello di permettere alla SAM di ottenere i migliori risultati. Non è però detto che un giorno possa anche lasciare questo club che mi ha dato tanto ma che al quale ho pure dato tanto. 

Una parte importante della sua vita l’ha avuta anche la sua famiglia.
Assolutamente. mamma Fanny, papà Rino e mia sorella Stefania non hanno mai mancato di sostenermi nei momenti cardini della mia carriera.

Favoriti?
Le solite, il Friborgo, il Neuchâtel – che dispone di giovani svizzeri interessanti - ed il Ginevra. Ma non dobbiamo sottovalutare anche il Lugano che ha formato un complesso più competitivo rispetto alla scorsa stagione. Con i bianconeri prevedo dei derby combattuti. 

Per chiudere: questo è un momento difficile. Vedi pandemia. 
Sportivamente è stato difficile assorbire lo stop forzato di tutte le attività in ambito nazionale. Tuttavia, lontano dal campo, ho potuto riflettere su vari aspetti della vita. Vedere i disastri che il Covid 19 ha creato in tutto il mondo, la sofferenza della gente fa davvero rabbrividire. Spero un giorno che questo incubo finisca.
G.M.
 
 

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