Svizzera, 24 agosto 2020

A Neuchâtel esplode la criminalità d'importazione e i cittadini si organizzano in "gruppi di autodifesa"

Come altrove in Svizzera, la città di Neuchâtel sta subendo una recrudescenza della criminalità di strada, al punto che diversi cittadini si sono organizzati per prendere in mano la situazione, sensibilizzando le autorità con manifesti o avvertendo e minacciando i sospetti criminali sulle possibili conseguenze se continuassero con la loro attività. Come riporta il portale Arcinfo.ch, le cifre relative alla microcriminalità sono particolarmente preoccupanti nella città romanda.

"Siamo orgogliosi, organizzati e arrabbiati. Siamo orgogliosi, organizzati e arrabbiati. Abbiamo la capacità di essere pericolosi per chi disturba la pace sociale a tal punto", si legge nei manifesti sono stati affissi per le strade. Secondo i media romandi, la polizia di Neuchâtel ha già arrestato circa 20 persone negli ultimi due fine settimana.

Un giornalista del portale “20 minutes” ha incontrato due di questi “vigilantes”, che sono stati disponibili a raccontare i motivi per cui si sono organizzati contro la criminalità. "L'insicurezza che stiamo vivendo oggi a Neuchâtel è inaccettabile. Non possiamo tollerare che i nostri genitori abbiano paura di essere aggrediti quando vanno a fare la spesa, che gli anziani vengano derubati e maltrattati, che i bambini in età scolastica vengano maltrattati", dice uno di loro.

L'altro invece racconta una sua esperienza con un gruppo di questi criminali. "Ci hanno minacciato con dei taglierini ma hanno finito per fuggire", racconta, "non conoscono legge e derubano i cittadini onesti". Non glielo lasceremo fare di nuovo"
si difende. Secondo lui, nelle ultime due settimane, ci sono stati almeno cinque attriti tra "giovani arrabbiati" come lui e dei presunti criminali.

In seguito racconta in che modo lui e il suo gruppo, che definisce di “autodifesa”, "due settimane fa abbiamo seguito alcuni gruppi di magrebini. Per strada, avevano l'aspetto di un cacciatore in cerca della sua preda. Abbiamo dato loro un primo avvertimento che li avevamo individuati e che dovevano fermarsi". Di fronte al rifiuto dei presunti criminali di andarsene i giovani di Neuchâtel sono passati alle vie di fatto: "Abbiamo dato loro qualche schiaffo ma non hanno fatto storie e hanno obbedito. Era verso Piazza Pury".

Il gruppo di “autodifesa” di cui fanno parte i due giovani sarebbe piuttosto eterogeneo: "Tra di noi ci sono svizzeri e stranieri, persone di destra e di sinistra. Ci sono tutti i tipi di sensibilità. È l'amore della nostra città che ci unisce". I due dicono di non essere a favore della giustizia fai-da-te, ma credono che "quando la famiglia, gli amici e i concittadini sono minacciati, dobbiamo reagire". Visto che i politici che dovrebbero muoversi non lo fanno, facciamolo. Abbiamo il sostegno pubblico".

Chi invece, comprensibilmente, non condivide l'iniziativa di questo gruppo di cittadini è la polizia, la quale, tramite il portavoce della gendarmeria Georges-André Lozouet, ritiene che questo metodo “è la porta aperta alla violenza e all'ingiustizia" e fa sapere che la polizia neocastellana ha già arrestato diversi di questi "vigilantes".

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